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SALUTE CHE FARE!

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La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

Progetto realizzato da MediaSalus Srl 

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Le tappe dell'alimentazione











L’alimentazione è una funzione che si sviluppa a tappe attraverso una partecipazione sempre più attiva e razionale da parte del bambino, sempre più autonoma fino al completo svincolo dal rapporto con chi fornisce il cibo.
Durante la gravidanza il bambino vive una totale simbiosi con il corpo materno, una fusione in cui il sé e l’altro sono ancora indistinti e nel quale il suo nutrimento è strettamente dipendente dal corpo e dal controllo materno. La nascita segna l’inizio di un percorso graduale di separazione-individuazione che verrà ulteriormente sancito dall’introduzione di cibo dall’esterno.

I passi principali sono i seguenti:
1. Allattamento al seno o artificiale
In questa fase il bambino necessita di un soddisfacimento del bisogno entro tempi di attesa brevi, con rispetto di fisiologiche oscillazioni di appetito, in ambiente tranquillo e che la figura di accudimento non sia presa da eccessiva ansia, ma predisponga e partecipi ad un clima generale di serenità e quiete.
2. Svezzamento e introduzione dell’uso del cucchiaio
Questo è un momento molto delicato, di cambiamento sia per la mamma sia per il bambino, si passa dal contatto diretto al contatto mediato, da un contatto caldo e morbido ad un oggetto freddo, duro e dai margini netti.
3. Passaggio ad una graduale crescente autonomia, dal farsi imboccare al mangiare da soli.
4. Progressiva scomparsa equazione “cibo=mamma”.

Le abitudini alimentari nascono in famiglia, le fasi di allattamento e svezzamento segnano già importantissime basi per le future abitudini alimentari.
Con l’ingresso alla scuola materna (3-4 anni) il bambino si trova di fronte a nuove proposte e a nuovi modelli alimentari. Ciò può essere l’inizio di conflitti, capricci e disregolazioni che si manifestano con rifiuto di cibo, necessità di una costante negoziazione reciproca mamma-bimbo fino ad arrivare a nuove regolazioni e modalità interattive, ad un progressivo adattamento che deve seguire l’evoluzione maturativa del bambino fino alla sua completa autonomia.

Per alcuni genitori seguire questo percorso di autonomia e facile come è facile sostenerlo ed incoraggiarlo, per altri invece è fonte di disagio, alcuni genitori si trovano impreparati di fronte al rapido evolversi delle cose ed alla rapida crescita e separazione dai propri figli.
Il ruolo materno per eccellenza è quello di “nutrice”, attraverso l’offerta del nutrimento la mamma accudisce, cura, permette una crescita sana del bambino e da tale funzione trae gratificazione, rassicurazione e imposta le basi del futuro rapporto affettivo con il proprio figlio. D’altro canto tale funzione, proprio per i numerosi ruoli che svolge, qualora non proceda come atteso, può essere fonte di intensa preoccupazione, disagio e addirittura rancore nei confronti del mancato “riconoscimento” del ruolo.
Nelle comunicazioni tra genitore e figlio spesso il cibo viene utilizzato mescolando contenuti di diverso livello: di accudimento, di affetto, di colpa, di rabbia, di paura, di punizione (“se non mangi mamma piange”; "se non mangi non vai a giocare”) e così via. È sempre molto pericoloso utilizzare il tema dell’alimentazione in questo modo o far percepire al bambino troppa attenzione e preoccupazione. Il cibo può finire per essere utilizzato come “merce di scambio” dal bambino, situazione su cui poter ricattare il genitore, richiedere la sua attenzione, pertanto è importante che l’ambiguità sul valore del cibo non venga sostenuta primariamente dai genitori.
Da quanto descritto è possibile comprendere quale valenza psicologica abbia il rapporto col cibo e quanto possa influire, nel rapporto futuro con esso e con il proprio corpo, la relazione madre/genitore-neonato.
Un disagio psicologico può rendersi manifesto attraverso uno stile alimentare anomalo e cibo e corpo fanno ingresso in una dimensione simbolica con possibilità che si instaurino quadri clinici seri e di difficile trattamento.
     
A cura della Dr.ssa Ciocca Barbara
Neuropsichiatra Infantile

Pubblicato il 02/04/2015

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