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Nutrizione in Farmacia

07/12/2018, 15:21

alimentazione, nutrizione, ritrovare la salute, nutrizione clinica



Malnutrizione,-al-via-a-Roma-il-primo-forum-italiano-sulla-nutrizione-clinica


 Spesso si discute di diete e cibi per gente sana, meno invece si parla di alimentazione e nutrizione come strumenti per mantenere e/o ritrovare la salute..



Spesso si discute di diete e cibi per gente sana, meno invece si parla di alimentazione e nutrizione come strumenti per mantenere e/o ritrovare la salute. Credere che introdurre un certo alimento piuttosto di un altro ci permetta di evitare le malattie che fanno paura è facile, ma quando la malattia irrompe veramente nella vita delle persone paradossalmente nessuno è più disposto ad occuparsene, se non nelle corsie degli ospedali o nelle aule delle università. La nutrizione di chi è caduto in malattia diventa improvvisamente molto meno seducente.
«Se consideriamo che praticamente ognuno di noi si ammala nel corso della vita, ecco come la nutrizione clinica diventa estremamente importante e ancor più quando con una patologia si deve convivere», afferma Maurizio Muscaritoli, presidente della Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo (SINuC). «Un’occasione per mettere attorno al tavolo pazienti, esperti, clinici, politici, media, insomma tutti i protagonisti del settore di quella che dovremmo chiamare anche "medicina nutrizionale"».
Si aprirà così, il 18 e 19 dicembre prossimi a Roma, il primo Forum nazionale sulla Nutrizione Clinica, che consentirà di aggregare esperienze e punti di vista diversi attraverso incontri, dibattiti e workshop. Il Forum si concluderà, poi, con l’elaborazione dei "Fogli di Roma", un documento di consenso che potrà essere consultato e utilizzato dagli addetti ai lavori e che verrà diffuso in Italia tramite gli organi di stampa, per fornire una corretta informazione sul ruolo e le potenzialità della Nutrizione Clinica.
In Europa sono 33 milioni gli adulti a rischio di malnutrizione (700 mila solo in Italia) con una spesa complessiva in servizi sanitari di oltre 170 miliardi di euro. In Gran Bretagna sono risultati malnutriti il 90% degli anziani, che vivono a casa propria con un costo sanitario e assistenziale di oltre 15 miliardi l’anno, tre volte superiore alla spesa sostenuta per il trattamento dell’obesità.
Sale così, di pari passo, il rischio di sepsi, infezioni o insufficienza d’organo per il 60% dei pazienti ricoverati, con aumento significativo di morbilità e mortalità evitabile. Nel paziente affetto da neoplasia, per esempio, la perdita di peso è associata a una diminuita sopravvivenza, a una scarsa risposta e/o tolleranza ai trattamenti radioterapici e chemioterapici, a una ridotta qualità di vita e a una più alta incidenza e durata di ospedalizzazione. Inoltre, il 20-30% di loro muore per gli effetti della malnutrizione.
A fronte di uno scenario così complesso, i cosiddetti Percorsi assistenziali di nutrizione clinica risultano ancora scarsamente implementati in Italia e sono poco presenti o addirittura assenti all’interno della maggior parte dei Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (PDTA) per malattie croniche, anche per quelle a riconosciuto forte impatto nutrizionale. All’opposto, la richiesta di specifiche competenze medico-scientifiche di interventi diagnostico-assistenziali nel campo della nutrizione clinica sono in crescente aumento da parte di altre specialità mediche e dei pazienti.
«Ma la malnutrizione non è un problema limitato a grandi anziani e malati oncologici. È dimostrato che un paziente oncologico su 5 perde la vita per le conseguenze di un insufficiente o inadeguato apporto di nutrienti. Mentre secondo i dati del Ministero della Salute è malnutrito il 20% dei residenti nelle RSA, il 40% dei soggetti ospedalizzati e il 70% dei ricoverati in reparti di lungodegenza. In una ricerca pubblicata sul Journal of Geriatric Oncology, su 143 pazienti over 70 la malnutrizione è associata a un rischio di mortalità 2,6 volte più elevato», sottolinea Muscaritoli. «Secondo diversi studi di farmaco-economia riconoscere e trattare in maniera adeguata la malnutrizione riduce i costi sanitari: in chirurgia oncologica, anche utilizzando le formule più costose con immunonutrienti, si ottiene un risparmio di 1250 euro a paziente, grazie alla riduzione delle complicanze e dei tempi di degenza. Ma c’è un’indicazione precisa al trattamento nutrizionale anche in neurologia nel 65% dei casi e in oncologia in almeno il 20%».
07/12/2018, 15:01

alimentazione, stanchezza dopo il risveglio, disidratazione



Stanchezza-dopo-il-risveglio,-attenzione-a-disidratazione-e-a-scelte-nutrizionali-sbagliate


 Ritrovarsi stanchi dopo il risveglio può essere dovuto a scelte nutrizionali non bilanciate..



