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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
27/07/2017, 13:58

strategia antinfiammatoria, attivit fisica, attivit fisica nel piano terapeutico, stimolazione interleuchine antinfiammatorie, inibizione sostanze proinfiammatorie, TNF-alfA, il-6,il-10,



Infiammazione-cronica,-attività-fisica-efficace-contro-diabete-e-cardiovasculopatie


 Rappresenta una potente strategia antinfiammatoria la pratica regolare di attività fisica, tanto da poter essere integrata nel piano terapeutico del paziente affetto da patologie cardiovascolari e metaboliche...



Rappresenta una potente strategia antinfiammatoria la pratica regolare di attività fisica, tanto da poter essere integrata nel piano terapeutico del paziente affetto da patologie cardiovascolari e metaboliche. A sostenerlo è una revisione sistematica della letteratura condotta da Bente Klarlund Pedersen, del Centro dell’infiammazione e del metabolismo/Centro per la ricerca sull’attività fisica (Cim/Cfas) all’Università di Copenaghen, i cui risultati sono stati pubblicati sull’European Journal of Clinical Investigation. Dati da non sottovalutare, secondo il ricercatore danese, in quanto uno stato di infiammazione cronica generale è sempre presente nello sviluppo e nella progressione di malattie croniche come il diabete di tipo 2 e le cardiovasculopatie. 
L’infiammazione cronica di tutto il corpo predispone l’individuo alla progressiva comparsa di insulino resistenza, dislipidemia, disfunzione endoteliale, accelerazione dei meccanismi di aterosclerosi, degenerazione nervosa, anemia e danno muscolare. Tutti fattori che contribuiscono all’insorgenza di disabilità e a riduzione dell’attività fisica, con conseguente accumulo di grasso viscerale e ulteriore innalzamento dell’infiammazione sistemica. Un circolo vizioso difficile da fermare, come il cane che si morde la coda.
«Gli studi sul corpo umano - spiega Klarlund - hanno rivelato come l’esercizio fisico sia in grado di stimolare la produzione di livelli moderati-alti di citochine, quali l’interleuchina 6 (IL-6) e l’interleuchina 10 (IL-10), caratterizzate da un’azione antinfiammatoria diretta capace di inibire sostanze proinfiammatorie come il fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α) e di stimolare la produzione di un’altra citochina (IL-1RA) in grado di bloccare gli effetti proinfiammatori di citochine come IL-1 alfa e IL-1 beta. Inoltre, l’IL-6 sembra avere un impatto diretto sul glucosio e sul metabolismo lipidico. Senza contare gli effetti antinfiammatori indiretti a lungo termine sulla riduzione del grasso viscerale».
Insomma, meglio muoversi di più - oltretutto divertendosi magari all’aria aperta - che prendere pillole antinfiammatorie dall’effetto limitato nel tempo e con effetti non sempre salutari nel lungo termine.



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