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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
17/03/2017, 12:15

rischio cardiorenale, angiotensina, salute, farmaci, reni,



Farmaci-antipertensivi,-rischio-cardiorenale-anche-per-piccoli-aumenti-della-creatinina-sierica


 Si associerebbe a un significativo aumento del rischio cardiorenale la comparsa di aumenti anche modesti della creatinina nei pazienti in terapia con inibitori del sistema renina-angiotensina.



Si associerebbe a un significativo aumento del rischio cardiorenale la comparsa di aumenti anche modesti della creatinina nei pazienti in terapia con inibitori del sistema renina-angiotensina. A sostenerlo è uno studio di Morten Schmidt del Dipartimento di Medicina interna dell’Ospedale regionale di Randers, in Danimarca, pubblicato sul British Medical Journal.
Secondo i ricercatori gli inibitori dell’enzima di conversione (ACEI) e i farmaci che bloccano il recettore dell’angiotensina (ARB), comunemente prescritti per ipertensione e insufficienza cardiaca, possono provocare un improvviso declino della funzione renale con conseguente insufficienza d’organo dopo l’inizio della cura a causa della costrizione dell’arteriola efferente mediata dall’angiotensina II. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che i pazienti posti in terapia nella pratica clinica sono più anziani con più patologie concomitanti dei partecipanti arruolati in studi controllati e randomizzati. 
Dall’analisi delle cartelle cliniche di circa 120 mila pazienti in terapia con ACEI o ARB dalle quali rilevare il dosaggio della creatinina sierica prima e 2 mesi dopo l’inizio della cura emerge che a rischio di malattia renale - ma anche di infarto miocardico, scompenso cardiaco e mortalità per tutte le cause - non è solo chi ha registrato aumenti della creatinina del 30% o superiori, ma anche incrementi più piccoli del 10-19%. Un risultato che suggerisce la revisione delle attuali linee guida ritenute in qualche modo insufficienti. 


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