SALUTE CHE FARE | Testata Giornalistica on-line

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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
16/12/2016, 16:31

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 Fare attività fisica non fa affatto male a un cuore malandato. Anzi, è una delle più valide terapie per la riabilitazione, una vera e propria medicina per le persone che hanno subito un infarto



Fare attività fisica non fa affatto male a un cuore malandato. Anzi, è una delle più valide terapie per la riabilitazione, una vera e propria medicina per le persone che hanno subito un infarto, un intervento di bypass coronarico o un impianto di "stent". Tanto da ridurre del 25% il numero totale di decessi per cause cardiovascolari, le recidive di infarto e le riospedalizzazioni. 
Una percentuale significativa, considerando che nell’Unione europea le malattie coronariche sono il killer numero uno con 1,95 milioni di decessi l’anno. Senza dimenticare l’elevato costo di queste patologie pari a 60 miliardi di euro l’anno. Anche se le linee guida dell’Oms raccomandano 30 minuti di attività fisica giornaliera, moderata o vigorosa, tra chi soffre di malattie cardiovascolari, secondo gli esperti solo 1/3 dei pazienti cardiovascolari che potrebbero beneficiare della riabilitazione cardiovascolare segue un programma specifico. 
La riabilitazione cardiaca basata sull’esercizio fisico è il cuore del Progetto "Take Heart", sviluppato in accordo con il programma Erasmus+ Sport, per aumentare la consapevolezza dell’importanza dell’attività fisica per migliorare il proprio stato di salute. L’iniziativa, sviluppata nel biennio 2015-2016 in Austria, Italia, Norvegia, Polonia e Ungheria, ha monitorato e valutato la situazione nei diversi paesi per identificare e condividere le buone pratiche di riabilitazione cardiaca, sfatando così i luoghi comuni che condannavano i cardiopatici a una vita piena di rinunce. 
«Tutti siamo ormai consapevoli che l’attività sportiva svolge un ruolo significativo per aiutarci a mantenere un elevato livello di salute - afferma Alessandro Biffi, responsabile del Servizio di sport-terapia, prevenzione cardiovascolare e promozione della salute IMSS Coni - ma non è ancora altrettanto diffuso il concetto che per un malato di cuore l’esercizio fisico sia una vera e propria medicina e come tale vada prescritto, con le relative indicazioni, dosaggio, controindicazioni e precauzioni d’uso. Esattamente come un farmaco». 
«La riabilitazione cardiovascolare è un intervento multidisciplinare con un approccio globale. I pazienti lavorano a fianco di un team di professionisti sanitari (tra cui cardiologi, specialisti in medicina dello sport, psicologi, fisioterapisti, terapisti della riabilitazione, terapisti occupazionali, dietisti), che definiscono un programma a lungo termine con valutazioni mediche e prescrizione dell’esercizio. Ma anche educazione sanitaria e counselling, supporto psicologico e sociale». 
«I dati della letteratura scientifica sono numerosi e permettono di affermare che la riabilitazione cardiovascolare è una pratica sicura» ricorda Massimo Santini, past-president della World Society of Arrhythmias (WSA). «Oggi, purtroppo, solo 1/3 di coloro che potrebbero beneficiare della riabilitazione cardiovascolare segue uno specifico programma basato sull’esercizio fisico. Mentre la platea degli "interessati" è in crescita, sia a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento di obesità e diabete sia perché sempre più persone sopravvivono agli eventi coronarici acuti grazie ai progressi nell’approccio terapeutico farmacologico e strumentale». 
«Il primo passo dunque è cambiare mentalità» avverte l’esperto. «Devono farlo in primis i pazienti e i loro familiari, ma anche gli stessi medici, in modo che questo processo di riabilitazione cardiovascolare avvenga con efficacia e sicurezza, fornendo anche supporto psicologico al paziente».



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