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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
29/09/2017, 17:34

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Il-caffè-protegge-dalla-malattia-di-Parkinson?-Ni,-anzi-è-ancora-tutto-da-dimostrare


 Chi beve caffè è meno a rischio di ammalarsi di Parkinson? Come ci racconta con dovizia di particolari dalle pagine di Neuroscienze del Corriere della Sera...



Chi beve caffè è meno a rischio di ammalarsi di Parkinson? Come ci racconta con dovizia di particolari dalle pagine di Neuroscienze del Corriere della Sera il neurologo Cesare Peccarisi, dell’Istituto di ricerca Besta di Milano, gli studi su questa ipotesi non si contano. Nel 2012 un gruppo di ricercatori londinesi diretti da Alastair Noyce dell’University College di Londra ne contavano già 3856, da cui ricavarono una metanalisi pubblicata sugli Annals of Neurology secondo cui grazie al caffè il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson cala dello 0,67%. Uno dei primi è stato uno studio pubblicato nel 2000 su JAMA dai ricercatori del Department of Veterans Affairs di Honolulu diretti da Weber Ross, secondo cui 4-5 once di caffè (circa 4-5 tazzine) al giorno sembrano ridurre di 5 volte il rischio di Parkinson. L’effetto si presenta anche quando la caffeina non proviene dal caffè, ma da altre fonti quali per esempio alcune bevande. I ricercatori americani hanno cercato anche di capire se altre sostanze contenute nel chicco di caffè, come la niacina, potessero essere responsabili dell’effetto, ma non hanno trovato alcuna correlazione significativa.
Ora, un articolo pubblicato su Neurology da un gruppo di ricercatori canadesi e brasiliani delle Università di Toronto, Manitoba, Calgary, Ottawa, Vancouver, Paraná e Cutiriba), diretti da Ronald Postuma dell’Università di Montreal, smentirebbe anni di ricerche, indicando per il caffè un’azione cosiddetta di "causalità inversa", già invocata da altri per il fumo, anch’esso a lungo considerato protettivo per questa malattia. «In sostanza - spiega Peccarisi - chi sta sviluppando il Parkinson va incontro, ancora nella fase prodromica (ovvero prima che compaiano i sintomi classici), a una minor tollerabilità per la caffeina così come per la nicotina, provandone minor desiderio e traendone minor giovamento». La repulsione per il caffè, cioè, sarebbe associata al rischio di Parkinson. 
«Ma ciò non vuol dire che il caffè prevenga la malattia, bensì che fra chi ha piacere a bere caffè e fumare è improbabile che si sviluppi questa malattia. Cioè il piacere di bere caffè è tipico di una certa conformazione del sistema nervoso - conclude il neurologo milanese - che porta a non essere colpiti dalla malattia, a prescindere dal numero di tazzine consumate».


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