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La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

 

SALUTE CHE FARE | Testata Giornalistica on-line

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EDUCAMI

Nutrizione in Farmacia

31/05/2019, 10:30

scompenso cardiaco, malattie cardiache, alimentazione



Scompenso-cardiaco,-un’epidemia-moderna-da-fronteggiare-anche-con-la-telemedicina-


 È la vera grande epidemia del nostro tempo lo scompenso cardiaco..



È la vera grande epidemia del nostro tempo lo scompenso cardiaco, che comporterà sempre più malati cronici in età avanzata. Uno scenario riconducibile anche ai successi terapeutici di malattie cardiache acute, per le quali prevenzione e riduzione del rischio residuo dopo un primo evento cardiovascolare è quanto mai importante. Ad affermarlo è Francesco Fedele, direttore del Dipartimento assistenziale integrato di Malattie cardiovascolari e respiratorie del Policlinico Umberto I di Roma.
«Finalmente si ribadisce l’importanza della prevenzione cardiovascolare che, a differenza di quella oncologica, non gode della corretta attenzione da parte di media-politici-associazioni, nonostante le malattie cardiache rappresentino ancora oggi in Italia come nel resto del mondo, e non solo quello industrializzato, la prima causa di morte e ricovero». Intervenire, aggiunge l’esperto, è fondamentale per sensibilizzare le popolazioni più fragili quali donne e giovani sull’importanza della prevenzione e non cadere nell’errore di prestare attenzione alla tematica solo quando muore in campo il calciatore famoso. 
E se fra i principali fattori di rischio cardiovascolare rientra il fumo, «come cardiologo io lotto fino in fondo per far smettere i miei pazienti, ma la realtà è che non tutti ci riescono. Laddove non si riesce a smettere e ad azzerare il rischio, è corretto puntare a ridurlo con le nuove tecnologie a disposizione: se scendo in campo per vincere la partita e non posso farlo, almeno devo puntare al pareggio».
«La prevenzione secondaria nella cardiopatia ischemica - sottolinea il senatore Stefano De Lillo - è importante perché, grazie ai progressi della medicina, oggi l’infarto si supera sopravvivendo sempre di più. Il principio della riduzione del rischio si applica già agli altri fattori che incidono sulla salute cardiovascolare, come la glicemia elevata o l’eccesso ponderale attraverso il consumo di prodotti a ridotto contenuto di zuccheri e di grassi. Un principio che va applicato anche al fumo, perché rinunciarvi è un’impresa difficile: solo il 5% di chi prova a smettere, rivolgendosi ai centri specializzati nel nostro paese, riesce a dire addio alle sigarette entro 12 mesi. Ma esistono tecnologie innovative, che possono rappresentare una nuova arma contro il tabagismo».
«È necessario - avverte Giuseppe Simeone, presidente della commissione Sanità della Regione Lazio - potenziare anche l’assistenza sul territorio, possibilmente con un lavoro coordinato tra diverse figure specialistiche e il medico di medicina generale, possibilmente con l’ausilio di strumenti di telemedicina sempre più disponibili».
«Quello che succede dopo un infarto, che riguarda il rischio residuo di un paziente - sottolinea Furio Colivicchi, direttore UOC di Cardiologia dell’Ospedale S. Filippo Neri di Roma - è la parte più difficile da gestire. Buona parte dei pazienti continua ad andare incontro ad eventi cardiovascolari, anche in altri distretti. Se le cure non sono realizzate al meglio è perché influiscono numerosi fattori e la terapia deve essere fortemente personalizzata. Uno scenario molto vasto che va affrontato dai vari specialisti in collaborazione, ma per ottenere ottimi risultati abbiamo anche armi farmacologiche tradizionali che possiamo unire alle nuove terapie».
31/05/2019, 10:30

spondilite anchilosante, reumatologica, EMAS



Spondilite-anchilosante,-una-malattia-reumatologica-cronica-dalla-diagnosi-“annosa”


 Un percorso diagnostico-terapeutico complicato quello di chi soffre di spondilite anchilosante..



