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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
13/02/2018, 11:23

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 C’è il numero 7 al centro della campagna "Hai il diabete? C’è una buona notizia per te", patrocinata dalla Società italiana di diabetologia (SID), dall’Associazione medici diabetologi (AMD) e dalle...



C’èil numero 7 al centro della campagna "Hai il diabete? C’è una buona notizia perte", patrocinata dalla Società italiana di diabetologia (SID),dall’Associazione medici diabetologi (AMD) e dalle rispettive fondazioni diricerca in collaborazione con Lilly. L’obiettivo da raggiungere per i portatoridella malattia è l’emoglobina glicata sotto il 7%. Ma 7 sono anche le regoledella prevenzione e le cose da sapere sulla patologia. Sette, infine, sarannoanche le cose insopportabili che le persone con diabete decideranno attraversoun sondaggio sul sito della campagna informativa
Unamalattia che colpisce sempre più spesso persone ancora attive professionalmentee socialmente. Dai dati dell’ultimo Osservatorio Arno emerge che il 65% deipazienti ha circa 65 anni, ma circa il 35% (più di un milione) è in piena etàlavorativa (20-64 anni), mentre 1 su 5 è intorno agli 80 e il 2% ha meno di 20anni. «Per tutte le persone ancora attive - afferma Giorgio Sesti, dell’UniversitàMagna Graecia di Catanzaro e presidente SID - il diabete rappresenta un limite importante,a volte anche motivo di discriminazione sul posto di lavoro. Tanto che i datoridi lavoro, specie se si tratta di svolgere un’attività non sedentaria o cheprevede turni notturni, considerano le persone con diabete poco affidabili etemono che possano avere malori o problemi». Anchel’abbassamento dell’età media d’insorgenza del diabete è uno degli aspetti che piùpreoccupano gli esperti. «Per gli scorretti stili di vita - spiega DomenicoMannino, presidente AMD e direttore dell’UOC Diabetologia ed endocrinologia alGrande ospedale metropolitano di Reggio Calabria - stiamo registrando un numerocrescente di casi di diabete tipo 2 in età precoce soprattutto nelle città,dove prevalgono sedentarietà e abitudini alimentari poco salutari con costiaggiuntivi sia per le famiglie sia per il SSN». «Primasi va incontro alla malattia, maggiore sarà la sua durata - avverte ancoral’esperto - con pesante impatto sulla qualità di vita del paziente e sui costidiretti e indiretti che dovranno essere sostenuti per la sua gestione: piùvisite mediche, più giornate lavorative perse, complicanze più frequenti (comeinfarto, ictus o insufficienza renale), che costringono i pazienti alprepensionamento o alla richiesta di pensioni di invalidità». Pertutti, soprattutto per i più giovani, è fondamentale seguire regole precise perevitare che la malattia progredisca o provochi altre complicanze. «Sappiamo - sottolineaSesti - che in tutta l’UE, quindi anche in Italia, circa il 40% delle personecon diabete di tipo 2 in trattamento solo con terapie orali non raggiunge iltarget dell’emoglobina glicata inferiore al 7% (6,5% per chi è agli esordidella malattia senza complicanze), necessario secondo le Linee guida per iltrattamento del diabete per avere un buon controllo metabolico ed evitarecomplicanze gravi». Trai motivi di fallimento terapeutico rientra l’abitudine a prescrivere farmaciorali datati, come sulfaniluree e glinidi, il cui uso è associato a rischio diipoglicemia e incremento ponderale, mentre oggi esistono farmaci innovativi nonassociati a rischio di ipoglicemia che contribuiscono anche a ridurre il pesocorporeo. Questenuove terapie, però, non possono essere prescritte dai medici di famiglia chehanno in cura il 50% dei diabetici, ma solo dai diabetologi secondo i quali in Italianon è stata pienamente attuata la gestione integrata prevista dal Pianonazionale del diabete varato dal ministero della Salute e sottoscritto dalleRegioni. «Il Piano - sottolinea Sesti - stabilisce che debba esserci una pienaintegrazione tra medico di famiglia e specialista: ogni volta che c’è un cambiodi terapia o una complicanza il paziente deve essere indirizzato al centro didiabetologia. Purtroppo, questa integrazione si realizza con difficoltà ed èpienamente applicata in poche regioni come Emilia Romagna, Toscana, Veneto eAbruzzo».


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