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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
05/05/2017, 13:53

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 È fondamentale per la salute scheletrica la vitamina D, il cuiruolo fisiologico e nel trattamento della fragilità scheletrica è confermato dalle più recenti evidente scientifiche, come attesta il documento messo a punto dal Gruppo di studio italiano



È fondamentale per la salute scheletrica la vitamina D, il cuiruolo fisiologico e nel trattamento della fragilità scheletrica è confermato dalle più recenti evidente scientifiche, come attesta il documento messo a punto dal Gruppo di studio italiano sull’osteoporosi da glucocorticoidi e sull’endocrinologia dello scheletro (Gioseg).«Ci sono evidenze ormai consolidate che l’ipovitaminosi D sia dannosa per il metabolismo osseo, quale importante fattore concausale di fragilità scheletrica e rischio di fratture, in grado di vanificare soprattutto nella popolazione anzianal’effetto dei farmaci contro l’osteoporosi» sottolinea Andrea Giustina, ordinario di Endocrinologia e metabolismo dell’Università Vita e Salute San Raffaele di Milano e presidente Gioseg. «In caso di diagnosi di ipovitaminosi D è necessarioiniziare la supplementazione di colecalciferolo come raccomandato dalle linee guida di riferimento, da somministrare con la frequenza e alle dosi richieste dalla severità della ipovitaminosi».Al di là di diverse definizioni di “ipovitaminosi”, si può affermare che valori circolanti di 25-OH vitamina D <30 ng/mL sono sfavorevoli per salute ossea, ridotto assorbimento di calcio e scarsa mineralizzazione ossea. «Nonostante l’ipovitaminosi D riguardi il 70% della popolazione italiana, è bene sottolineare che la vitamina D non è l’unico fattore che aiuta a preservare la massa ossea»,aggiunge Giustina. «La vitamina D è legata a doppio filo con il fabbisogno di calcio e con il suo introito giornaliero, fondamentale ai fini dell’efficacia terapeutica. Il calcio, a differenza della vitamina D, può essere integrato con l’alimentazione: è essenziale quindi per il paziente un corretto regime alimentare che preveda il giusto apporto di calcio. Talmente essenziale che la somministrazione del colecalciferolo, in presenza di un basso introito di calcio, non è efficace».Purtroppo, nonostante la latitudine geografica favorevole, gli italiani soffrono di ipovitaminosi D anche in giovane età per una serie di ragioni: il poco tempo trascorso all’aperto, l’uso di filtri solari e l’inquinamento atmosferico sono un ostacolo alla produzione di vitamina D a livello cutaneo grazie ai raggi solari. Quello che si può assumere con la dieta (olio di pesce, pesce azzurro molto grasso come lo sgombro) non è sufficiente a compensare il deficit con aumentodelle prescrizioni di integratori. «La supplementazione di vitamina D – avverte Giustina – è una vera e propria terapia e come tale va trattata. L’appropriatezza prescrittiva è un nodo fondamentale: a seconda che si debba trattare o prevenire una condizione di carenza, è sempre bene diversificare e personalizzare i dosaggi ormonali in base all’età e alla presenza di patologie concomitanti. Comunque dosi giornaliere di colecalciferolo <800 UI sono inefficaci per prevenire le fratture, ma attenzione anche ai dosaggi elevati somministrati in boli che possono determinare un fenomeno di inibizione paradossa della mineralizzazione».



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