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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
04/11/2016, 13:13

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 Si inizia con un caffè, preparato con capsule in plastica, per passare poi al pranzo trasportato in ufficio con portapranzo in plastica e una bottiglietta d’acqua, magari riciclata per trasportare tè verde e tisane...



Si inizia con un caffè, preparato con capsule in plastica, per passare poi al pranzo trasportato in ufficio con portapranzo in plastica e una bottiglietta d’acqua, magari riciclata per trasportare tè verde e tisane. Plastica da bandire? Nulla di apparentemente pericoloso, ma l’onnipresenza delle plastiche non va sottovalutata.  
«Contenitori e imballaggi di plastica sono sicuri, se usati correttamente. Ma micro-quantità di plastificanti comunque migrano nei cibi. La questione dell’accumulo, se i prodotti a contatto con la plastica sono tanti, va dunque considerata» avverte Giacomo Dugo, docente di chimica degli alimenti dell’Università di Messina, che da 25 anni studia questi temi insieme alla sua équipe di cui fanno parte Giusy Di Bella e Marcello Saitta. 
Una linea di ricerca nata quasi per caso quando, dopo la decisione della Coca-Cola di non importare più dalla Sicilia gli oli essenziali di agrumi (presenti nella loro ricetta) risultati contaminati, è iniziata l’indagine degli scienziati. Il gruppo di studio di Dugo riuscì ad individuare di cosa si trattava, ovvero plastificanti, e a scoprire come c’erano finiti considerando che gli oli erano contenuti in contenitori d’acciaio.
«Abbiamo scoperto che il passaggio attraverso i tubi da travaso, in plastica, faceva migrare negli oli queste sostanze: una vera minaccia anche per il produttore, visto che costano circa 100 euro a litro. Oggi sappiamo che nel processo produttivo tutti i materiali degli strumenti che l’alimento incontra devono essere considerati». Da allora molte sono state le ricerche come quelle sulla moka classica, che al cambio di guarnizioni può rilasciare plastificanti nei primi passaggi, o sulle capsule in plastica del caffè. 
«In Italia il problema è stato affrontato a livello normativo dal 1973, con limiti previsti per i contenitori senza alcun problema per la salute. E anche la normativa comunitaria, giunta nel 2011, tutela i consumatori», spiega l’esperto. Bottiglie, vaschette e altri contenitori vengono prodotti in base a quello che dovranno contenere, così da contenere la migrazione di plastificanti nei limiti (o al di sotto) dei livelli già prudenziali di legge. Ma è necessario usare la plastica correttamente e assicurarsi che sia prodotta in Europa. 
«Esistono prodotti un po’ più a rischio, quelli acidi o grassi, che vanno conservati in contenitori realizzati appositamente», spiega Dugo. La plastica delle bottigliette d’acqua, per esempio, non è uguale a quella di bibite gassate e acide. «Bisogna considerare poi che questi contenitori sono monouso, non vanno riutilizzati all’infinito neppure per prodotti di diverso tipo. Riempire diverse volte con acqua di rubinetto le bottiglie di acqua minerale non è una buona idea, così come non lo è esporle alla luce o al caldo eccessivo». 
Un grave errore, poi, è usare la plastica destinata all’acqua per contenere olio, aceto, tè al limone. Mentre, in generale, limitare l’uso di questi materiali a tavola è una buona pratica. «Non ci sono problemi se i consumi sono limitati. Una bottiglietta di tè da 200 mL e tre caffè con cialde di plastica in una giornata non pongono problemi, aggiunge Dugo. «Ma un po’ di attenzione è utile, anche per una questione di riduzione dell’inquinamento che offre alcuni suggerimenti per limitare la presenza delle plastiche a tavola». 
I piatti di plastica, per esempio, andrebbero limitati o sostituiti con quelli oggi disponibili di carta. E comunque sono da utilizzare solo per alimenti freddi e non grassi. «La lasagna bollente - sottolinea lo specialista - è una pessima idea. Se si preferisce l’acqua di rubinetto meglio portare in borsa una borraccia di vetro, magari rivestite di plastica per evitare che si rompano. Il vetro è il materiale migliore per tutti i tipi d’alimenti». 
Una buona pratica è quella di non usare plastica nelle mense scolastiche e negli ospedali, mentre per chi pranza in ufficio il vecchio portapranzo di metallo è una buona scelta, insieme al vasetto di vetro. Ai party, poi, no al finger food. 
«I mini contenitori usa e getta spesso sono realizzati con plastica di bassa qualità e importati dall’estero per limitare i costi. Meglio le stoviglie classiche o gli spiedini di legno, meno inquinanti». Attenzione infine alle stoviglie per i bambini, per i quali si preferisce frequentemente la plastica, in quanto infrangibile, con l’aggravante dei decori colorati: «Anche i coloranti migrano nel cibo», ricorda Dugo. «Sarebbe meglio tornare ad antiche abitudini. Un tempo, per lo svezzamento, si regalava al bambino un cucchiaio d’argento, che veniva usato fino ai 10 anni. Un metodo sano e assai poco inquinante. Ovviamente non c’è bisogno dell’argento. Semplici posate di metallo e stoviglie di vetro infrangibile restano la scelta più sana».



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