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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
16/12/2016, 16:07

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Come-ridurre-l’esposizione-all’inquinamento-“indoor”-negli-ambienti-domestici


 Evitare alti valori di temperatura e umidità nelle abitazioni, utilizzare la cappa o la ventola aspiranti quando si cucina, effettuare sempre una corretta e periodica manutenzione degli impianti...



Evitare alti valori di temperatura e umidità nelle abitazioni, utilizzare la cappa o la ventola aspiranti quando si cucina, effettuare sempre una corretta e periodica manutenzione degli impianti di condizionamento, rimuovere i tappeti ricettacolo di polvere, utilizzare aspirapolveri di buona qualità, rispettare la normativa sul divieto di fumo in tutti gli ambienti pubblici. 
Sono solo alcune delle regole contenute nel decalogo "Indoor Air Quality", presentato alla Camera dei Deputati dalla Società italiana di medicina ambientale (Sima) Onlus. Secondo l’ultimo rapporto OMS l’inquinamento atmosferico (outdoor e indoor) è il principale fattore di rischio ambientale per la salute della popolazione mondiale. «Tra il 1930 e il 2000 la produzione globale di sostanze chimiche prodotte dall’uomo è aumentata da 1 a 400 milioni di tonnellate l’anno - ha affermato Alessandro Miani, presidente Sima Onlus - e negli ultimi 50 anni l’uomo ha immesso nell’ambiente circa 80 mila nuove sostanze chimiche». 
L’aria interna è fondamentalmente la stessa di quella esterna, ma cambiano quantità e tipi di contaminanti. I principali inquinanti dell’aria indoor, agenti chimico-fisici (gas di combustione, particolato atmosferico disperso nell’aria, composti organici volatili o COV, idrocarburi policiclici aromatici, fumo passivo da combustione di tabacco, radon) e biologici (batteri, virus, pollini, acari, residui biologici e composti allergenici) hanno effetti sul sistema respiratorio, provocano allergie e asma, disturbi a livello del sistema immunitario. Hanno anche effetti nocivi sul sistema cardiovascolare e sul sistema nervoso, oltre che su cute e mucose esposte. 
Gli agenti biologici inquinanti negli spazi indoor sono molto eterogenei e comprendono pollini e spore delle piante, batteri, funghi, alghe e alcuni protozoi. La loro presenza è ricollegabile a un eccesso di umidità e ad una ventilazione inadeguata che causa la concentrazione degli inquinanti, sia chimici sia biologici, e permette di controllare la temperatura e l’umidità all’interno degli edifici. Infatti, sono numerosi gli studi che hanno individuato una relazione tra la ventilazione delle case e le condizioni di salute delle persone che le abitano. L’aria indoor può anche essere più inquinata dell’aria ambiente, perché gli inquinanti esterni vengono intrappolati e accumulati, oltre che per la presenza di inquinanti propri delle abitazioni. Inoltre, le varie attività umane (cottura dei cibi, pulizia della casa, ecc.) contribuiscono all’emissioni di ulteriori inquinanti.

La qualità dell’aria negli ambienti interni diventa quindi cruciale per la salute e il benessere soprattutto nei paesi sviluppati. «Si calcola che ogni persona trascorra tra l’80 e il 90% della propria giornata all’interno di edifici, respirando circa 22 mila volte» ha commentato la senatrice Loredana De Petris. È evidente, dunque, come l’ambiente cosiddetto "indoor" rappresenti un elemento centrale nella prevenzione dai danni dovuti all’inquinamento».

Dal punto di vista normativo, manca oggi in Italia una legislazione organica di riferimento, benché esistano leggi specifiche per alcuni inquinanti indoor (amianto, COV, fumo passivo, radon) e riferimenti nazionali quali le Linee guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati (Accordo Stato-Regioni del 27/09/2001) e le Linee di indirizzo per la prevenzione nelle scuole dei rischi indoor per allergia e asma (Accordo 18/11/2010).
«Pur essendo sostanzialmente simile la composizione dell’atmosfera - ha evidenziato ancora De Petris - alcune specificità e la diversa concentrazione degli agenti inquinanti richiedono un’attenzione specifica a tale ambiente: attenzione ravvisabile, sinora, più da parte del singolo cittadino che nell’azione delle istituzioni, troppo spesso incapaci di concepire l’inquinamento in una visione sistemica. È necessario dunque attivarsi quanto prima per elaborare una normativa nazionale organica, in grado di garantire uniformità nei livelli di tutela anche nell’ambiente indoor».
L’obiettivo finale del decalogo redatto da Sima Onlus è proporre un’omogeneità di azioni a livello nazionale, i cui risultati potranno portare ad appropriate strategie di sanità pubblica mirate alla riduzione dell’esposizione negli ambienti indoor della popolazione ed in particolare dei gruppi più suscettibili e quindi più a rischio per i quali sono necessarie maggiori cautele. «Ad essere più esposti ai rischi dovuti alla cattiva areazione della casa sono i bambini - aggiunge Miani - perché hanno una frequenza respiratoria maggiore a quella degli adulti e il loro sistema respiratorio, ancora in fase di sviluppo, li rende più esposti alle allergie. Nei locali dove soggiornano o riposano i bambini è consigliato areare i locali per ottenere il completo ricambio dell’aria ogni 4 - 6 ore indipendentemente dal volume dei locali. La temperatura ideale per la cameretta del bambino è compresa tra i 18° e i 20° con un tasso di umidità tra il 45% e il 55%».
«La cultura della prevenzione ambientale, importante e più che mai necessaria, deve accompagnarsi a un nuovo modo di intendere il rapporto con l’ambiente circostante e con gli altri esseri umani» conclude l’esperto. «Solo così potremo ridurre il rischio ambientale che sempre più spesso è causato dall’inerzia di politica e Istituzioni e da malcostume di molti italiani».


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