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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
24/11/2017, 17:23

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 Nonostante oggi siano ben tollerate, le lenti a contatto rappresentano comunque un dispositivo protesico in grado di introdurre una serie di modificazioni anche molto rilevanti alla superficie oculare.



Nonostante oggi siano ben tollerate, le lenti a contatto rappresentano comunque un dispositivo protesico in grado di introdurre una serie di modificazioni anche molto rilevanti alla superficie oculare. Per questa ragione, i portatori di lenti a contatto dovrebbero seguire alcune semplici regole per minimizzare i rischi per gli occhi.
«La prima raccomandazione è di sottoporsi a una visita oculistica di idoneità dal medico oftalmologo, evitando di affidarsi a figure tecniche che non hanno le competenze adatte» spiega Pasquale Troiano, direttore dell’Istituto di oftalmologia F. Trimarchi all’Ospedale Fatebenefratelli di Erba e consigliere della Società oftalmologica italiana (Soi). «La visita ha l’obiettivo di verificare la presenza di eventuali fattori di rischio e capire se la lente a contatto può essere portata con tranquillità o se bisogna adottare particolari accorgimenti, come ridurre il numero di ore di applicazione in chi ha problemi di natura allergica. Una volta idonei, sarà il medico oculista a orientare il paziente verso la tipologia di lente (che potrà essere rigida, morbida o gas-permeabile) più adatta allo specifico tipo di occhio».
La lente a contatto morbida è certamente la lente a contatto preferibile nella stragrande maggioranza dei casi. La lente rigida è riservata ai casi in cui la morbida per motivi tecnico-strutturali risulterebbe inadeguata: l’esempio classico è l’occhio con cheratocono, cioè una deformazione della cornea tale non poter essere corretta da una lente morbida. Le tipologie di lente morbide si differenziano poi per la durata: possono infatti essere a ricambio giornaliero, settimanale, quindicinale, mensile e trimestrale. Raramente si va oltre come durata, a differenza di alcuni anni fa, perché occorre ricordare che le lenti morbide a lungo andare diventano un ricettacolo di germi, per quanto sia accurata la loro manutenzione. Più rapido è il ricambio più sicura è la lente.
Una volta scelta la lente a contatto più adatta, è importante sottoporsi a una visita medica oculistica periodica di controllo, la prima 6 mesi dopo la prescrizione e le successive con cadenza annuale, per verificare che l’occhio stia bene con le lenti a contatto. Acquistate le lenti, il primo obiettivo per il portatore sarà quello di imparare a indossarle e a rimuoverle senza esitazioni, per esempio nel caso in cui diano fastidio o sia presente un corpo estraneo nell’occhio. Per maneggiare le lenti e tutto ciò che riguarda la loro conservazione (flaconi per la manutenzione, contenitori, ecc. è assolutamente necessario avere le mani pulite. Immediatamente prima, occorre quindi lavare e asciugare accuratamente le mani. 
«Raccomandare il lavaggio delle mani può apparire scontato - sottolinea Troiano - mentre raccomandarne l’asciugatura lo è certamente meno: pochi ci pensano, ma l’acqua che può rimanere sulle dita dopo il lavaggio non è sterile. La soluzione migliore è quindi utilizzare tovagliette usa e getta in carta, evitando asciugamani e getti d’aria che possono essere contaminati da una notevole carica batterica».
Altre raccomandazioni fondamentali per la salute dell’occhio riguardano la gestione delle lenti monouso, pensate per essere indossate la mattina e tolte la sera. Una volta rimosse, le lenti monouso non sono più utilizzabili e vanno pertanto buttate, perché le loro caratteristiche costruttive non ne permettono una corretta manutenzione senza un conseguente danneggiamento.
«Occorre ricordare anche una semplice norma per garantire alla superficie oculare una corretta ossigenazione», avverte l’oftalmologo. «Quella di applicare le lenti a contatto il più tardi possibile dopo il risveglio e rimuoverle il più precocemente possibile prima di dormire. Il motivo per cui, dopo pochi minuti di applicazione, la presenza della lente non si avverte più è che essa riduce così tanto la concentrazione di ossigeno a livello della superficie oculare che le terminazioni nervose della cornea smettono di funzionare. Una mancanza di ossigenazione simile si riproduce quando la palpebra è abbassata, anche se una minima concentrazione di ossigeno sulla superficie oculare è garantita dai vasi sanguigni della palpebra superiore». 
È quindi fortemente consigliabile lasciare qualche ora gli occhi senza lenti durante la veglia, evitando così una condizione di ipossia cronica della superficie oculare che può condurre a una serie di problematiche anche abbastanza rilevanti sul piano clinico. Pericolosissimo è il pisolino con le lenti a contatto applicate: prima di dormire, anche se per poco tempo, è assolutamente necessario rimuovere le lenti a contatto.
Infine, una norma che può sembrare di buon senso, ma che viene spesso disattesa: quando si avverte un qualsiasi disturbo agli occhi, bisogna evitare d’indossare le lenti. È esperienza comune per gli oculisti visitare pazienti che si presentano in ambulatorio con gli occhi in pessimo stato, ma con ancora le lenti indossate.
Da alcuni anni, poi, sono presenti anche lenti a contatto "multifocali" che permettono di compensare la presbiopia. Come gli occhiali multifocali queste lenti non sono facilmente tollerate con un elevato tasso di abbandono. Recentemente è stata realizzata una nuova tipologia di lente a contatto in grado di compensare la presbiopia senza avere i disturbi caratteristici delle lenti multifocali. Si tratta delle cosiddette lenti "afocali" (un brevetto integralmente italiano), caricate con lacrime artificiali a base di acido ialuronico che vengono rilasciate sull’occhio per effetto del movimento della palpebra durante l’ammiccamento. Ciò consente un’adeguata lubrificazione della superficie oculare, aumentando il livello di tolleranza di queste lenti nei soggetti over 40, un’età in cui possono presentarsi le prime manifestazioni di "occhio secco" con conseguenti problematiche. 



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