Un percorso diagnostico-terapeutico complicato quello di chi soffre di spondilite anchilosante (SA), una malattia progressivamente invalidante che colpisce oltre 40 mila persone solo in Italia con infiammazione della colonna vertebrale fino a danni irreversibili come la fusione dei corpi vertebrali. Si tratta di una patologia che colpisce maggiormente i giovani di sesso maschile sopra i 25 anni e conduce il paziente dal medico di medicina generale, dall’ortopedico, dall’osteopata, dal neurologo prima di giungere al reumatologo per dare un nome alla malattia e trovare una cura efficace. Un ritardo diagnostico che può oscillare dai 7 agli 8 anni come evidenziato dai risultati del sondaggio EMAS (European Map of Axial Spondyloarthritis) recentemente pubblicati su Current Rheumatology Reports. 
È questa la prima mappa europea della spondiloartrite assiale che, oltre ad indagare il ritardo della diagnosi, descrive gli effetti fisici, psicologici e sociali autoriferiti dai pazienti con spondiloartrite che comprende sia la forma radiografica (spondilite anchilosante) sia quella non radiografica (nr-axSpA). Secondo l’indagine il 74,1% degli intervistati ha difficoltà a trovare lavoro a causa della malattia, mentre il 61,5% ha sofferto di disagio psicologico fino a manifestare ansia e/o depressione (1 caso su 3), accompagnati dalla paura di veder progredire la malattia, di soffrire e di perdere la mobilità.
«Non conoscere la malattia, non sapere della sua esistenza porta a un ritardo nell’inizio del corretto percorso terapeutico che può avere conseguenze importanti e cambiare il corso della vita sociale, familiare e professionale», spiega Antonella Celano, presidente dell’Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare (APMAR), che ha contribuito per l’Italia a disegnare la mappa. 
«Noi reumatologi siamo il corretto punto di arrivo di queste persone, ma purtroppo vediamo ancora molti pazienti che hanno sintomi tipici della malattia da diversi anni in grado di comprometterne la qualità di vita», avverte Piercarlo Sarzi Puttini, responsabile della Reumatologia dell’Ospedale Luigi Sacco a Milano. «Quando sono presenti mal di schiena costante da più di 3 mesi, con dolore soprattutto nelle ore notturne, e/o rigidità mattutina che migliora con il movimento, è bene rivolgersi a un reumatologo. Oggi i pazienti possono beneficiare di farmaci di nuova generazione, che sono in grado di inibire efficacemente il processo infiammatorio di questa patologia».
Uno scenario che ha convinto Novartis a promuovere l’edizione 2019 della campagna di sensibilizzazione "Sai se hai la SA? Scegli il tuo futuro", che prevede di uscire in parte dalla rete e fornire ai cittadini l’opportunità di avere informazioni sulla SA dalla figura professionale più appropriata come il reumatologo, nel luogo di riferimento della salute all’interno delle città: la farmacia. Così, come prevede il progetto "Reumatologo in farmacia", alcune farmacie italiane tra Lombardia, Piemonte, Lazio, Campania, Emilia Romagna e Sicilia, metteranno a disposizione dei loro clienti uno specialista in reumatologia e materiale informativo specifico per rendere visibile questa patologia nascosta e accorciare i tempi di diagnosi e trattamento. Per informazioni sulla campagna basta collegarsi all’area dedicata nel sito http://www.saichelasa.it/sai-che-la-campagna-2018/ e seguire la pagina Facebook "SAichelaSA".
Essendo la SA una malattia infiammatoria cronica, non può prescindere da un corretto stile di vita. Per quel che riguarda l’alimentazione, pur essendoci molte ipotesi sul suo ruolo, non ci sono allo stato attuale chiare evidenze sulla sua responsabilità a causare la malattia o a poterla aggravare. Secondo Ennio Lubrano di Scorpaniello, associato di Reumatologia al Dipartimento di Medicina e di scienze per la salute "Vincenzo Tiberio" dell’Università del Molise, un’alimentazione con basse dosi quotidiane di zuccheri e di sale può prevenire l’insorgenza di ulteriori complicanze, mentre un maggior apporto giornaliero di fibre, verdure, carni bianche e pesce non può che migliorare lo stato generale del paziente affetto da SA. Inoltre, controllare il peso corporeo evitando di raggiungere condizioni di sovrappeso e di obesità è fondamentale in una malattia che, già di per sé, colpisce la colonna vertebrale. L’obesità non può che accentuare il dolore alla schiena (di tipo meccanico) che si aggiunge a quello tipico infiammatorio, ulteriormente aggravo dal consumo di alcol e dall’abitudine al fumo da evitare pertanto nel modo più assoluto.
31/05/2019, 10:30

alimentazione, fertilit maschile, frutta e verdura, antiossidanti



Frutta-e-verdura-migliorano-la-fertilità-maschile-grazie-al-contenuto-in-antiossidanti-


 Consumare 300 g al giorno di frutta e verdura sembra migliorare la qualità e la vitalità degli spermatozoi aiutando la fertilità maschile..



