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SALUTE CHE FARE!

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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
02/02/2018, 12:28

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 Dito a scatto, sindrome del tunnel carpale, rizoartrosi sono le patologie a carico della mano e del polso più diffuse tra i lavoratori del terzo millennio.



Dito a scatto, sindrome del tunnel carpale, rizoartrosi sono le patologie a carico della mano e del polso più diffuse tra i lavoratori del terzo millennio. Se è consuetudine ricercarne le cause scatenanti negli strumenti di lavoro più comuni come pc, smartphone, tablet e mouse, spesso il loro utilizzo scorretto rappresenta solo uno dei fattori scatenanti, ma non la causa che ha provocato la patologia.
«Nel caso specifico di computer e mouse, risalgono agli anni ’90 negli USA le prime cause intentate da dipendenti che imputavano a questi strumenti la causa di problemi a mani e polsi. La maggior parte di queste, però, si conclusero con la vittoria dell’azienda messa sotto accusa» spiega Giorgio Pajardi, direttore dell’UOC Chirurgia e riabilitazione della mano all’Ospedale San Giuseppe dell’Università di Milano. «È bene sottolineare, infatti, come non sia lo strumento tecnico in quanto tale a causare il danno, bensì l’utilizzo scorretto della mano. A lungo andare si può manifestare un’alterazione degenerativa, l’artrosi, non riferibile all’età ma ad un utilizzo sbagliato dell’arto. Una delle forme artrosiche più frequenti da errato e prolungato carico è l’artrosi trapezio-metacarpale, ovvero dell’area dove il pollice si unisce alla mano. Le tecnologie che certamente possono aggravare tale situazione sono i cellulari e i tablet, che richiedono di reggere lo strumento e digitare al tempo stesso, talvolta con la stessa mano, senza un piano di appoggio come avviene invece con la tastiera del computer sulla scrivania».
Nell’ambito delle patologie della mano cosiddette spontanee di origine non traumatica come il dito a scatto o la sindrome del tunnel carpale, si tratta di condizioni riconducibili a gesti scorretti compiuti ripetutamente. «Si crea un insano circolo vizioso in cui il paziente ha un disturbo anche grave, ma non se ne prende carico perché lo considera legato a un fattore esterno al proprio corpo», avverte il chirurgo. «Se poi il problema diventa ingestibile, si reca dal medico restando tuttavia convinto di non poter guarire a causa del proprio lavoro, fino ad arrivare a casi in cui la condizione di malattia viene sfruttata per ottenere vantaggi quali invalidità, benefit o privilegi sul posto di lavoro, legati a patologie specifiche alla mano. Naturalmente, un conto è che la richiesta arrivi da chi svolge lavori cosiddetti manuali, un altro è che a pretenderla sia un impiegato o chiunque svolga professioni a prestazione intellettuale».
La convinzione che la patologia sia correlata alla propria attività lavorativa porta il paziente a non essere collaborativo con lo specialista. Se non c’è la convinzione di poter guarire, non può esserci neanche la motivazione necessaria ad affrontare, per esempio, un periodo riabilitativo strutturato. Così l’individuo si limiterà ad indossare un tutore notturno e una volta tornato il dolore darà la colpa al lavoro senza cercare una guarigione definitiva.
«È fondamentale - suggerisce Pajardi - stimolare chi è colpito da determinate patologie a informarsi correttamente su come correggerle, al di là della propria attività quotidiana. Se pensiamo, per esempio, alla mano del musicista, non è detto che il violinista in quanto tale debba essere colpito da patologie al polso o che il chitarrista soffra di rizoartrosi. Non sono il lavoro o lo sport che creano il problema, ma la predisposizione e una delle applicazioni della mano che il paziente compie quotidianamente in modo errato. È chiaro che, se passa la maggior parte della giornata a ripetere lo stesso gesto, peggiorerà la situazione già patologica. Purtroppo, la quasi totalità delle professioni prevede l’utilizzo del pollice o della mano: se la colpa fosse da imputare al lavoro, quindi, molti pazienti non potrebbero più svolgere alcuna attività. Per fortuna non è così».


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