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Malattia di Crohn
La malattia di Crohn è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino (MICI) che può colpire tutto il canale alimentare, dalla bocca all'ano, ma interessa più frequentemente l’ultima parte dell'intestino tenue, l’ileo (ileite), il colon (colite) oppure entrambi (ileo-colite). La malattia di Crohn si presenta prevalentemente fra i 20 e i 25 anni e intorno ai 65 anni, ma può colpire soggetti di tutte le età.
Anche sei sintomi non sono gli stessi in tutte le persone colpite dalla malattia: i più diffusi sono i dolori addominali associati a diarrea e, talvolta, a febbre. Più raramente possono presentarsi dolori alle articolazioni, diminuzione dell'appetito o dimagrimento. Altri segni precoci della malattia possono essere la presenza di fistole anali (canali di comunicazione patologici tra l’ano e la cute circostante) e di ascessi (raccolte di materiale infiammatorio con produzione di pus).
Le cause non sono ancora del tutto conosciute, ciò che limita la terapia medica unicamente all'uso di farmaci in grado di controllare l'infiammazione. Pur non trattandosi di una malattia ereditaria, esiste in qualche misura la predisposizione familiare allo sviluppo della malattia.
La malattia di Crohn può provocare sia complicanze intestinali sia extraintestinali. Tra le prime, la più comune è l’ostruzione intestinale: in questi casi il processo infiammatorio può creare restringimenti di alcuni tratti dell'intestino che possono causare crampi, meteorismo (formazione di gas), distensione addominale fino a nausea e vomito nei casi di ostruzione completa del flusso intestinale (occlusione). L’intervento chirurgico è consigliato quando si verificano episodi ricorrenti di tipo occlusivo o sub-occlusivo. Un'altra complicanza piuttosto frequente è rappresentata dalle perforazioni che possono dar luogo a imponente sanguinamento rettale, anche se in genere ha carattere più graduale. Anche "ascessi addominali" e "fistole" sono caratteristici della malattia di Crohn nel 25% circa dei malati. 
Altre complicanze sono le fistole e gli ascessi, i cui sintomi dipendono dalla localizzazione anatomica. Generalmente un ascesso può provocare febbre, dolore addominale e distensione localizzata, e può risolversi spontaneamente oppure può rendersi necessario un intervento chirurgico (incisione). 
La cura di una fistola richiede la vera e propria rimozione della parte d'intestino gravemente infiammata, dalla quale trae origine. In alcuni casi, tuttavia, le fistole possono guarire dalla combinazione della terapia medica con il riposo dell'intestino (sospensione dell'alimentazione orale).
Le complicanze della malattia di Crohn possono interessare anche cute, bocca e occhi, così come le grosse articolazioni. Le infiammazione delle articolazioni nei pazienti con malattia di Crohn sono più frequenti, la malattia è correlata anche a malattie del fegato, calcoli nella cistifellea e renali a causa del cattivo assorbimento di alcune sostanze.
Non esiste ancora una terapia farmacologica risolutiva, le terapie sono indirizzate al controllo dei sintomi, al mantenimento della remissione e alla prevenzione delle ricadute. Esiste una terapia della fase acuta in cui sono impiegati aminosalicilati (mesalazina o 5-ASA), cortisonici o antibiotici e una terapia di mantenimento della remissione in cui è usato il solo acido 5-aminosalicilico (5-ASA) o, nei casi più gravi, la 6-mercaptopurina (immunosoppressore). L'assunzione di 5-ASA è anche consigliata subito dopo l'intervento per allungare i tempi di remissione della malattia. 
Recentemente anche in Italia si è reso disponibile un nuovo farmaco biologico, infliximab, costituito da un anticorpo monoclonale contro il fattore di necrosi tumorale (TNF), una citochina coinvolta nei meccanismi scatenanti il processo infiammatorio della malattia di Crohn. 
Questa terapia viene indicata nel trattamento della malattia di Crohn in fase attiva di grado severo, in pazienti che non hanno risposto alla terapia con cortisonici e/o immunosoppressori; nel trattamento della malattia di Crohn fistolizzante in pazienti che non ha risposto a un adeguato ciclo di terapia convenzionale.
Peraltro non vi sono problemi a formare una famiglia, in quanto la possibilità che un figlio sviluppi la malattia è molto bassa. Gli uomini con malattia di Crohn sono di solito fertili, sebbene in rari casi l'assunzione di particolari farmaci possa transitoriamente alterare la funzionalità degli spermatozoi. 
Le donne possono condurre una gravidanza senza complicanze, purché il concepimento avvenga in un periodo di remissione. È stato dimostrato, inoltre, che i farmaci comunemente usati per controllare la sintomatologia sono innocui, tanto per la madre quanto per il bambino. 
 
 
Articolo pubblicato il 16/11/2015

MALATTIE INTESTINALI

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