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La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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MALATTIE ENDOCRINE

19/10/2018, 12:27

alimentazione, prodotti stagionali, chilometro zero, cereali



12-raccomandazioni-per-trasformare-il-sistema-alimentare-globale-in-chiave-sostenibile-


 Più alimenti di origine vegetale, prodotti stagionali e a chilometro zero, cereali integrali...



Più alimenti di origine vegetale, prodotti stagionali e a chilometro zero, cereali integrali. Sono solo alcune delle 12 raccomandazioni concrete per trasformare in chiave sostenibile il sistema alimentare globale, lanciate al Forum internazionale su alimentazione e nutrizione per la prima volta anche a New York. Ecco le raccomandazioni che tutti possono seguire. 
1.Scegli principalmente cibi di origine vegetale, per incidere positivamente sulla tua salute e ridurre l’impatto ambientale 
2.Varia la tua alimentazione. Mangiare molti alimenti diversi aiuta a mantenersi in salute
3.Mangia 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, includendo questi alimenti in pasti e spuntini
4.Scegli prodotti stagionali e locali, controllando la disponibilità di frutta e verdura nella tua zona
5.Usa ingredienti freschi, quando possibile, per ridurre l’uso (e lo spreco) di imballaggi non necessari. Fuori casa, privilegia posti dove servono pasti fatti al momento
6.Limita il consumo di alimenti trasformati ed evita cibi ultra-processati. Leggi bene le etichette per essere informato sul contenuto di zuccheri, grassi e sale
7.Aumenta il consumo di cereali integrali, come riso integrale, orzo, avena, mais e segale, che apportano notevoli benefici nutrizionali
8.Limita il consumo di bevande dolcificate o ricche di zuccheri. Il consumo di acqua potabile al posto di questo tipo di bevande è associato a un minore aumento di peso nel lungo periodo
9.Aumenta il consumo di legumi. Un consumo, anche moderato, di fagioli può dare un contributo significativo all’assunzione di fibre
10.Riduci il consumo di carni rosse e trasformate, preferendo fonti vegetali di proteine come legumi e noci
11.Scegli pesci provenienti da pesca sostenibile, per aiutare a proteggere l’habitat dallo sfruttamento della fauna marina e salvaguardare l’ambiente e il mare
12.Scegli prodotti che provengono da animali allevati a terra e liberi di muoversi. Il cibo che scegli ha un effetto diretto su come vivono gli animali nelle fattorie.

19/10/2018, 12:20

dieta, polifenoli, sindrome metabolica



Sindrome-metabolica,-è-italiana-la-dieta-che-tiene-sotto-controllo-i-grassi-nel-sangue-


 Tè verde deteinato, marmellata di mirtillo, olio extra vergine d’oliva, rucola, caffè decaffeinato, cioccolato fondente..



