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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
27/04/2018, 12:08

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 Aumenta il rischio di demenza con l’uso a lungo termine di alcuni farmaci utilizzati contro depressione e Parkinson, ma anche per la cura di disturbi alla vescica...



Aumenta il rischio di demenza con l’uso a lungo termine di alcuni farmaci utilizzati contro depressione e Parkinson, ma anche per la cura di disturbi alla vescica. Si tratta di farmaci ad azione anticolinergica, in grado cioè di antagonizzare gli effetti fisiologici dell’acetilcolina, neurotrasmettitore responsabile della trasmissione nervosa a livello centrale e periferico. A sostenerlo sono i ricercatori britannici dell’University of East Anglia, che hanno rilevato un numero più elevato di casi nei pazienti ai quali sono state prescritte grandi quantità di particolari anticolinergici. 
Ma gli esperti avvertono: non bisogna assolutamente smettere di assumerli, poiché i loro benefici potrebbero superare qualsiasi rischio. Ma lo studio non ha riscontrato alcun pericolo con altri medicinali anticolinergici usati per il trattamento di condizioni comuni come febbre da fieno, mal d’auto e crampi allo stomaco.
La ricerca, finanziata dall’Alzheimer’s Society e pubblicata sul British Medical Journal, ha esaminato le cartelle cliniche di quasi 41 mila pazienti tra i 65 e i 99 anni con diagnosi di demenza tra il 2006 e il 2015 confrontandoli con quelli di circa 284 mila controlli senza demenza. Sono state prese in esame oltre 27 milioni di prescrizioni, ciò che ha reso lo studio il più grande nel suo genere sull’impatto a lungo termine dei farmaci anticolinergici in relazione alla demenza. Risultato: il rischio aumenta del 10-13% con un utilizzo compreso fra i 4 e i 20 anni continuativi.
Secondo Carol Routledge, direttore dell’Alzheimer Research UK, lo studio non ha indagato le cause riconducibili alla correlazione tra anticolinergici e demenza, per le quali saranno in futuro necessari ulteriori approfondimenti.


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