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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
20/01/2017, 13:53

patologie cardiocircolatorie, malattie cardiovascolari, infarto, ictus,



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 È in costante aumento il numero di persone che si ammalano ogni anno di patologie cardiocircolatorie con un impatto significativo sull’aspettativa di vita.



È in costante aumento il numero di persone che si ammalano ogni anno di patologie cardiocircolatorie con un impatto significativo sull’aspettativa di vita. Le malattie cardiovascolari rappresentano, infatti, la prima causa di morte in molti paesi europei e si prevede che nel 2030 i decessi aumenteranno da 17 milioni l’anno a 23 milioni. Un tributo che pesa oggi ben 20 miliardi di euro in Italia tra costi diretti e indiretti per affrontare tale emergenza sociale. In Italia, secondo i dati 2014 dell’Istituto superiore di sanità, ben 127 mila donne e 98 mila uomini muoiono ogni anno per ictus e cardiovasculopatie, tra cui infarto e scompenso; inoltre, molte di questi decessi avvengono prima dei 60 anni. 
Alla luce dell’impatto di queste patologie sulla vita lavorativa e dei costi previdenziali che ne derivano, oltre che della recente manovra finanziaria la quale con la legge di stabilità 2017 potenzia il ruolo del welfare aziendale, risulta sempre più evidente come aziende e istituzioni ricoprano un ruolo centrale nella promozione della salute a partire da quella dei propri dipendenti. «La promozione di una sempre più forte cultura della prevenzione cardiovascolare è un passo fondamentale verso un approccio congiunto tra aziende e istituzioni e più efficace a queste patologie in costante aumento», afferma Emanuela Folco, presidente della Fondazione italiana per il cuore che già nel 2015 aveva avviato la campagna di prevenzione "Lavora con il Cuore" con l’obiettivo di valutare i principali fattori di rischio cardiovascolare tramite un semplice test del sangue. 
In Italia i costi diretti delle malattie cardiovascolari per il SSN ammontano a circa 16 miliardi di euro l’anno, cui si aggiungono circa 5 miliardi di euro di costi indiretti per perdita di produttività. «La spesa annuale complessiva in Italia per invalidità previdenziale ammonta a circa 10 miliardi di euro che sale a 16 miliardi per invalidità assistenziali, voci di costo per lo Stato molto impegnative e comunque non esaustive in considerazione del fatto che non tengono conto dei lavoratori del settore pubblico e che mancano informazioni e dati riguardanti le assenze da lavoro per malattia», spiega Massimo Piccioni, coordinatore generale medico legale Inps Roma. In questo contesto è fondamentale considerare una redistribuzione delle risorse a favore di una maggiore allocazione sul versante della prevenzione, come investimento volto ad evitare l’invalidità».
Favorire politiche e azioni di prevenzione è possibile attraverso diverse azioni, tra cui, in particolare per le malattie CV, la principale è garantire l’aderenza alla terapia. È dimostrato, infatti, che una più efficace prevenzione, unita ad una migliore adesione alle terapie per coloro che sono in trattamento, è in grado di ridurre la spesa pubblica. «Un recente studio italiano del 2015 sull’impatto di una corretta adesione terapeutica per la cura nello studio della sola ipertensione, uno dei fattori di rischio predominanti delle malattie cardiovascolari, ha dimostrato come in 5 paesi europei un’adeguata aderenza alla terapia si associ a un miglioramento dello stato di salute dei pazienti con un risparmio di risorse significativo per il sistema sanitario. In una proiezione a 10 anni è stato calcolato che il raggiungimento di un livello di aderenza alla terapia del 70% in Italia (contro il solo 40-41% attualmente registrato nel nostro paese), determinerebbe un risparmio pari a circa 100 milioni di euro. 
Il tutto, ovviamente accompagnato da un miglioramento dello stato di salute dei pazienti. 
«Prevenzione, corretta gestione del paziente e corretta somministrazione delle tecnologie e delle terapie possono dunque incidere positivamente innanzitutto sul miglioramento dell’efficacia dell’intervento e della qualità di vita del paziente e garantire, nel medio-lungo periodo, anche una riduzione importante della spesa sanitaria, previdenziale e dei costi sostenuti direttamente dalle famiglie», precisa Francesco Saverio Mennini, direttore del Centre for Economic Evaluation and HTA (EEHTA) dell’Università Tor Vergata di Roma. «In Italia solo il 14% del totale della spesa pubblica è dedicato alla salute: siamo un paese, dunque, che non spende molto in questo ambito (ben al di sotto della media dei paesi Ocse), segno anche questo della necessità di incrementare le politiche di prevenzione».


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