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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
06/03/2017, 11:00

bone edema, osso, dolori articolari,



Dietro-la-comparsa-improvvisa-di-forti-crisi-dolorose-dell’osso-può-celarsi-l’edema-osseo


 Fitte e dolori sono i primi sintomi del cosiddetto bone edema, cioè l’edema dell’osso, una patologia fino a poco tempo fa sottovalutata o confusa con altre problematiche di tipo articolare.



Fitte e dolori sono i primi sintomi del cosiddetto bone edema, cioè l’edema dell’osso, una patologia fino a poco tempo fa sottovalutata o confusa con altre problematiche di tipo articolare. «Per anni abbiamo attribuito la responsabilità di dolori articolari improvvisi, provenienti in particolare dal ginocchio, a menischi, cartilagini o ad altre strutture articolari senza capire quale fosse la loro vera causa» spiega Massimo Berruto, responsabile della SSDChirurgia articolare del ginocchio dell’Istituto Gaetano Pini-CTO. «Grazie alla risonanza magnetica (RM) l’attenzione del mondo radiologico, ortopedico e reumatologico si è concentrata sempre di più sul "bone edema", laddove aree di osso limitrofe all’articolazione (ginocchio, anca, caviglia) assumono un aspetto diverso, più sfumato, di colore grigio chiaro rispetto alla circostante area di osso che appare invece di colore grigio scuro tendente al nero. Nella maggior parte dei casi quell’area grigia chiara corrisponde alla sede del dolore».A carico del ginocchio gli edemi possono manifestarsi in seguito a traumi contusivi o distorsivi, oppure ad improvvisi cedimenti strutturali. «La maggior parte degli edemi - sottolinea Pietro Randelli, direttore della I Clinica di Ortopedia e traumatologia dell’Università di Milano e presidente della Società italiana di chirurgia del ginocchio, artroscopia, sport cartilagine e tecnologie ortopediche (Sigascot) - si verifica in pazienti over 50 in cui un iniziale stato artrosico può determinare un cedimento dei menischi, un danno a livello della cartilagine, una microfrattura ossea. Tutti eventi che si traducono in un sovraccarico dell’osso spugnoso al di sotto della cartilagine, con un una sua temporanea sofferenza e il conseguente sviluppo di un edema più o meno diffuso».Ad esserne maggiormente colpite sono soprattutto le donne fra i 50 e i 70 anni,in sovrappeso, ma anche gli sportivi over 50 e i runner. «Da un giorno all’altro ilpaziente riferisce la comparsa di un dolore articolare improvviso, non relazionato a traumi, molto intenso, senza apparenti cause scatenanti e particolarmente acuto nelle ore notturne» precisa Berruto. «La diagnosi viene sempre effettuata con RM, esame che se eseguito troppo precocemente potrebbe non evidenziare immediatamente l’edema. Gli edemi ossei possono infatti manifestarsi anche 6 settimane dopo la comparsa di dolore». L’approccio terapeutico all’edema osseo ricalca quello alla frattura, che contempla soluzioni sia farmacologiche sia chirurgiche. Come il trattamento con farmaci già utilizzati per l’osteoporosi (neridronati) messo a punto da Massimo Varenna, responsabile della SS Diagnosi e cura dell’osteoporosi e malattie metaboliche del Day Hospital di Reumatologia del Pini-CTO e uno dei massimi esperti internazionali nel campo della terapia farmacologica dell’edema osseo, che si è rivelato efficace nell’80% dei casi.Giorgio Cavazzini205/03/2017
«In seguito alla diffusione e all’elevata incidenza di questa patologia, spesso è necessario anche intervenire chirurgicamente» avverte Bruno Marelli, direttore del Dipartimento di Ortotraumatologia dell’ASST Pini-CTO. «Tra le tecniche più recenti per l’intervento all’anca e al ginocchio c’è la "core decompression", che consiste nella  perforazione dell’osso sofferente in modo da rivitalizzarlo riducendone la pressione locale e stimolando la rivascolarizzazione, e la "subchondroplasty", cioè il riempimento e il rinforzo dell’osso sofferente con osso sintetico». L’evoluzione dell’edema osseo infatti può essere duplice: se riconosciuto e trattato in tempo può regredire nel giro di qualche mese senza lasciare tracce, restituendo il paziente a una qualità di vita sovrapponibile a quella precedente alla comparsa del dolore. Un risultato raggiungibile nell’80% dei casi. In caso contrario o con edemi particolarmente diffusi e aggressivi, l’evoluzione dell’edema osseo può essere negativa: l’edema si riduce fino a scomparire, ma lascia un’area di osteonecrosi. «Paragonandolo ad un infarto del miocardio - conclude Berruto - l’osteonecrosi è una pastiglia di osso e cartilagine morta, non più vitale. In questi casi il dolore persiste e molto spesso è necessario ricorrere a un rivestimento dell’area di necrosi con una protesi».


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