SALUTE CHE FARE | Testata Giornalistica on-line

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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
31/01/2017, 11:56

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Bufale-sanitarie,-arriva-il-decalogo-per-difendersi-di-Ibsa-e-Cittadinanzattiva-presentano


 Supera l’88% la quota degli degli italiani (il 93,3% tra le donne) che cercano informazioni di salute sul web.



Supera l’88% la quota degli degli italiani (il 93,3% tra le donne) che cercano informazioni di salute sul web. E il 44% di loro ritiene che rivolgersi a internet sia poco o per nulla rischioso. In pratica, queste persone non mostrano preoccupazione per le bufale che circolano in rete e sui social network. Inoltre, quasi uno su due si affida ai primi risultati dei motori di ricerca senza riflettere sulla veridicità delle fonti. Sono solo alcuni dei dati del sondaggio commissionato da Ibsa Foundation for Scientific Research e promosso insieme a Cittadinanzattiva su un campione di 802 cittadini. 
«L’enorme possibilità offerta dalla rete in tema di disponibilità di informazioni può trasformarsi in un pericolo se gli utenti non sono in grado di valutare l’affidabilità di quello che trovano» spiega Silvia Misiti, direttore Ibsa. Incrociando i dati relativi alla frequenza di utilizzo del web nella ricerca di informazioni sulla salute e il grado di fiducia della rete stessa, emerge che gli intervistati di 24-34 anni vedono nella rete un "supporto", ma sono più "diffidenti" rispetto agli intervistati di 45-54 anni. "Diffidenti a priori" (usano poco il web e lo percepiscono come fonte "ad alto rischio") sono, invece, gli over65. Notevoli anche le differenze rispetto al titolo di studio: a ricorrere alla rete in cerca di informazioni sulla salute è il 96% dei laureati contro il 24,5% di chi ha la licenza elementare. Scarsa anche l’attenzione verso le fonti: il 44% si affida per abitudine ai primi risultati della pagina con una differenza rilevante tra i giovani di 18-24 anni (55%) e gli over 65 (22,7%). 
«È soprattutto quando il cittadino è a caccia di informazioni di salute sul web che le nozioni di base diventano l’unica arma per difendersi da informazioni parziali o scorrette» spiega Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. «Ma quando parliamo di "health literacy" non ci riferiamo solo a questo: maggiori competenze significano anche un migliore rapporto tra medico e paziente, un circolo virtuoso che spesso si traduce in una terapia più efficace e quindi una salute migliore. È una materia di cui in Italia si parla ancora troppo poco, ma che ha e avrà una rilevanza sempre maggiore». E proprio per imparare a difendersi dalle bufale in rete e dalle incomplete informazioni, arriva anche il primo decalogo sulla "health literacy". 

Tra i consigli principali

prestare massima attenzione alle fonti, privilegiando le pagine ufficiali di organizzazioni riconosciute e affidabili; 

fare attenzione a forum e blog, fonti "insidiose" che suscitano empatia, ma non è detto abbiano affidabilità scientifica; 

controllare la data di pubblicazione dei contenuti che potrebbero non essere più attuali; non cercare solo conferme;

fare attenzione all’effetto paura quando cerchiamo sul web sintomi (veri o presunti). E ancora: non vergognarsi di chiedere al medico di ripetere, se parla rapidamente o con termini troppo tecnici; 

farci accompagnare da qualcuno nelle visite più importanti; 

ripetere quello che si è capito rispetto alla patologia e al percorso di cura prima di congedarci dal medico; 

capire a cosa servono i farmaci che si prendono.

Infine diffidare dei siti che dicono come curarci, ma confrontarsi con un professionista da cui ricevere informazioni e cure adatte a caso.


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