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Sviluppo del linguaggio











Il linguaggio verbale è una facoltà che differenzia l’uomo da tutti gli altri esseri viventi; è un codice per rappresentare e comunicare idee sul mondo attraverso un sistema convenzionale di segni arbitrari (parole e regole morfo-sintattiche), fa parte dei sistemi di comunicazione, pur non essendo l’unico sistema. Infatti la comunicazione (corpo, mimica, ecc.) precede cronologicamente il linguaggio.
Lo sviluppo del linguaggio avviene in modo relativamente rapido e naturale per tutte le lingue e culture.
Tappe dello sviluppo del linguaggio
8-13 mesi di vita: inizio di una comunicazione intenzionale attraverso i gesti. Si parla di gesti cosiddetti “deittici” (mostrare, dare, indicare, richieste ritualizzate come dire ciao se qualcuno esce, ecc.). Iniziano a comparire le prime parole soprattutto in situazioni ritualizzate: per esempio di bisogno.
12 mesi: inizia la denominazione in situazioni ritualizzate o contestualizzate (l’oggetto che si nomina è presente).
12-16 mesi: il bambino usa un ristretto numero di parole, la comprensione è molto più ampia della produzione; compaiono e vengono utilizzati gesti (indicazione-referenzialità e viceversa) accanto alle parole; decontestualizzazione (parole e gesti non sono per forza legati a ciò che accade); gesti referenziali (ciao, non c’è più, pappa, mangiare, ecc.).
16-20 mesi: comparsa di aggettivi, verbi e gesti che li rappresentano (prima erano comparsi i sostantivi); differenziazione all’interno delle parole conosciute (“pappa” non più riferito a tutto il cibo, ma solo alla pasta).
18-24: prime frasi (il vocabolario interno è di circa 100 parole).
3-4 anni: sviluppo della grammatica.
Sviluppo articolatorio e fonologico
Periodo prelinguistico (0-1 anno): si verifica una trasformazione anatomica della cavità orofaringea e i suoni da nasali diventano gutturali, per poi passare alla produzione pre-linguistica neonatale o “lallazione” (7-10 mesi) con sequenze consonante-vocale e caratteristiche temporali precise. Verso i 12 mesi iniziano a comparire le labiali, le dentali, la “r” e la “s”.
Periodo di transizione o delle 50 parole (da 1 anno a 1 anno e mezzo): le parole all’inizio sono una ripetizione di suoni già presenti in precedenza. Il bambino riesce con più facilità a pronunciare parole di cui conosce già i suoni (“c”, casa).
Sviluppo fonemico (da 1 anno e mezzo a 4 anni): produzione di parole con forma fonemica abbastanza stabile (banana: non più “nana”, ma “anana” con struttura a tre segmenti come nell’adulto)
Stabilizzazione del sistema fonologico (4-8 anni): i bambini stabilizzano la pronuncia dei fonemi, si sviluppano le capacità meta-fonologiche (il pre-requisito per apprendere a leggere e a scrivere è che il bambino riconosca i suoni all’interno delle parole, la segmentazione delle parole in sillabe e fonemi) e meta-linguistiche (capacità di utilizzare il linguaggio per analizzare, studiare e conoscere il linguaggio stesso).
La fonologia riguarda l’organizzazione e la classificazione dei suoni che hanno funzione distintiva all’interno di un dato sistema linguistico, aspetti relativi allo studio dei suoni linguistici, comprese la produzione e la percezione dei suoni come pure gli aspetti cognitivi (il bambino deve avere una rappresentazione mentale del suono) e gli aspetti motori (il suono deve essere articolato con la coordinazione di muscoli, lingua, guance: aspetti articolatori) delle parole.
Il bambino con ritardo mentale, all’esordio del linguaggio, presenta spesso un disturbo fonologico.
Capacità di produrre e capacità di comprendere sono due funzioni intrecciate che si sviluppano però in modo differenziato. Il feto, nell’ultimo trimestre di gravidanza, è in grado di percepire suoni con frequenza dai 4 KHz fino alla voce della mamma.
Sembra che la capacità di discriminazione tra suoni diversi, anche non appartenenti alla propria lingua, sia presente in tutti i neonati fino a quando si attiva una selezione, essendo il bambino esposto alla lingua madre. Dopo i 2 anni aumenta la capacità di riconoscere i contrasti fonemici all’interno delle parole. Inizialmente i bambini ripetono una stessa sillaba (mamma, pappa, tata, ecc.).
Dai 5-6 anni inizia la “conoscenza meta-fonologica” di affinamento, ossia la capacità di riconoscere per esempio la sillaba iniziale, la lunghezza delle parole.
Sviluppo lessicale
Il lessico è l’archivio personale delle parole di cui si può anche non conoscere il significato.
