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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
25/11/2016, 16:45

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Influenza-in-Rete,-ancora-tanta-incertezza-ma-salgono-i-favorevoli-alla-prevenzione


 Non ha fatto ancora la sua comparsa in "grande stile" il virus dell’influenza 2016, ma intanto cavalca il Far Web...



Non ha fatto ancora la sua comparsa in "grande stile" il virus dell’influenza 2016, ma intanto cavalca il Far Web. A trattare intensamente il tema sono i social italiani, che lo fanno parlando soprattutto di cura e poco di prevenzione. Solo il 19,5% degli italiani dichiara infatti di prevenire l’influenza, mentre il 15,5% parla esplicitamente di vaccino. Una percentuale ancora bassa, che però nel 2016 è aumentata di circa il 3% rispetto al 2015. Diminuisce invece di circa il 5% la quota di utenti che afferma di non curarsi né di fare prevenzione, oggi pari al 24,1%. Sono questi i primi dati della fotografia che Voices from the Blogs, spin-off dell’Università Statale di Milano, ha scattato grazie all’analisi di oltre 700 mila post, news e pagine pubblicate in rete dal 1° settembre al 15 novembre 2016, messi a confronto con quelli pubblicati nello stesso periodo dello scorso anno.

«In generale, i forum sono associati alle discussioni sui farmaci perché è il luogo virtuale in cui chiedere consigli pratici per curare lo stato influenzale, mentre nei social network prevale l’aspetto di prevenzione», spiega Andrea Ceron del Dipartimento di Scienze sociali e politiche all’Università di Milano e coordinatore dell’indagine. «Oltre il 56% delle volte in cui si parla di influenza si citano farmaci e cure, ma solo nel 19,5% la prevenzione». 
La scarsa attitudine verso la protezione allarma gli esperti, soprattutto quest’anno per il quale l’OMS ha previsto che in inverno circoleranno 2 nuovi virus che potrebbero rendere l’epidemia più aggressiva: A/Hong Kong/4801/2014 (H3N2) e B/Brisbane/60/2008.
«Negli ultimi anni - avverte Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (ISS) - si è registrato un progressivo calo delle vaccinazioni soprattutto nella popolazione anziana, ma a partire dall’anno scorso la curva si sta rialzando. Nonostante questo, siamo ancora piuttosto lontani dall’obiettivo di vaccinare il 75% della popolazione a rischio, come raccomandato dal ministero della Salute. Per esempio nella stagione 2015-2016 abbiamo raggiunto solo il 50% della copertura».
«Gli ultimi dati della rilevazione Influnet, aggiornati al 16 novembre, mostrano un progressivo aumento dei casi di malattie riconducibili a stati influenzali e parainfluenzali, che hanno superato quota 189 mila. Non siamo ancora in grado di accertare quanti di loro siano da virus influenzale, ma sappiamo che il picco del contagio è atteso fra dicembre e gennaio e le categorie a rischio sono ancora in tempo per proteggersi con il vaccino».
Peraltro i vantaggi del vaccino sono chiari anche nel mondo dei social: secondo l’analisi "Social Flu", l’atteggiamento nei confronti del vaccino antinfluenzale è prevalentemente positivo (50,2%) o neutrale (38,8%). Tra chi esprime chiaramente un’opinione positiva, il 26,8% mette in evidenza la capacità del vaccino di limitare il contagio, il 24,2% dichiara di non ammalarsi più, il 17,8% sostiene che sia importante per gli anziani. 
«La nostra esperienza - afferma Tommasa Maio, responsabile area vaccini della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) mostra come la comunicazione, basata sul rapporto fiduciario tra medico di famiglia e paziente, può giocare un ruolo essenziale nell’aumentare la cultura delle prevenzione. È essenziale che il medico, sulla base del quadro clinico del paziente che ha di fronte, possa scegliere il vaccino più adatto ed efficace per quel tipo di soggetto».
Gli anziani che navigano in rete sembrano, peraltro, avere opinioni più decise della popolazione generale: l’indagine individua una quota di commenti positivi del 69%, sostenuti dall’idea che il vaccino sia importante proprio per la loro fascia di età (33,7%), e diminuisca rischio di complicanze (25,8%) e mortalità (25,1%). Il "sentiment" negativo, invece, riguarda effetti collaterali (50,3%) e paura che il vaccino sia responsabile di malattie più gravi (26,3%), mentre il 23,4% sostiene che sia utile solo per gli anziani particolarmente fragili. «Si tratta naturalmente di false paure, - sostiene Michele Conversano, specialista in Igiene e Medicina preventiva e direttore ASL Taranto, nonché presidente HappyAgeing - gli studi scientifici e la pratica clinica hanno dimostrato nel corso degli anni la sicurezza e la tollerabilità dei vaccini antinfluenzali».  Proteggere gli anziani dalle complicanze dell’influenza è uno degli obiettivi principali della campagna vaccinale: ogni anno sono circa 8 mila le persone che muoiono a causa delle complicanze causate dall’infezione influenzale. Tra i vaccini disponibili quello adiuvato con MF59 si è dimostrato più efficace nell’abbassare il rischio di complicazioni nella popolazione anziana.
«È soprattutto negli anziani che il vaccino influenzale adiuvato ha dimostrato di evocare una risposta immunitaria significativamente superiore rispetto ai vaccini trivalenti convenzionali», sottolinea ancora Conversano. «La vaccinazione adiuvata, inoltre, offre una copertura anche nei confronti di ceppi influenzali non inclusi nella formulazione del vaccino, ma che circolano durante l’inverno. In questo modo, si riesce a ridurre del 25% il rischio di ricovero ospedaliero per influenza e polmonite negli over 65. Non dimentichiamo che la sicurezza del vaccino adiuvato, che viene utilizzato in Italia da quasi 20 anni, è provata da test effettuati su oltre 40 mila persone. Per non parlare del profilo di tollerabilità, confermato dalle oltre 80 milioni di dosi distribuite in tutto il mondo».
«Alla luce della sua efficacia, tollerabilità e sicurezza e in un’ottica di appropriatezza vaccinale - conclude l’esperto - il vaccino adiuvato va considerato lo strumento preventivo d’elezione nella fascia degli ultrasessantacinquenni».


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