SALUTE CHE FARE | Testata Giornalistica on-line

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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
07/04/2017, 18:29

alimentazione, glutine,



Aumenta-il-rischio-di-diabete-tipo-2-con-un-consumo-“disinvolto”-di-alimenti-gluten-free


 Se il consumo di alimenti senza glutine anche tra le persone non celiache o intolleranti al glutine è oggi molto diffuso...



Se il consumo di alimenti senza glutine anche tra le persone non celiache o intolleranti al glutine è oggi molto diffuso, tale abitudine potrebbe tuttavia aumentare il rischio di sviluppare diabete tipo 2. A sostenerlo è uno studio portato a termine da ricercatori Usa coordinati da Geng Zong, del Dipartimento di Nutrizione dell’Università di Harvard a Cambridge, secondo i quali mangiare più glutine può essere associato a un minor rischio (meno 13%) di diabete di tipo 2. 
Gli alimenti gluten free spesso contengono una quantità inferiore di fibre, vitamine e minerali, tale da renderli meno nutrienti. Una ragione più che sufficiente per convincere le persone non celiache a riconsiderare i limiti all’assunzione di glutine, in un’ottica di prevenzione delle malattie croniche, soprattutto del diabete. Nella ricerca che ha coinvolto quasi 200 mila persone è emerso che la maggior parte di loro consumava una quantità di glutine inferiore a 12 g al giorno: chi ne mangiava di più mostrava un rischio ridotto di sviluppare diabete di tipo 2 nei 30 anni successivi all’inizio dello studio. Inoltre, chi assumeva meno glutine tendeva a introdurre meno fibre cereali, noto fattore di protezione contro il diabete. In conclusione, le persone che consumavano più glutine avevano una probabilità inferiore del 13% di sviluppare diabete di tipo 2, rispetto a quelle nella fascia più bassa di assunzione della proteina.


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