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DERMATOLOGIA

 

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MALATTIE DEI CAPELLI

 
Le radiazioni solari e i fattori di protezione solare SPF​​
 
 

 

MALATTIE DELLA PELLE

Nel corso degli ultimi due secoli il concetto di abbronzatura ha assunto significati differenti, di conseguenza è cambiato anche il modo di esporsi al sole. Per tutta l’antichità fino al primo Novecento avere una pelle pallida era sinonimo di nobiltà e ricchezza, al contrario chi mostrava una pelle abbronzata era povero, costretto a svolgere lavori umili sotto il sole per guadagnarsi da vivere. Il primo evento che stravolse il significato di abbronzatura risale al 1903, quando Niels Ryben Finsen ottenne il premio Nobel per aver scoperto che la fototerapia, ovvero la terapia basata sull’uso della luce, era in grado di curare malattie come lupus erimatoso sistemico (Les) e rachitismo, alcune delle quali causate da deficit di vitamina D che non veniva assorbita dall’organismo proprio per mancanza di esposizione al sole. I medici iniziarono a prescrivere ai loro pazienti periodi di esposizione al sole per curare o per prevenire malattie e questo creò le basi per lo sviluppo della cultura dell’abbronzatura. 
Da allora il concetto di abbronzatura venne stravolto. L’essere abbronzati diventò lo status che distingueva i ricchi che potevano permettersi ferie in amene località balneari o montane, rilassati al sole, dagli operai dal viso pallido ed emaciato che lavoravano chiusi nelle fabbriche. Se l’assenza di esposizione al sole ammala e rischia di minare il corpo, allo stesso modo l’eccesso può diventare pericoloso per la salute della pelle. Lo dimostrano le numerose campagne informative lanciate negli ultimi anni con l’obiettivo di educare la popolazione alle modalità più corrette di esporsi al sole evitando il rischio di essere colpiti da melanoma della pelle
Le radiazioni solari sono classificate in base alla loro caratteristica lunghezza d’onda: oltre alla luce visibile (percepita dall’occhio umano), si distinguono raggi infrarossi (IR) ed ultravioletti (UV). Questi ultimi riescono a raggiungere gli strati più profondi della cute con molteplici effetti sui tessuti e sul loro metabolismo. Gli ultravioletti sono a loro volta distinguibili in tre categorie di radiazioni: UVA, UVB e UVC. 
I raggi UVA penetrano in profondità nella pelle, promuovendo il rilascio di melanina dai melanociti che favorisce l’abbronzatura. Gli UVA rappresentano, tuttavia, una sottile minaccia per la nostra pelle: sono presenti anche nei giorni con cielo coperto e nuvoloso e, a differenza delle scottature solari causate dagli UVB, non creano particolare disagio nell’immediato: ciò nonostante il loro impatto negativo può manifestarsi anche dopo anni. L’effetto degli UVA è ridotto dall’uso degli occhiali da sole ed è ostacolato da indumenti protettivi e filtri solari. 
I raggi UVB sono potenzialmente più dannosi e cancerogeni degli UVA, ma producono un’azione stimolante la sintesi di melanina e attivano il metabolismo della vitamina D. 
I raggi UVC sono le radiazioni più pericolose e, fortunatamente, schermate dallo strato di ozono dell’atmosfera terrestre (in genere non riescono a raggiungere il suolo). 
Proteggere la pelle dalla radiazione solare è quindi importantissimo, non solo per evitare i rischi associati al calore (scottature ed eritemi, che possono danneggiare in modo permanente la pelle, ma anche per evitare i rischi connessi ai raggi ultravioletti. L’esposizione agli UV è, infatti, un noto fattore di rischio per lo sviluppo sia del melanoma sia di altre forme di tumore che originano dalle cellule basali (carcinomi basocellulari o basaliomi) o superficiali (carcinomi detti squamocellulari o spinocellulari) dell’epidermide. 
I filtri di protezione solare riportano la sigla SPF, che sta per fattore di protezione solare e fornisce un’indicazione numerica (da 6 a 50+) pari alla capacità del prodotto di schermare o bloccare i raggi solari. Per comprendere il significato di tale numerazione è necessario capire come viene calcolata: si tratta infatti di un multiplo del tempo di comparsa dell’eritema; l’applicazione di un filtro con fattore 50 porterà all’eritema solare dopo un tempo di esposizione 50 volte più lungo rispetto a quello previsto in assenza di protezione. Tuttavia, è un errore comune ipotizzare che la durata di efficacia di un filtro solare possa essere calcolata semplicemente moltiplicando il SPF con la durata del tempo necessario per subire danni cutanei senza protezione solare. Una serie di fattori influenzano, infatti, la quantità di radiazioni solari che raggiunge una persona, tra cui la durata dell'esposizione, l'ora del giorno, la posizione geografica e le condizioni meteorologiche. L'indice di protezione raccomandato alle persone che svolgono attività all’aperto per lunghi periodi di tempo è generalmente pari a 30 e sicuramente non inferiore a 15. Indicativamente, in ambiente laboratoristico, una crema solare con SPF 30 assorbe circa il 97% dei raggi UVB, mentre il fattore di protezione solare 15 ne assorbe circa il 93%. Un indice elevato indica una migliore protezione contro le scottature provocate dai raggi UVB (maggiore è il SPF, maggiore è la protezione dall'azione del sole). Nella scelta del SPF è necessario tenere in considerazione anche il fototipo, ovvero il tipo di pelle. 
Una protezione "molto alta" (50+) è indicata per prevenire i danni cutanei nei bambini, negli individui con la carnagione molto chiara o in coloro che svolgono attività invernali ad elevate altitudini. Non bisogna, inoltre, dimenticare che non sono soltanto il valore di SPF e la quantità distribuita sulla pelle a garantire la protezione dichiarata, ma il numero di applicazioni nell’arco dell’esposizione al sole. Se, per esempio, ci si trova in spiaggia, la protezione va sempre applicata nuovamente dopo ogni bagno. Per quanto riguarda la protezione contro gli UVA non esiste ancora un sistema di parametri vero e proprio, anche se recentemente sono stati resi più restrittivi i criteri di conformità relativi ai prodotti "ad ampio spettro", cioè i filtri solari che proteggono la pelle contemporaneamente dai raggi UVA e UVB. 
Secondo le ultime raccomandazioni della Commissione europea, un solare deve contenere sostanze (filtri e schermi) in grado di fornire un buon rapporto di protezione UVB/UVA, dove la protezione UVA dovrebbe corrispondere a 1/3 della protezione UVB dichiarata.  Secondo la Commissione europea, l'etichettatura dei prodotti di protezione solare dev'essere semplice, standardizzata e comprensibile per permettere ai consumatori di identificare facilmente e selezionare i prodotti solari "generalmente riconosciuti sicuri ed efficaci" in grado di offrire una protezione idonea contro scottature, invecchiamento precoce della pelle e tumori cutanei. In particolare, non potranno essere più impiegate diciture fuorvianti come "sun block" o "schermo totale", poiché non è tecnicamente possibile creare un filtro di questo tipo e le creme con SPF al di sotto di 6 non sono considerate filtri solari, ma semplici creme idratanti. 
Secondo le regole vigenti, attualmente i prodotti con fattore di protezione solare vengono classificati in quattro categorie: 
 
1. fattore basso (SPF compreso tra 6 e 10) 
2. fattore medio (SPF compreso tra 15 e 20) 
3. fattore elevato (SPF compreso tra 30 e 50) 
4. fattore molto elevato (SPF 50+).
 
 
Pubblicato il 08/06/2015

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