Consumare 300 g al giorno di frutta e verdura sembra migliorare la qualità e la vitalità degli spermatozoi aiutando la fertilità maschile. A sostenerlo è una ricerca italiana, la prima, presentata al congresso nazionale della Società italiana di andrologia (SIA) di Bari dalla quale emerge che introdurre 800-1000 mg di antiossidanti al giorno da frutta e verdura migliora le condizioni degli spermatozoi in appena 2 mesi.
Pomodori e peperoni, lenticchie e ceci, fragole e noci non devono mai mancare sulla tavola di chi vuole diventare papà. In questo modo la motilità dei gameti maschili risulta raddoppiata con l’indice di frammentazione del Dna praticamente dimezzato, un parametro importante perché indicativo della buona qualità del seme maschile. L’indagine è stata condotta su 30 pazienti tra 25 e 40 anni non fumatori con infertilità idiopatica, una delle cause di infertilità maschile in maggiore aumento e riconducibile a gran parte dei casi: in questi pazienti le cause di infertilità non sono note, ma sembra ormai certo un ruolo dello stress ossidativo che comprometterebbe la qualità degli spermatozoi.
«Una carenza dietetica di antiossidanti è stata dimostrata strettamente correlata al danno ossidativo sugli spermatozoi e alla frammentazione del DNA spermatico. Questo, aggiunto a stili di vita non corretti e altri fattori di rischio come età, inquinamento ambientale, fumo o alcol, può contribuire a ridurre significativamente la fertilità maschile», spiega Alessandro Palmieri, presidente SIA e docente all’Università Federico II di Napoli. «Studi precedenti hanno tuttavia dimostrato che integratori a base di vitamina C, vitamina E, beta-carotene, folati e zinco possono sopperire alle carenze nutrizionali e a stili di vita non corretti aiutando a migliorare i parametri seminali».
Per questo la coordinatrice del nuovo studio italiano Giuseppina Peluso, responsabile del Laboratorio di semiologia-PMA dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, ha proposto ai pazienti una dieta naturalmente ricca di sostanze antiossidanti come carnitina, coenzima Q10, vitamine del gruppo B, L-arginina, zinco acido folico e vitamina C, associandola ad un corretto stile di vita per poi valutare, dopo 2 mesi, se vi fossero stati miglioramenti sulla qualità del liquido seminale. «Ai partecipanti, mediamente in sovrappeso, abbiamo proposto una dieta ipocalorica con un apporto medio di 1500 calorie al giorno, composta per il 25% da proteine e con carboidrati a basso indice glicemico. I vegetali introdotti nella dieta contenevano soprattutto vitamina C, E, beta-carotene, folati e zinco per un introito quotidiano tra 800 e 1000 mg di antiossidanti da circa 300 g di frutta e vegetali».
Dopo 2 mesi i ricercatori hanno osservato che la motilità degli spermatozoi era in generale aumentata dal 10 al 25%, ma soprattutto che dopo il raddoppio della dieta dal 7 al 15% la motilità è diventata "progressiva": gli spermatozoi hanno cioè movimenti attivi in cui percorrono una traiettoria rettilinea con progressione nello spazio. «Inoltre - avverte Peluso - abbiamo verificato un miglioramento significativo in termini di frammentazione del DNA, un indice di buona qualità degli spermatozoi: l’indice di frammentazione, pari al 7% nei controlli sani e al 20% prima della dieta, con l’alimentazione antiossidante è sceso al 12%».
"L’effetto benefico sulla qualità degli spermatozoi - spiega ancora il presidente Palmieri - potrebbe migliorare sensibilmente la fertilità maschile, grazie al ripristino dell’equilibrio ossidativo e al mantenimento dei radicali liberi a un livello fisiologico appropriato nel microambiente del testicolo. La dieta giusta per la fertilità è perciò ricca di vitamina C, da pomodori, peperoni, agrumi e fragole: questa vitamina, infatti, si è già dimostrata efficace in alcuni casi di infertilità da agglutinazione degli spermatozoi. In tavola poi non deve mancare la vitamina B6 di frutta secca e legumi, perché ha effetti positivi anche sull’infertilità idiopatica femminile e accresce perciò le probabilità di concepimento; infine - conclude - sì allo zinco di frutta secca, legumi e semi, perché interagisce con il testosterone ed è importante per la compattazione della cromatina del Dna durante la spermatogenesi, contribuendo perciò a evitare le frammentazioni del Dna che portano a spermatozoi di scarsa qualità".



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