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Arresto cardiaco: l’importanza di intervenire tempestivamente

Ogni anno, in Europa, sono 400.000 le persone che vengono colpite da arresto cardiaco al di fuori degli ospedali, delle quali ben 60.000 si trovano in Italia. È interessante però notare che nel 70% dei casi in cui si verifica un arresto cardiaco, all’avvenimento assiste qualcuno che può iniziare una rianimazione cardiopolmonare.

Se questa persona viene messa in condizioni di poter intervenire, le possibilità di salvare la vita al paziente aumentano di moltissimo, anche del doppio o addirittura del triplo. Nonostante questo la rianimazione cardiopolmonare in Europa viene iniziata prima dell’arrivo dell’ambulanza solo nel 58% dei casi e in Italia addirittura nel 33% dei casi.

Per far fronte a questo problema così importante e che ha un così grosso peso sui decessi del nostro paese, la legge 116/2021 ha introdotto l’obbligo di presenza di un defibrillatore in moltissimi luoghi di lavoro e mezzi di trasporto, andando così ad ampliare il decreto Balduzzi che già nel 2017 introduceva quest’obbligo nei centri sportivi e ovunque si praticasse sport, dilettantistico o agonistico.

Avere a disposizione un defibrillatore semiautomatico come quelli Mindray nel momento del bisogno può dunque fare davvero la differenza tra la vita e la morte. Ma come fare a riconoscere un attacco cardiaco? Cosa fare al momento dell’attacco, come agire tempestivamente per salvare la vita di una persona? Sono cose che è importante conoscere prima di poter utilizzare un defibrillatore, dunque le approfondiremo qui di seguito.

Cos’è l’arresto cardiaco e come fare a riconoscerlo in tempo

L’arresto cardiaco è un evento particolarmente nefasto che si manifesta quando il cuore non è più in grado di far circolare il sangue in modo corretto e quindi di ossigenare correttamente i tessuti del nostro corpo. Una persona colta improvvisamente da arresto cardiaco si riconosce in quanto perde conoscenza e non è possibile risvegliarla scuotendola o chiamandola, smette di respirare in modo normale e di fare movimenti.

Non bisogna però confondere l’arresto cardiaco con l’infarto. Infatti di solito è un infarto che causa l’arresto cardiaco, ma non sempre. Quando riconosciuto, l’infarto va trattato appositamente in ospedale, mentre l’arresto cardiaco richiede l’intervento immediato di chiunque si trovi nelle vicinanze del soggetto colpito e sia in grado di intervenire.

Cosa fare in caso di arresto cardiaco

Una volta riconosciuto l’arresto cardiaco bisogna agire in fretta. La prima cosa da fare è sicuramente chiamare i soccorsi, tramite 118 o 112. Dopodiché bisogna procurarsi il defibrillatore semiautomatico, mandando magari un testimone a recuperare il più vicino e cominciare la rianimazione cardiopolmonare.

Nell’attesa dell’arrivo del defibrillatore o in caso questo non sia presente si deve infatti subito agire con le manovre di rianimazione cardiopolmonare manuali. I passaggi sono piuttosto semplici, ma bisogna sapere bene cosa fare:

  • Si sovrappongono le mani al centro del torace;
  • Con le braccia perfettamente distese si comprime il torace senza interruzioni due volte al secondo. Attenzione perché in questa fase di compressione potrebbe verificarsi una frattura dello sterno o delle costole.
  • Il torace deve risalire completamente dopo ogni compressione.
  • Ogni trenta compressioni si procede con la respirazione bocca a bocca.

Nel momento in cui arriva il defibrillatore bisogna immediatamente lasciare il posto a questo apparecchio nella rianimazione. Un defibrillatore semiautomatico classico non è difficile da utilizzare, tanto più che quelli di ultima generazione sono anche dotati di una voce guida che dice al soccorritore cosa fare, o comunque hanno delle istruzioni molto facili e intuitive da comprendere.

Un normale DAE è dotato di un corpo centrale che è il vero e proprio cuore del macchinario. Questo permette non soltanto di fornire la scarica elettrica necessaria alla rianimazione, ma anche di riconoscere l’aritmia del soggetto e quindi regolare la modalità e il tipo di scarica in risposta ad essa.

Ci sono poi gli elettrodi, che vanno posizionati sul torace del paziente e che conducono la scarica elettrica al cuore. In questo scopo sono aiutati da uno speciale gel adesivo che non soltanto ne permette l’attacco al corpo ma conduce anche l’energia elettrica.

I defibrillatori semiautomatici sono così definiti in quanto il soccorritore ha un ruolo minimo nell’atto della rianimazione. Deve infatti soltanto posizionare l’apparecchio e poi sarà lo stesso defibrillatore a indicare quando premere il pulsante per la scarica.

Come prevenire l’arresto cardiaco

Se essere preparati all’azione e la presenza di un defibrillatore aiutano a risolvere un attacco cardiaco e a diminuirne la gravità, ci sono molte cose che possono essere cambiate nella vita di tutti i giorni per prevenire a monte un’evenienza simile:

  • Condurre uno stile di vita sano. Questo vuol dire sostanzialmente due cose: seguire una dieta equilibrata e ricca di frutta, verdura e omega 3, come ad esempio la dieta mediterranea o la dieta chetogenica e fare attività fisica regolarmente, secondo le proprie possibilità e senza esagerare.
  • Smettere di fumare, in quanto il fumo è uno dei maggiori fattori predisponenti non soltanto all’attacco cardiaco ma anche a molte altre patologie gravi.
  • Ridurre lo stress e cercare, quando possibile, di staccare dai ritmi frenetici di ogni giorno e rilassarsi dedicando del tempo a se stessi.