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SALUTE CHE FARE!

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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
18/05/2018, 16:21

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 Otto persone su cento in tutto il mondo ha sofferto di balbuzie nell’arco della vita, ma l’1,5% non riesce a superare il disturbo nonostante diversi tentativi e buona volontà...



Otto persone su cento in tutto il mondo ha sofferto di balbuzie nell’arco della vita, ma l’1,5% non riesce a superare il disturbo nonostante diversi tentativi e buona volontà. In Italia ne soffre un milione di persone, di cui 150 mila under 18. La balbuzie è un disturbo linguistico molto frequente dall’esordio precoce nel corso dell’infanzia, che spesso regredisce spontaneamente entro i 6 anni. Ad oggi numerosi studi suggeriscono che alla base della balbuzie vi sia un malfunzionamento nel meccanismo di monitoraggio nel processo di produzione del linguaggio.
«La balbuzie - spiega Giovanni Muscarà, ex balbuziente e fondatore di Vivavoce Institute - è un fenomeno complesso e dinamico, caratterizzato da fattori che interagiscono tra loro: problemi motori, linguistici, cognitivi e comportamentali. Un disturbo con un grande impatto sul vissuto delle persone in grado di influenzarne la quotidianità causando frustrazione, vergogna, paura e bassa autostima: fattori che a loro volta aumentano la frequenza e l’intensità della balbuzie. La balbuzie influenza la vita sociale delle persone a partire dall’età scolastica, dove i bambini con questo disturbo sono tre volte più a rischio di bullismo, fino al termine degli studi condizionando l’ingresso nel mondo del lavoro».
Due sono le principali scuole di pensiero per la riabilitazione dalla balbuzie: la prima vede il disturbo come conseguenza di un trauma infantile o di uno stato emotivo alterato, che giustifica l’indagine dei vissuti emotivi legati al trauma; la seconda si basa sull’aggirare i blocchi tipici della balbuzie attraverso tecniche compensative per lo più basate sul canto, quali l’allungamento dei suoni e l’iper-articolazione.
Attualmente però esiste una terza via per superare il disturbo: il Muscarà Rehabilitation Method for Stuttering (MRM-S), in corso di validazione scientifica. A differenza dei classici approcci alla balbuzie, questo metodo si basa su un approccio multidisciplinare e, grazie a un percorso cognitivo-comportamentale, ha come obiettivo il miglioramento della performance articolatoria del linguaggio attraverso l’apprendimento e la pratica di schemi motori più efficaci a livello fonatorio, respiratorio e articolatorio. Riavere la padronanza dei propri movimenti, e quindi anche della propria voce, porta la persona con balbuzie ad affrontare con meno stress e ansia le situazioni quotidiane.
«Il metodo MRM-S - spiega Pasquale Anthony della Rosa, direttore scientifico del Vivavoce Research Institute e ricercatore in Psicologia che collabora con la Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano - si differenzia da altri metodi riabilitativi per l’obiettivo di riacquisire il controllo del proprio modo naturale di parlare attraverso il monitoraggio e il controllo di ogni atto motorio sottostante la produzione del suono, secondo la teoria del motor learning. Per ottenere una rieducazione profonda occorre riprendere il controllo della propria motricità e, una volta acquisita, viene consolidata nei contesti quotidiani anche sotto stress. I primi risultati del percorso di validazione scientifica mostrano come il trattamento abbia un effetto su una componente legata al controllo attentivo in generale e nel controllo del linguaggio. In pratica significa che l’eloquio di un balbuziente può diventare più fluido in quanto si riduce la soglia rispetto alla quale un balbuziente decide se una parola, e il suono legato ad essa, è quella specificamente richiesta e quindi può essere pronunciata».


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