SALUTE CHE FARE | Testata Giornalistica on-line

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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
07/12/2017, 13:30

mal di scheina, 5 cose da fare, 5 cose da non fare, prevenzione,



Mal-di-schiena,-5-cose-che-il-medico-dovrebbe-fare-e-5-da-evitare-assolutamente


 Il mal di schiena è una sindrome dolorosa molta diffusa che coinvolge milioni di persone, spesso trascurata e sottovalutata. In Italia, è la prima causa di assenteismo dal lavoro e la seconda...



Il maldi schiena è una sindrome dolorosa moltadiffusa che coinvolge milioni di persone, spesso trascurata e sottovalutata. In Italia, è la prima causa di assenteismo dallavoro e la seconda d’invaliditàpermanente. Chi non ha avuto almenouna volta nella vita il mal di schiena? Molte persone che ne vengono colpitesuperano il problema in alcune settimane, ma pochi si rivolgono al medico perrisolverlo.

«Fermo restando che la prevenzione restadi primaria importanza per combattere il mal di schiena – avverte Amedeo Costantini, direttore dell’UO Terapia delDolore dell’Ospedale di Chieti – ci sono 5 cose da fare e5 da NON fare per salvaguardare la salute del paziente.


DA EVITARE:

  1. eseguire esami diagnostici non necessari, in particolare risonanza magnetica (RMN) e tomografia computerizzata (TC)
  2. prescrivere farmaci senza visitare il paziente
  3. prescrivere riposo assoluto
  4. consigliare di svolgere le normali attività quotidiane (“andrà via da solo, così come è venuto”)
  5. considerare come causa del mal di schiena l’eventuale reperto strumentale, quando non collegabile alla clinica (per esempio ernia discale in L1-L2 in paziente con sciatalgia).

DA CONSIGLIARE:

  1. raccogliere un’anamnesi accurata e visitare attentamente il paziente
  2. valutare la presenza di “red flags” (ovvero di segni clinici spia di patologie anche gravi, che richiedono approfondimento diagnostico immediato) e, in tal caso, avviare il paziente ad indagini strumentali mirate
  3. prescrivere terapie farmacologiche e/o terapie invasive tenendo in considerazione le eventuali comorbidità e le eventuali altre terapie in corso
  4. eseguire terapie interventistiche in condizioni di sicurezza (ambulatorio chirurgico, sala operatoria, sala radiologica) e sotto controllo radiografico e/o ultrasonografico
  5. rivalutare il paziente dopo alcuni giorni di terapia e, comunque, dopo l’esecuzione di procedure interventistiche.

Paziente avvisato, mezzo salvato.



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