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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
21/10/2016, 13:08

melanoma cutaneo, tumore, pelle, nei, dermatologia,



Melanoma,-un-buco-nero-per-gli-italiani-impreparati-su-malattia-e-cure-mirate


 È il terzo tumore più frequente al di sotto dei 50 anni, un nemico aggressivo dall’incidenza in continua crescita (quasi 14 mila nuovi casi nel 2016 in Italia)...



È il terzo tumore più frequente al di sotto dei 50 anni, un nemico aggressivo dall’incidenza in continua crescita (quasi 14 mila nuovi casi nel 2016 in Italia). Ma sono in pochi a dichiarare di conoscere il melanoma cutaneo: solo il 28% degli italiani, contro il 45% che si ritiene molto preparato sul tumore al seno. Un vuoto informativo che riguarda anche i progressi della medicina e le terapie mirate. È il quadro che emerge da un’indagine SWG condotta su un campione di 1000 italiani di entrambi i sessi. Le informazioni sul melanoma vengono reperite soprattutto grazie ai media (72%), ad amici e conoscenti (39%), al medico di famiglia o specialista (29%) e grazie ad iniziative e campagne di sensibilizzazione e prevenzione (26%). 
«Un italiano su 3 - fa notare Guja Tacchi, direttore Ricerca SWG - dichiara di essere entrato in contatto un amico o conoscente colpito da melanoma, mentre metà delle persone intervistate dichiara di saperne poco o niente. Un dato che va ulteriormente interpretato, alla luce del fatto che tra le principali cause che concorrono alla comparsa del melanoma gli intervistati individuano nel 78% dei casi l’esposizione solare, seguita dalla presenza di nei (63%)».
Solo il 26% riconosce come fattori di rischio le caratteristiche fenotipiche (colore dei capelli, tipologia di pelle, ecc.), e addirittura un residuo 15% associa la patologia a eventuali modificazioni del Dna della cellula tumorale. «Il melanoma rappresenta il 3% di tutti i tumori sia negli uomini sia nelle donne. Nonostante sia il tumore meno frequente tra le neoplasie della pelle, è potenzialmente il più maligno, con maggiori probabilità di metastatizzare» spiega l’oncologo medico Giuseppe Palmieri, responsabile dell’Unità di genetica dei tumori del CNR di Sassari e presidente eletto dell’Intergruppo melanoma italiano (IMI). «Le modificazioni del Dna individuate in questi ultimi anni possono essere di diversi tipi e ciò rende dunque possibile affermare che, dal punto di vista genetico e biologico, i melanomi non sono tutti uguali». 
I progressi compiuti dalla ricerca scientifica, nell’individuazione di specifiche mutazioni a carico del Dna della cellula tumorale, hanno permesso lo sviluppo di trattamenti a bersaglio molecolare che agiscono direttamente sulla mutazione specifica. Si tratta di aspetti complessi e ancora poco chiari alla popolazione italiana: il 59% degli intervistati, infatti, dichiara di non essere a conoscenza del fatto che alcune tipologie di tumori siano contraddistinte da questo tipo di mutazioni della cellula malata, e il 72% non ha mai sentito parlare di terapie mirate per la cura dei tumori.
In questi anni l’approccio di precisione si è concentrato su alcune tipologie di mutazioni come quella a carico del gene Braf-V600 (il 90% delle mutazioni Braf) e del Mek, il componente della cascata molecolare immediatamente a valle di Braf. «Se fino ad oggi le terapie tradizionali, chemio e radioterapia, hanno avuto come obiettivo il tumore, l’approccio di precisione prende a bersaglio solo le mutazioni genetiche rilevanti» spiega Paola Queirolo, dell’UOC Oncologia medica Irccs San Martino di Genova e presidente IMI. «La mutazione Braf è presente nel 50% della popolazione affetta da melanoma metastatico e rappresenta un importante bersaglio molecolare. Grazie alle evidenze di efficacia e sicurezza dimostrate in importanti studi clinici, la combinazione dabrafenib + trametinib sarà presto rimborsabile per il trattamento di pazienti adulti con melanoma non resecabile o metastatico positivo per la mutazione di Braf V600».
L’obiettivo delle terapie nel trattamento del melanoma metastatico è quello di rallentare la progressione della malattia, prolungando la sopravvivenza del paziente.


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