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Collasso cardiaco (shock cardiocircolatorio): sintomi, cause e terapie

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Il collasso cardiocircolatorio, definito in gergo medico anche come shock cardiocircolatorio, è una sindrome clinica che scaturisce da una perfusione non adeguata dei tessuti corporei.

Si tratta di uno stato provocato dalla riduzione del flusso sanguigno nei vari distretti dell’organismo, che conseguentemente provoca una riduzione dell’approvvigionamento dell’ossigeno (O2).

Quest’ultimo, come vedremo, è infatti vitale per il buon funzionamento delle cellule e, in caso di limitato apporto o totale carenza, può comportare l’insorgenza di vari danni cellulari.

Vediamo nei particolari cos’è il collasso cardiocircolatorio e perché si verifica.

L’importanza dell’ossigeno e l’aggravamento della sofferenza cellulare nei soggetti con shock cardiocircolatorio

Lo shock cardiocircolatorio, attivato in primis da una riduzione dei livelli di flusso sanguigno, provoca nel corpo una serie di conseguenze a catena: una sorta di circolo vizioso che per l’individuo può divenire fatale.

La diminuita disponibilità di ossigeno nell’organismo, provocata dalla riduzione del flusso sanguigno nei vari distretti corporei, è infatti ulteriormente aggravata dalla sofferenza delle cellule che scatenano nel corpo una risposta infiammatoria spesso importante.

L’instaurarsi di questo circolo vizioso può provocare lesioni a diversi organi, e persino il decesso del paziente.

La perfusione tissutale, ovvero la quantità di sangue circolante nell’organismo pieno di ossigeno, è collegato alla pressione arteriosa: se quest’ultima è bassa anche la pressione di perfusione lo sarà.

Quando si parla di “shock” ci si riferisce proprio allo sfasamento di questo sistema: una persona è in stato di shock cardiocircolatorio quando la pressione arteriosa media si abbassa al di sotto del valore dei 60 mmHg, in pazienti prima normotesi.

Questo stato di shock può avere diverse cause, ma in base a ciò che l’ha indotto è possibile fare le seguenti distinzioni:

  • shock cardiogeno intrinseco
  • shock cardiogeno estrinseco
  • shock ipovolemico
  • shock distributivo

Queste forme, tuttavia, possono anche essere presenti contemporaneamente in un unico paziente.

Essendo questo stato clinico molto grave, e potendo condurre il soggetto alla morte, è necessario riconoscere il problema il prima possibile per ristabilire il volume sanguigno e, di conseguenza, impedire lo sviluppo di quel fastidioso circolo vizioso che aumenta il rischio di complicazioni.

Ma quali sono le cause principali di questo pericoloso stato clinico? E quali sono i sintomi?

Le cause 

Al di là delle possibili classificazioni effettuabili quando si parla di shock cardiocircolatorio, tutte le forme manifestabili hanno delle cause in comune, individuarle è importante anche al fine di intervenire tempestivamente ed evitare complicazioni e, nei casi più gravi, il decesso.

Tra le cause correlate al collasso cardiocircolatorio troviamo innanzitutto l’ipotensione, ovvero lo stato di abbassamento anomalo e importante della pressione del sangue.

Come conseguenza dell’alterazione delle normali funzioni dell’organismo si verifica l’ipoperfusione, ovvero la riduzione dei livelli del sangue ai tessuti e agli organi del corpo, nonché dell’O2 nel sangue (c.d ipossia).

Questi meccanismi provocano una risposta immediata da parte del sistema nervoso autonomo del soggetto, con un conseguente aumento dell’attività biologica del “sistema simpatico” e, viceversa, di una riduzione dell’attività del “sistema parasimpatico” (in particolare del c.d nervo vago).

Questo significa che, l’organismo, sviluppa dei meccanismi di compenso, attraverso i quali cerca di mantenere un livello ottimale di sangue, soprattutto verso gli organi più “nobili”: ovvero il cuore, i polmoni, il cervello e i reni.