Tè verde deteinato, marmellata di mirtillo, olio extra vergine d’oliva, rucola, caffè decaffeinato, cioccolato fondente, carciofi e spinaci: sono queste le pietanze chiave di una dieta ricca di polifenoli, in grado di tenere sotto controllo l’impennata di grassi nel sangue dopo un pasto. A stilare la lista degli alimenti nemici della sindrome metabolica, e dunque amici del cuore, è uno studio italiano presentato al congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete (EASD) di Berlino.
«Il nostro gruppo di ricerca - spiega Giuseppe Della Pepa dell’Università Federico II di Napoli - ha recentemente dimostrato come una dieta ricca in polifenoli migliori la concentrazione dei lipidi in fase postprandiale, ma finora non erano mai stati prodotti dati sui possibili effetti di una dieta naturalmente ricca in polifenoli anche sulla composizione delle lipoproteine (HDL, LDL, VLDL) in fase postprandiale». 
Per questo sono stati coinvolte 78 persone tra i 35 e i 70 anni di entrambi i sessi con circonferenza vita elevata e almeno un altro fattore di rischio di sindrome metabolica, randomizzati a seguire una dieta ricca o una dieta povera in polifenoli per 8 settimane. Entrambi i regimi dietetici erano isocalorici e simili per macronutrienti, fibre e vitamine, ma nella dieta ricca in polifenoli era previsto il consumo giornaliero di tè verde deteinato, marmellata di mirtillo, olio extra vergine d’oliva, rucola, caffè decaffeinato, una piccola quantità di cioccolato fondente, carciofi e spinaci. Prima e dopo l’intervento, sono state determinate le concentrazioni di lipidi nelle lipoproteine a digiuno e dopo un pasto ricco in grassi della stessa composizione delle diete assegnate.
I due gruppi di partecipanti al trial hanno seguito facilmente le diete, ma al termine delle 8 settimane solo quella ricca in polifenoli ha determinato dopo il pasto test una riduzione significativa dei lipidi nelle lipoproteine VLDL più grandi e ricche in trigliceridi; ha modificato la composizione delle LDL, arricchendole in trigliceridi; ha ridotto i trigliceridi nelle HDL. Tutti effetti in grado di influenzare positivamente il rischio cardiovascolare.
«Questi risultati - sottolinea Della Pepa - evidenziano chiaramente come una dieta naturalmente ricca in polifenoli possa modulare non solo la concentrazione delle lipoproteine ricche in trigliceridi nella fase postprandiale, ma anche la composizione delle altre lipoproteine, con possibili ricadute benefiche sulla riduzione del rischio cardiovascolare. I risultati dello studio sono stati raggiunti con un quantitativo di polifenoli (circa 3 g al giorno) sicuramente superiore al consumo medio attuale della popolazione occidentale, ma facilmente raggiungibile con cibi naturali tipici della maggior parte delle abitudini gastronomiche e senza alcun tipo di supplemento. Inoltre, l’ottima aderenza dei partecipanti mostra che questo tipo di dieta è fattibile e facilmente accettabile».
«Le alterazioni del metabolismo lipidico in fase postprandiale - avverte Angela Albarosa Rivellese, ordinario di Scienze tecniche dietetiche applicate all’Università Federico II di Napoli e componente della Società italiana di diabetologia (SID) - rappresentano un importante fattore di rischio cardiovascolare indipendente. La dieta è l’approccio più naturale per modulare le alterazioni lipidiche in fase postprandiale e, grazie a componenti come i polifenoli, si possono ottenere effetti benefici multipli».

19/10/2018, 11:44

diabete di tipo2, dimagrimento, EASD



Diabete-tipo-2:-perdere-peso-aumenta-la-probabilità-di-indurre-in-remissione-la-malattia-


 Dimagrire potrebbe cancellare il diabete tipo 2..



Dimagrire potrebbe cancellare il diabete tipo 2, una remissione che dipende dalla capacità delle cellule del pancreas che producono insulina di guarire e funzionare normalmente. A sostenerlo è uno studio britannico presentato al congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete (EASD) a Berlino, che mette in discussione l’attuale certezza scientifica secondo cui questa funzione delle beta cellule pancreatiche è irreversibilmente persa nei diabetici. Secondo la ricerca, coordinata da Roy Taylor dell’Università di Newcastle, la remissione si raggiunge però solo se migliora la funzione delle beta cellule in grado di far ripartire la produzione.
Lo studio Direct, pubblicato su Lancet lo scorso anno, su 298 persone dai 20 ai 65 anni con diagnosi di diabete tipo 2 negli ultimi 6 mesi, mostrava che una dieta ipocalorica per 3-5 mesi, seguita dalla reintroduzione di cibo sano e un supporto a lungo termine per mantenere sotto controllo il peso, ha permesso a quasi metà dei partecipanti (46%) di guarire dal diabete dopo un anno, rispetto ad appena 6 casi (4%) nel gruppo di controllo. Ma per quale ragione la perdita di peso può indurre la remissione del diabete e perché funziona per alcuni individui e non per altri?
Per scoprirlo i ricercatori dell’Università di Newcastle hanno esaminato il contenuto di grasso in fegato e pancreas e la funzionalità delle beta cellule in un sottogruppo di 58 partecipanti: fra questi solo 40 hanno ottenuto la remissione del diabete tipo 2 in un anno di regime alimentare controllato grazie al miglioramento precoce della funzione delle beta cellule: dopo la perdita di peso hanno ricominciato a funzionare di nuovo, mentre lo stesso non si è verificato negli altri pazienti, portatori della malattia da più tempo.
«Più a lungo una persona vive col diabete - avverte Taylor - minore è la probabilità che la funzionalità delle cellule fabbrica-insulina possa essere recuperata. La raccomandazione a perdere peso dovrebbe essere rivolta a tutti i pazienti soprattutto al momento della diagnosi».



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