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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
22/09/2017, 13:02

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 Dopo i recenti fatti di cronaca che hanno visto coinvolta la morte di una coppia di coniugi veneti in vacanza in Trentino a Folgaria...



Dopo i recenti fatti di cronaca che hanno visto coinvolta la morte di una coppia di coniugi veneti in vacanza in Trentino a Folgaria, un’altra famiglia è finita in ospedale per un avvelenamento da falso zafferano, chiamato anche "zafferano bastardo": il colchico d’autunno (Colchicum autumnale). A differenza dello zafferano vero (Crocus sativus), pianta commestibile della famiglia delle Iridaceae, il colchico autunnale della famiglia delle Liliacee è estremamente velenoso. 
«È vero che sono molto simili - avverte Mauro Serafini, ordinario di Botanica farmaceutica all’Università La Sapienza di Roma - ma quando si decide di assaggiare delle piante è fondamentale conoscerle, sapere cioè il periodo di fioritura, il loro aspetto e i luoghi in cui crescono».
Il colore violetto di entrambi può far confondere, ma i modi per distinguerle ci sono. «Innanzitutto è molto difficile trovare lo zafferano in alta montagna» sottolinea l’esperto. «Nel Nord Italia poi non cresce quasi mai». (A meno che non lo si coltivi appositamente, come hanno sperimentato alcune start up di giovani nelle campagne della Brianza e del Varesotto, NdR). Il fiore dello zafferano presenta 3 stami o stimmi, mentre il colchico autunnale ne ha 6. La fioritura di quest’ultimo avviene da agosto a settembre, mentre lo zafferano fiorisce tra la fine di ottobre e la prima metà di novembre.
«Il colchico d’autunno contiene la colchicina, un veleno mitotico - spiega il professore - in grado di bloccare la divisione delle cellule. A piccole dosi, e sempre solamente sotto controllo medico, viene usato nell’omeopatia per rallentare i processi metabolici che portano alla formazione dell’acido urico, in pratica un buon rimedio contro la gotta».
Gli effetti collaterali, provocati dall’ingestione di parti di questa pianta, sono quelli tipici dell’avvelenamento con dolori acuti non controllabili: nausea, diarrea, vomito e dolori addominali. Se l’intossicazione è acuta si rischia anche di morire. In genere il decesso sopraggiunge in seconda o terza giornata per collasso cardiocircolatorio o shock settico.


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