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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
13/01/2017, 16:28

fibrosi del fegato, infantile, obesit, alimentazione,



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 È stata messa a punto dai ricercatori dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma una nuova terapia in grado di sconfiggere la fibrosi del fegato grasso infantile...



È stata messa a punto dai ricercatori dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma una nuova terapia in grado di sconfiggere la fibrosi del fegato grasso infantile migliorando in maniera significativa i parametri metabolici. A dimostrarlo è una sperimentazione clinica, pubblicata su Plos One, condotta per la prima volta al mondo su 43 bambini con steatoepatite non alcolica (NASH) associata a deficit di vitamina D, una patologia destinata ad evolvere tragicamente in cirrosi epatica.
Paradossalmente si tratta di un fenomeno legato all’epidemia di obesità in crescita nella popolazione pediatrica: l’aumento del numero dei bambini con sovrappeso e obesità nei paesi industrializzati ha portato al parallelo aumento di casi di fegato grasso non associato ad abuso di alcolici (NAFLD). In Italia si stima che ne sia affetto circa il 15% dei bambini, con punte dell’80% tra gli obesi. Più della metà dei bambini con fegato grasso presenta anche carenza di vitamina D. Le caratteristiche di questa diffusa patologia vanno dall’accumulo di grasso nelle cellule del fegato, in quantità superiore al 5% del peso (steatosi epatica semplice), a forme più severe (steatoepatite), che possono progredire sin dall’adolescenza verso la fibrosi e successivamente alla cirrosi epatica.
Proprio come gli adulti, anche i bambini con fegato grasso possono presentare sintomi di danno metabolico caratterizzati da aumento della circonferenza addominale, ipertensione arteriosa, insulino-resistenza e ipercolesterolemia (condizioni che aumentano il rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 2), sindrome metabolica o malattie cardiovascolari. 
Sulla base di uno studio del 2014 che aveva evidenziato la correlazione tra bassi livelli di vitamina D e fibrosi epatica, medici e ricercatori dell’ospedale capitolino hanno dimostrato per la prima volta in campo pediatrico che la somministrazione per 6 mesi di una miscela di acido docosaesaenoico (DHA) e vitamina D induce un miglioramento significativo dei parametri metabolici (come la riduzione della resistenza insulinica periferica, dei valori ematici di trigliceridi e transaminasi).
L’assunzione combinata di questi due principi attivi blocca, inoltre, l’attività delle cellule responsabili della produzione e dell’accumulo di collagene nel fegato, portando ad un rimodellamento e quindi a una risoluzione della componente fibrotica del fegato stesso. «La sperimentazione clinica del Bambino Gesù - spiega Valerio Nobili, responsabile dell’UO di Malattie epatometaboliche dell’Ospedale del Gianicolo - ha dimostrato per la prima volta che la terapia combinata con DHA e vitamina D può ridurre la progressione del danno epatico agendo sulla fibrogenesi».
«Per il futuro - conclude l’esperto - stiamo già lavorando a una terapia che, oltre alla somministrazione di vitamina D e DHA, preveda anche quella di specifici probiotici. Riteniamo infatti sia questa la strada migliore e più veloce per giungere non solo a bloccare lo sviluppo della fibrosi e il progredire della malattia epatica, ma a farla regredire fino alla completa guarigione».


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