SALUTE CHE FARE | Testata Giornalistica on-line

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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
25/11/2016, 17:50

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 Telefonate e sms ogni ora, mail e chat di lavoro che "intasano" lo smartphone, riunioni in videoconferenza e aggiornamenti notturni...



Telefonate e sms ogni ora, mail e chat di lavoro che "intasano" lo smartphone, riunioni in videoconferenza e aggiornamenti notturni. Con la diffusione di Internet e delle nuove tecnologie il tecnostress minaccia i lavoratori: mal di testa, stanchezza cronica, ansia, ipertensione, attacchi di panico, disturbi cardiaci, gastrite e persino depressione. «Ma la valutazione del rischio tecnostress nel lavoro digitale ora è obbligatoria», spiega Enzo Di Frenna, presidente di Netdipendenza Onlus, ideatore di un metodo made in Italy di valutazione del rischio per le aziende. «Lo dice chiaramente il DL 81 del 2008 (tutela della salute e sicurezza dei lavoratori): informatici, giornalisti, analisti finanziari, infomarketer, grafici, operatori di call center, e decine di altre professioni che utilizzano le nuove tecnologie connesse al Web, devono rivolgersi al proprio datore di lavoro (imprenditore) e pretendere la valutazione del tecnostress». 
Nel caso del tecnostress c’era un vuoto metodologico poiché il decreto legislativo 81 è uscito nel 2008 e la tecnologia cosiddetta "touch" non esisteva all’epoca in modo così diffuso. Questo vuoto è stato colmato da Netdipendenza Onlus, che ha effettuato il primo progetto di valutazione del tecnostress in una società per azioni in campo informatico, creando un metodo e un’apposita "Check List TecnoStress" premiato dall’Inail nel 2015, all’interno della campagna europea Eu-Osha per la prevenzione dello stress lavoro correlato. Dal 23 novembre questo metodo è disponibile online sul sito valutazionetecnostress.it. Dunque niente più scuse: se si non valuta il rischio tecnostress per la tutela della salute di dirigenti e lavoratori, si rischia la violazione della normativa e - come sottolinea l’ex giudice Raffaele Guariniello (autore della prima sentenza sul TecnoStress) - multe salate. 
«In Italia una sentenza della Procura di Torino ha dichiarato che il tecnostress è una nuova malattia professionale», spiega Di Frenna. «Nel 2014 l’Inail, durante un congresso di medici del lavoro a Rimini, ha preso una posizione netta: si tratta di una malattia professionale "non tabellata" (onere della prova a carico del lavoratore), ma è un rischio concreto nel lavoro moderno, in cui tutti usano computer, telefono cellulare, tablet, Internet e flussi enormi di informazioni digitali».


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