Lo sviluppo lessicale si svolge sostanzialmente in due periodi:
8-18 mesi: da subito i bambini utilizzano posture, smorfie e pianto con funzione comunicativa, ma senza intenzionalità; verso gli 8-9 mesi appare la comunicazione intenzionale attraverso comportamenti gestuali e/o vocali, la comprensione è più sviluppata della produzione, la variabilità individuale è notevole soprattutto per la produzione.
19-30 mesi: il bambino ha ormai compreso cose, azioni, eventi che ora si possono denominare, il repertorio lessicale in produzione si arricchisce molto (“esplosione del vocabolario”), finisce la produzione di nuovi gesti, anzi ne vengono prodotti sempre meno.
Il vocabolario da generico diventa specifico.
Lo sviluppo lessicale è influenzato da fattori ambientali, non tanto per cultura quanto per modalità comunicative (parole scandite, ridondanza, lentezza).
Sviluppo morfo-sintattico
I primi 2 anni di vita vengono definiti “della produzione olofrastica”: infatti i bambini con una sola parola esprimono un intero contenuto semantico, aiutati dai gesti e dal contesto situazionale.
Si creano le prime interazioni dialogiche tra adulto e bambino su un determinato argomento, con l’utilizzo di sequenze di turni e progressiva aggiunta di pezzi che arricchiscono e perfezionano l’enunciato iniziale.
Le prime abilità grammaticali si manifestano tra i 18 e i 24 mesi, quando compaiono i primi accostamenti di due o più parole. I primi enunciati sono costituiti da nomi, verbi, qualche avverbio o aggettivo. Non compaiono elementi più strettamente grammaticali come i pronomi, gli articoli, le preposizioni e così via.
Si possono identificare, per lo sviluppo morfo-sintattico e grammaticale, alcuni momenti principali:
2-3 anni: passaggio dallo stile telegrafico all’utilizzo di frasi morfo-sintatticamente più complete
3-4 anni: morfologia libera
5-7 anni: utilizzo delle regole grammaticali a servizio del discorso. In questo periodo i bambini entrano nel mondo dell’istruzione e della sistematica esposizione all’utilizzo di dialoghi decontestualizzati, all’apprendimento della letto-scrittura ed alla riflessione sul linguaggio (conoscenze meta-linguistiche).
Sviluppo delle competenze pragmatiche
La pragmatica è il sistema che codifica, attraverso regole, la pratica della comunicazione verbale (tocca a me/tocca a te, iniziare a parlare e rispondere, distribuire attenzione partecipativa e comprensione, uso di cambi di stile in accordo a situazioni sociali diverse).
Questo perché il linguaggio verbale può dare luogo ad elementi di ambiguità. L’utilizzo di una stessa parola in contesti verbali diversi può infatti portare a variazioni di significato.
Lo sviluppo di competenze conversazionali prevede l’acquisizione di:
- capacità di richiamare l’attenzione dell’interlocutore (già nel secondo anno di vita i bambini sembra siano capaci di utilizzare strategie, verbali e non, per ottenere l’attenzione dell’interlocutore)
- capacità di utilizzare l’alternanza dei turni nella conversazione che presuppone l’acquisizione della differenziazione tra ruolo del parlante e dell’interlocutore (già nel primo anno di vita il bambino partecipa a giochi in cui riveste ruoli complementari nella comunicazione: per esempio gioco del “cucù-settete”; nel corso dell’evoluzione il bambino impara ad anticipare alcune fasi del gioco fino a rivestire indifferentemente i due ruoli; verso i 3-4 anni i bambini sono ormai consapevoli dell’alternanza necessaria nel dialogo)
- capacità di strutturare una comunicazione comprensibile (già dai 2 anni i bambini sono in grado di segnalare all’interlocutore una mancata comprensione; dai 3 anni, se l’interlocutore chiede chiarimenti, i bambini sono in grado di ripetere più chiaramente il proprio messaggio)
- capacità di scambiare informazioni attraverso il dialogo (dai 2 anni i bambini sanno fornire risposte pertinenti ad una richiesta di informazione e dai 3-4 aumentano le competenze anche per argomenti che non siano riferibili al contesto vissuto al momento); a 4-5 anni le competenze di conversazione nei bambini diventano piuttosto articolate. Dall’età prescolare all’età scolare evolvono il tipo di informazione e la capacità di tenere conto delle altrui argomentazioni, diminuisce lo sforzo di memoria ed aumenta il controllo del discorso



A cura della Dr.ssa Ciocca Barbara
Neuropsichiatra Infantile

Pubblicato il 10/03/2015

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