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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
06/03/2017, 17:19

mercurio, alimentazione. SLA, sclerosi laterale amiotrofica,



Il-mercurio-presente-nel-pesce-e-in-altri-prodotti-ittici-può-raddoppiare-il-rischio-di-SLA


 L’introduzione di alti livelli di mercurio con l’alimentazione, per esempio attraverso il consumo di pesce e altri prodotti ittici, potrebbe esporre la popolazione generale ad un rischio doppio di ammalarsi di...



L’introduzione di alti livelli di mercurio con l’alimentazione, per esempio attraverso il consumo di pesce e altri prodotti ittici, potrebbe esporre la popolazione generale ad un rischio doppio di ammalarsi di sclerosi laterale amiotrofica (SLA), una grave malattia neurodegenerativa che colpisce quasi 5 mila italiani tra 40 e i 70 anni con 1000 nuovi casi l’anno. Conosciuta come "morbo di Lou Gehrig", dal nome del giocatore statunitense di baseball che ne fu colpito, o anche "malattia di Charcot", dal neurologo francese che perprimo la scoperse alla fine dell’800, è caratterizzata dalla progressiva paralisi muscolare, causata dalla degenerazione dei motoneuroni nella corteccia motoria primaria, nel tratto corticospinale e nel midollo spinale.A sostenere la pericolosa relazione con il mercurio, che giunge alla ribalta dopoaltri inquinanti tossici ambientali quali piombo e alcuni pesticidi, è un recente studio americano coordinato da Elijah Stommel del Dartmouth College di Hanover, nel New Hampshire, su 518 partecipanti 294 dei quali affetti da SLA. 
La ricerca, che sarà presentata al 69° Congresso annuale dell’American Academy of Neurology di Boston, ha evidenziato come animali marini al vertice della catena alimentare (squali, palombo, pesce spada, tonno, ecc.), vivendo più a lungo di altre specie, riescano ad accumulare altissimi livelli di mercurio nei loro tessuti soprattutto se pescati in aree di mare particolarmente inquinate. Secondo i ricercatori statunitensi, chi consuma regolarmente pesce e prodotti ittici rientra in quel 25% di popolazione generale esposta tutto l’anno all’inquinamento da mercurio che vede raddoppiato il rischio di SLA rispetto a coloro che ne consumano quantità inferiori. A dimostrarlo sono i numeri: il 61% dei partecipanti allo studio con SLA rientrava in quella quota del 25% di popolazione esposta tutto l’anno al mercurio, mentre solo il 44% dei partecipanti non affetti da SLA rientrava nella stessa classificazione. Particolarmente interessante è il dosaggio di mercurio effettuato in tutti i soggetti a livello delle unghie dei piedi, quasi a rappresentare il termometro dell’avvelenamento progressivo dell’organismo da parte di questo metallo pesante dagli effetti neurotossici devastanti.


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