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SALUTE CHE FARE!

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
18/05/2018, 16:25

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Potrebbe servire a ridurre il rischio di fibrillazione atriale (FA), e forse anche di insufficienza cardiaca, il consumo di noci diverse volte alla settimana. A sostenerlo è un ampio studio svedese pubblicato su Heart. 
Secondo Susanna Larsson del Karolinska Institutet di Stoccolma, che ha guidato il gruppo di ricerca, precedenti studi avevano già suggerito le proprietà antiossidanti e antinfiammatorie associate al consumo di noci, in grado di migliorare i valori dei lipidi nel sangue e la funzione endoteliale dei vasi, oltre a prevenire l’aumento di peso corporeo. Ma fino ad oggi non si era mai studiato l’effetto su specifici eventi cardiovascolari. Così i ricercatori hanno rivalutato i dati di 2 studi di coorte su oltre 61 mila persone che avevano completato un questionario sulla frequenza di assunzione di determinati cibi e sono state poi seguite per 17 anni. 
I risultati dell’analisi hanno evidenziato come il consumo di noci sia inversamente associato a rischio di infarto miocardico, insufficienza cardiaca, fibrillazione atriale e aneurisma dell’aorta addominale. Le persone che mangiavano noci tendevano anche a essere più istruite e ad avere stili di vita più sani di quelle che non le includevano la loro dieta. Inoltre, erano meno propense a fumare o ad avere una storia di ipertensione, più magre, fisicamente più attive, bevevano più alcol e mangiavano più frutta e verdura. 
Dopo aver corretto i dati per età, sesso e altri fattori significativi, la maggior parte delle correlazioni con esiti cardiovascolari è risultata più debole. Con una eccezione: l’associazione lineare dose-risposta con la fibrillazione atriale e l’associazione non lineare con l’insufficienza cardiaca. 
In pratica, mangiare noci tre o più volte la settimana era associato ad un rischio di fibrillazione atriale inferiore del 18%. Inoltre, il consumo di noci non è risultato associato a rischio di stenosi della valvola aortica, ictus ischemico o emorragia cerebrale (ictus emorragico). I ricercatori sottolineano di non poter escludere la possibilità che le associazioni osservate siano dovute a ulteriori fattori confondenti non noti, quali reddito e occupazione, ma si dicono convinti della forza dello studio date le grandi dimensioni e il numero elevato di casi di malattie cardiovascolari segnalati. 



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