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La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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NEUROPSICHIATRIA INFANTILE E LOGOPEDIA

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NEUROPSICHIATRIA

INFANTILE

Sviluppo del linguaggio e minorazione visiva
Il deficit visivo è un quadro di minorazione sensoriale estremamente eterogeneo, che spazia dalla cecità assoluta a situazioni di ipovisione in cui è mantenuto un minimo residuo visivo, variabilmente utilizzabile dal punto di vista funzionale. Per questo motivo è importante prendere come punto di riferimento il soggetto cieco assoluto dalla nascita. 
Molte sono le cause alla base di questa disabilità, prima fra tutte la retinopatia del prematuro (ROP) che colpisce sempre più neonati, a causa dell’esponenziale crescita dei parti pretermine, anche a sei mesi di età gestazionale e con bambini di peso inferiore a 500 g. Questi bambini, che rimangono ricoverati in terapia intensiva neonatale per diversi mesi, sottoposti a trattamenti invasivi, presentano durante la prima infanzia svariati ritardi nello sviluppo. 
Il linguaggio del bambino non vedente, non potendo questi osservare il volto dell’interlocutore, subisce importanti e precoci alterazioni sia a livello di programmazione linguistica (language), sia a livello di articolazione della parola (speech). 
Tutti i piani linguistici risultano ritardati o devianti:
- livello fonetico-fonologico: l’inventario fonetico del bambino cieco è spesso ancora incompleto all’età di sei anni. Il bimbo presenta una generica immaturità del distretto bucco-facciale con ipotonia della muscolatura deputata alla pronuncia dei fonemi e allo sviluppo delle abilità  alimentari. La terapia logopedica si avvale inizialmente di stimolazioni passive della zona periorale e endorale, prima con l’ausilio di appositi strumenti e successivamente con l’impiego di alimenti graditi, con l’obiettivo di desensibilizzare tale distretto muscolare. L’esecuzione delle prassie orali e laconseguente impostazione dei fonemi avverrà permettendo al bambino di toccare alternativamente la bocca del terapista e la propria per percepire attraverso il sensoaptico (letteralmente “toccare con attenzione”) i tratti contrastanti dei singoli suoni. 
- livello lessicale: anche nel bambino con un quoziente intellettivo nella norma il bagaglio lessicale risulta essere povero, sia in comprensione che in produzione. Per il bambino cieco è difficile costruirsi un proprio vocabolario interno dal momento in cui la costruzione mentale di un concetto avviene solo dopo l’esperienza dell’oggetto o della situazione cui si vuole fare riferimento. Il bambino cieco, inserito in un mondo di vedenti, imparerà a comprendere ed utilizzare in modo funzionale anche quelle parole che per lui non hanno significato (per esempio nomi dei colori) o alcune espressioni idiomatiche (per esempio “Ciao, ci vediamo domani!” oppure “Guarda cosa ti faccio vedere…” mentre mostra all’adulto un oggetto). 
        
Per il bambino cieco i verbi “guardare”, “toccare” e “sentire” sono sinonimi. 
- livello morfosintattico: il ritardo nel passaggio dalla parola alla frase che spesso si verifica nel bambino cieco in parte è diretta conseguenza della sopracitata povertà lessicale, in parte è dovuto alle difficoltà che il bimbo incontra nella comprensione dei rapporti spazio-temporali e di causa-effetto (per esempio ieri-oggi-domani; sopra-sotto-destra-sinistra).
- livello pragmatico: il bambino presenta un ritardo nello sviluppo delle capacità conversazionali che ha radici profonde. Il neonato, non potendo sviluppare l’abilità imitativa, mostra un ritardo nella comparsa del sorriso sociale e della mimica del volto.
 
Successivamente il bambino avrà difficoltà a riconoscere e denominare le proprie emozioni e quindi ad adeguare il proprio comportamento a quello dell’interlocutore. Un reale pericolo per una comunicazione efficace è l’instaurarsi del cosiddetto “verbalismo”: si tratta dell’utilizzo da parte del bambino cieco di un linguaggio apparentemente fluente e ricercato, ma privo di significato per lo stesso parlante a causa di una scarsa reale esperienza dell’oggetto. Spesso questo comportamento ha per il bambino cieco una funzione di controllo ambientale per verificare dalle risposte ricevute l’effettiva attenzione rivoltagli dall’adulto.
Per questi motivi la presa in carico logopedica del bambino non vedente deve essere il più possibile precoce, globale e integrata. Gli obiettivi della terapia logopedica sono inizialmente il trattamento dell’ipotonia muscolare, il mancato instaurarsi di posture e movimenti patologici a carico del viso, della testa e del collo in favore di movimenti corretti che sostengano sia il linguaggio sia l’alimentazione. 
 
 
 
Pubblicato il 16/11/2015
A cura della Dr.ssa Maria Letizia Lombardi
Logopedista

LOGOPEDIA

PEDAGOGIA

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