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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
07/10/2016, 17:10

ipertensione, pressione arteriosa, salute,



Ipertensione-arteriosa,-una-scoperta-made-in-Italy-apre-la-strada-a-futura-terapia


 Individuata, dai ricercatori del Dipartimento di Angiocardioneurologia e medicina traslazionale dell’Irccs Istituto neurologico mediterraneo...



Individuata, dai ricercatori del Dipartimento di Angiocardioneurologia e medicina traslazionale dell’Irccs Istituto neurologico mediterraneo (Neuromed) di Pozzilli (Isernia), una nuova strada per contrastare uno dei principali killer della nostra epoca: l’ipertensione arteriosa. In pratica, si tratterebbe di bloccare nella milza le comunicazioni tra sistema nervoso e sistema immunitario. Una scoperta che apre la possibilità di prospettive terapeutiche nuove in tutti quei casi nei quali le terapie attuali non sono sufficienti a riportare alla normalità i valori pressori del circolo sanguigno. Pubblicato su Nature Communications, il lavoro dei ricercatori italiani punta sul ruolo che il sistema immunitario ha nella genesi e nello sviluppo dell’ipertensione. Al centro di questo approccio c’è la milza, organo dove specifiche cellule immunitarie (linfociti T) vengono attivate per poi liberarsi nel sangue e migrare verso i compartimenti vascolari degli organi che tipicamente vengono colpiti dall’ipertensione con i relativi danni. Ciò che i ricercatori Neuromed hanno dimostrato, su modelli animali, è che il processo di attivazione dei linfociti T viene controllato dal sistema nervoso simpatico.
«Da tempo sappiamo - afferma Daniela Carnevale, ricercatrice dell’Università La Sapienza di Roma presso il Dipartimento di Angiocardioneurologia e medicina traslazionale Neuromed e prima autrice dello studio - che l’iperattivazione del sistema simpatico è fortemente implicata nell’ipertensione, sia a livello dei compartimenti vascolari sia a livello renale. Noi però abbiamo esplorato una strada diversa legata al sistema immunitario, che vede nella milza uno dei punti chiave dove si realizza l’interazione tra i vari sistemi, contribuendo in maniera determinante all’instaurarsi della condizione ipertensiva».
Così i ricercatori Neuromed hanno provato a bloccare in modo selettivo la comunicazione tra il sistema nervoso simpatico e la milza, interrompendo il nervo splenico con un intervento di termoablazione. «In questo modo - spiega la ricercatrice - abbiamo visto che l’attivazione e la liberazione di linfociti T dalla milza viene bloccata, inibendo così l’instaurarsi della condizione ipertensiva. Pensiamo che questi risultati possano aprire la strada ad applicazioni cliniche per tutti quei pazienti in cui le terapie attualmente usate si stiano rivelando inefficaci».
«Con un miliardo di persone colpite in tutto il mondo - aggiunge Giuseppe Lembo, docente dell’Università La Sapienza di Roma e direttore del Dipartimento di Angiocardioneurologia e medicina traslazionale Neuromed - la necessità di trovare nuovi approcci terapeutici contro l’ipertensione diventa importante, soprattutto nei casi in cui nonostante l’utilizzo delle terapie attualmente disponibili non si raggiunge un controllo ottimale dei livelli pressori. Non dimentichiamo che la pressione arteriosa elevata rappresenta uno dei principali fattori di rischio per ictus cerebrale, infarto, insufficienza cardiaca, malattie renali e altre gravi patologie. La strada che abbiamo intrapreso con le nostre ricerche, basata sul ruolo centrale del sistema immunitario in questa patologia, promette molto, ma saranno necessarie ulteriori ricerche prima di arrivare ai pazienti».


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