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La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
28/03/2015, 13:16

mielofibrosi, ruxolitinib, tumori, tumori del sangue, cancro, oncologia,



Disponibile-in-Italia-un-farmaco-innovativo-che-rivoluziona-il-trattamento-della-mielofibrosi


 È finalmente disponibile in Italia ruxolitinib,per il trattamento della mielofibrosi e rimborsato dal sistema sanitario nazionale (Ssn).



È finalmente disponibile in Italia ruxolitinib, il primo farmaco approvato nel 2011 dalla Food and Drug Administration (Fda) americana e nel 2012 dall’European Medicines Agency (Ema) per il trattamento della mielofibrosi e rimborsato dal sistema sanitario nazionale (Ssn). Si tratta, per ora, dell’unico farmaco ad aver dimostrato di aumentare significativamente la sopravvivenza nei malati di mielofibrosi rispetto alle cure mediche standard, grazie all’inibizione selettiva delle Janus chinasi (JAK) 1 e 2 (enzimi non recettoriali in grado di trasdurre i segnali cellulari mediati da citochine).
«La mielofibrosi – spiega l’ematologo Alessandro Maria Vannucchi dell’Università di Firenze – è un raro tumore ematologico che colpisce le cellule staminali del midollo osseo dalle quali hanno origine le cellule del sangue come i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. La sua incidenza è di un caso ogni 100.000 individui con una sopravvivenza media dei pazienti intorno ai 5 anni e, nei casi più gravi, inferiore ai 2 anni».
«Gli studi clinici condotti su oltre 500 pazienti con mielofibrosi – ha sottolineato Francesco Passamonti, direttore dell’UOC di Ematologia dell’AO universitaria Ospedale di Circolo di Varese – hanno dimostrato come il farmaco sia in grado di ridurre rapidamente la splenomegalia del 50%, così come i sintomi invalidanti correlati alla malattia quali prurito, febbre e sudorazione notturna, dolore osseo e muscolare, distress addominale e fatigue. Il più grande vantaggio derivante dall’utilizzo del farmaco è, però, l’aumento della sopravvivenza con una riduzione della mortalità persino del 52% rispetto alla migliore terapia convenzionale».


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