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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
23/02/2018, 12:41

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 L’inquinamento da traffico può avere un ruolo attivo nello sviluppo della fibrosi polmonare idiopatica (IPF). È quanto emerge da un’indagine pubblicata sull’European Respiratory Journal, condotta da ricercatori del...



L’inquinamento da traffico può avere un ruolo attivo nello sviluppodella fibrosi polmonare idiopatica (IPF). È quantoemerge da un’indagine pubblicata sull’EuropeanRespiratory Journal,condotta da ricercatori del Centrostudi sanità pubblica dell’Università di Milano-Bicocca e dell’UO Pneumologia dell’Ospedale San Giuseppedi Milano, in collaborazione con l’Università di Harvard. Basandosisu oltre 2000 nuovi casi di malattia registrati in Lombardia fra il 2005 e il 2010,gli studiosi italiani hanno valutato la relazione fra l’insorgenza di IPF e l’esposizionecronica a particolato atmosferico PM10, biossido di azoto e ozono. Ne è emersa un’associazione fra sviluppo dellapatologia e aumento nell’aria del biossido di azoto, il gas prodotto dagli scarichidei motori. Con circa 19 mila pazienti la IPF,caratterizzata dalla sostituzione del tessuto polmonare sano con tessuto cicatriziale,è la malattia respiratoria rara più frequente nel nostro paese che colpisce prevalentemente uomini over 60, fumatori o ex fumatori. Solo una diagnosi precoce permetterebbe di intervenire con terapieadeguate, nonostante la mortalità per fibrosi polmonare idiopatica resti tutt’orapiù alta di quella da tumori. «Il nostro studio mostra, per la prima volta, che lo smog è associato all’insorgenzadi IPF», affermano Sergio Harari,direttore dell’UO Pneumologia dell’Ospedale San Giuseppe di Milano e Giancarlo Cesana, direttore del Centro studi sanità pubblicadell’Università di Milano-Bicocca.«Abbiamo osservato - prosegue Harari- come i soggetti esposti a una concentrazionepiù alta di biossido di azoto abbiano un rischio maggiore di sviluppare IPF. Mentreper PM10 e ozono non sono emerse associazioni significative, i dati hanno evidenziatoche se il livello di esposizione cronica al biossido di azoto si alza di 10 µg/m3,l’incidenza di fibrosi polmonare idiopatica aumenta tra il 4,25 e l’8,41% ed è ancorapiù elevata se i livelli di biossido di azoto superano i 40 10 µg/m3».«La relazione tra esposizione cronica all’inquinamento atmosferico e incidenzadi IPF non era mai stata indagata prima», spiega Cesana. «La Lombardia rappresenta un contesto molto interessanteper studiare questa possibile associazione, poiché la conformazione della vallepadana in generale, e di questa regione in particolare, favorisce il ristagno degliinquinanti atmosferici portando a un elevato livello di inquinamento con concentrazionivariabili da zona a zona».


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