In questo meccanismo entra in gioco anche la liberazione del “glucosio” e di altri metaboliti nell’organismo. Di conseguenza si verificheranno le seguenti problematiche: una riduzione dell’apporto dei livelli di sangue nei tessuti e nei muscoli, oltre che nel sistema digerente, allo scopo di favorire un maggiore apporto di sangue verso il cuore, i polmoni, il cervello e i reni.

La gittata cardiaca aumenta, compresa la frequenza dei battiti, i reni iniziano ad aumentare la secrezione di renina (si tratta di un enzima). La “midollare” del surrene manda il circolo l’adrenalina, che a sua volta favorisce l’insorgenza della glicogenolisi e della gluconeogenesi (la prima consiste nella liberazione di glucosio dalle molecole di glicogeno aventi sede nel fegato, mentre la seconda consiste nella “sintesi” epatica di glucosio), con una conseguente riduzione dei livelli di insulina rilasciati.

Sintomi frequenti

A prescindere dalle varie forme di collasso cardiocircolatorio, i principali sintomi avvertiti dai pazienti in stato di shock sono i seguenti:

  • aumento della frequenza respiratoria (che si verifica come meccanismo compensatorio da parte dell’organismo in risposta allo stato clinico avvertito)
  • aumento della frequenza cardiaca (c.d tachicardia)
  • ipotensione
  • riduzione dei livelli di urina, che diventano inferiori a 500 ml in meno di 24 ore (questo stato, più passano le ore, più rischia di trasformarsi in “anuria” ovvero a un livello di urine inferiore a 100 ml nelle 24 ore) con un conseguente shock irreversibile
  • pelle fredda e sudata (tranne nella forma dello shock distributivo, in cui la cute appare calda e umida)

In alcuni casi, inoltre, si sono registrati segni di sofferenza di organi, in particolare di quello cardiaco, con la morte delle cellule del miocardio, del sistema nervoso centrale (con sintomi quali confusione mentale, coma), di insufficienza renale, respiratoria ed epatica, e manifestazioni gastroenteriche, con necrosi ed emorragie.

Prognosi, cura e intervento medico

Si è visto che il collasso cardiocircolatorio rappresenta una condizione clinica piuttosto grave, che richiede un intervento tempestivo e mirato da parte dei medici.

In caso di shock cardiocircolatorio è necessario infatti un immediato ricovero ospedaliero, all’interno di un reparto di terapia intensiva.

In questo modo il medico potrà monitorare costantemente l’evoluzione della patologia clinica, in modo da valutare, nel corso delle ore, la pressione arteriosa del paziente, ma anche l’andamento della frequenza cardiaca e respiratoria.

È importante monitorare la quantità e la qualità delle urine, utilizzando un catetere.

Nel corso del ricovero ospedaliero verranno effettuate le cure necessarie per ripristinare un’adeguata perfusione tissutale, per favorire il trasporto di ossigeno nei tessuti e negli organi del paziente e mettere in moto la normale funzione cardiaca (il medico valuterà anche la necessità di intervenire con la somministrazione di farmaci inotropi positivi, capaci di aumentare la forza di contrazione cardiaca).

La funzione respiratoria potrà essere aiutata utilizzando strumenti poco invasivi, come ad esempio una mascherina al fine di somministrare l’ossigeno.

Per curare lo shock cardiocircolatorio è inoltre necessario trattare la causa sottostante al problema, in particolare l’arresto dell’emorragia nello shock ipovolemico, l’attuazione della terapia contro l’infarto del miocardio e la rimozione del liquido dal sacco pericardico.

In base ai casi potrà essere somministrata anche l’adrenalina.

Va detto infine che, per arrivare a una diagnosi di shock cardiocircolatorio, il medico valuterà le varie manifestazioni cliniche del paziente, essendo i sintomi gli stessi in tutte le forme di collasso cardiocircolatorio, in modo da intervenire tempestivamente e iniziare i trattamenti di cura mirati.