Ritrovarsi stanchi dopo il risveglio può essere dovuto a scelte nutrizionali non bilanciate. A sostenerlo è la dietista Marta Molin dell’Associazione nazionale dietisti (ANDID) sul filo della ricerca "Vita ed energia: i bioritmi degli italiani", presentata da Almond Board of California. Dall’indagine emerge che meno di 2 italiani su 10 (16%) si sentono normalmente al top dei livelli di energia fisica, e circa 6 su 10 (58%) ritengono di svegliarsi al mattino con la sensazione di una carenza d’energia. In generale, il momento di maggiore carica viene raggiunto intorno alle 11 del mattino, dopo il quale si assiste ad un lento declino nel corso della giornata che conduce la maggioranza delle persone (70%) ad andare a letto la sera stanco (40%) se non addirittura esausto (30%).
«Gli italiani sono diventati più occupati e frettolosi, anche nel consumo di pasti, e questo potrebbe portare a una maggiore fatica. I risultati della ricerca mostrano che potremmo non avere la giusta quantità di energia per tenere questo nuovo ritmo con il giusto brio», osserva l’esperta. «E anche se ci sono modi semplici per ricaricare le batterie, molti non lo fanno in modo corretto con ripercussioni sulla vita quotidiana».
Un calo di energia è percepito dopo pranzo, tra le 14 e le 15: quasi 3 italiani su 10 italiani dichiarano apertamente di sentirsi più deboli dopo aver mangiato, e solo 1 su 10 (13%) considera gli spuntini come un modo per riguadagnare energia. Ma alla domanda su quali rimedi utilizzino per ricaricarsi, un quarto di loro risponde indicando di mangiare eo bere cibi dolci, seconda soluzione preferita dopo il sonno (47%), mentre solo il 19% ha dichiarato di preferire snack sani per ricaricarsi. Ulteriori rimedi sono camminare, fare esercizio fisico a basso livello di intensità o praticare lo yoga.
«La formula di "ricarica" che suggeriamo include uno spuntino smart, per esempio a base di mandorle da consumare durante una pausa a metà mattina o a metà pomeriggio. Può rivelarsi utile anche portarne con sé una manciata (la dose quotidiana raccomandata è circa 23 mandorle, equivalente di 28 g), da consumare quando si percepisce un calo di energia. Le mandorle contengono 6 g di proteine vegetali per porzione e grassi sani, ciò che ne fa un ottimo snack per migliorare il livello di energia fisica e mentale».
Inoltre, sono una fonte ricca di magnesio (Mg) in gradi di contribuire a ridurre stanchezza e affaticamento, oltre che di riboflavina (B2), niacina (B3), tiamina (B1) e acido folico (B9) per la produzione generale di energia. Proteine, ferro, magnesio e manganese sono l’ideale anche prima e dopo una sessione sportiva.
Ma svegliarsi stanchi potrebbe dipendere anche dal bilancio negativo di liquidi corporei. A rivelarlo è uno studio della Penn State University e pubblicato su Sleep, secondo cui la disidratazione influisce negativamente su molti sistemi e funzioni del corpo, inclusi umore, performance fisica, funzioni cognitive e molto altro.
Condotto su oltre 20 mila adulti americani e cinesi, analizzati per le loro abitudini legate al sonno e attraverso campioni di urina, dalla ricerca è emerso come gli adulti che dormono solo 6 ore a notte, rispetto alle 8 ore consigliate, possano andare incontro a un rischio maggiore di disidratazione. Ad essere chiamato in causa è l’ormone vasopressina, secreto per regolare lo stato di idratazione del corpo nel corso della giornata, che viene rilasciato anche durante la notte.
«La vasopressina viene rilasciata più velocemente e più tardi durante il ciclo del sonno» spiega Asher Rosinger, assistente di Salute biocomportamentale e autore dello studio. «Quindi, se vi svegliate prima potreste perdere l’attimo in cui vengono rilasciate maggiori quantità dell’ormone, causando un’alterazione dell’idratazione corporea. Dormire solo 6 ore a notte può influenzare il nostro stato di idratazione. Perciò, se ci si sente stanchi per non aver dormito abbastanza, può essere utile bere una maggiore quantità di acqua».

07/12/2018, 15:01

alimentazione, malattie infiammatorie croniche intestinali, MICI, Chron, colite ulcerosa



Malattie-infiammatorie-croniche-intestinali-in-rapido-aumento-anche-tra-i-bambini


 Sono in aumento anche tra i più piccoli le malattie infiammatorie croniche intestinali..



Sono in aumento anche tra i più piccoli le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI). «Nel 20% della popolazione italiana le MICI esordiscono in età pediatrica, provocando spesso un decorso più aggressivo - spiega Alessandro Armuzzi, segretario generale IG-IBD, Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS dell’Università Cattolica di Roma - provocando un decorso più aggressivo. I bambini colpiti potrebbero rischiare di incorrere in un ritardo di crescita, ma anche in ricoveri ospedalieri e interventi chirurgici».
Purtroppo, aggiunge l’esperto, in Italia manca ancora un registro nazionale, ma si può affermare che il 40% di questi 200 mila casi è affetto da malattia di Crohn, mentre il restante 60% da colite ulcerosa con un picco di incidenza tra i 20 e i 30 anni.
«Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono in aumento ovunque nel mondo, soprattutto nei paesi considerati in via di sviluppo come la Cina e l’India», avverte Armuzzi. «A contribuire fortemente è la componente ambientale, che agisce in maniera ancora ignota e che, insieme alla predisposizione genetica, determina ad un certo punto della vita di un individuo una risposta immunologica abnorme nell’intestino. Ma se influisca maggiormente il cibo, l’inquinamento o qualche altro fattore, ancora non lo conosciamo».



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