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SALUTE CHE FARE!

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
30/09/2016, 18:17

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 Presentati al 52° Congresso della European association for the study of diabetes (Easd) i nuovi risultati dello studio Leader sulla progressione del danno renale.



Presentati al 52° Congresso della European association for the study of diabetes (Easd) i nuovi risultati dello studio Leader sulla progressione del danno renale. Negli adulti con diabete di tipo 2 ad elevato rischio cardiovascolare, l’antidiabetico liraglutide (analogo del GLP-1 umano) ha ridotto in maniera statisticamente significativa (-22% rispetto al placebo) la comparsa o il peggioramento di danni renali.
La nefropatia diabetica, e le conseguenti malattie renali che possono portare a insufficienza renale, dialisi e necessità di trapianto del rene, è molto frequente. «Tanto da colpire quasi il 40% delle persone con diabete», avverte Johannes Mann, del Dipartimento di Nefrologia e ipertensione dell’Università di Erlangen-Nuremberg, in Germania, e coautore dello studio Leader. «I maschi con diabete di tipo 2 corrono un rischio 6 volte maggiore, rispetto ai non diabetici, di sviluppare questa condizione, che rappresenta anche un significativo fattore di rischio di malattie cardiovascolari».
Secondo l’esperto, i risultati dello studio Leader hanno una notevole rilevanza clinica, poiché mostrano il potenziale di liraglutide nel ridurre il rischio di malattie renali negli adulti con diabete di tipo 2 ad alto rischio cardiovascolare.
La riduzione del rischio complessivo è stata principalmente ottenuta con la riduzione di macroalbuminuria persistente (elevati livelli della proteina albumina nelle urine), che si è verificata con una frequenza significativamente inferiore (-26%) nei pazienti in cura con liraglutide rispetto al placebo. L’obiettivo primario era costituito dall’insorgenza del primo evento cardiovascolare (morte per cause cardiovascolari o infarto miocardico non fatale o ictus non fatale), risultato ridotto del 13% con liraglutide rispetto al placebo. Liraglutide ha diminuito, rispetto al placebo, del 22%  anche il rischio di morte per cause cardiovascolari e prodotto, inoltre, riduzioni di infarto miocardico e ictus non fatali.



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