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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
30/09/2016, 18:13

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Sindrome-dell’ovaio-policistico,-se-trascurata-aumenta-il-rischio-di-alterazioni-metaboliche


 Ciclo irregolare, acne, sovrappeso e peluria eccessiva sul viso spesso vengono scambiati come normali cambiamenti puberali, specie se si tratta di ragazze in età adolescenziale.



Ciclo irregolare, acne, sovrappeso e peluria eccessiva sul viso spesso vengono scambiati come normali cambiamenti puberali, specie se si tratta di ragazze in età adolescenziale. Potrebbero essere, invece, le 4 spie della sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), un disordine endocrino che colpisce fino al 10% delle donne in età riproduttiva. La sindrome causa difficoltà nel concepimento, con cicli mestruali irregolari e livelli eccessivi di ormoni maschili in grado di interferire con l’ovulazione: un aspetto che diventa problematico in età adulta, quando emerge il desiderio di un figlio. Inoltre, nel 30% dei casi, se trascurata porta ad alterazioni metaboliche quali obesità, sovrappeso, diabete e insulino-resistenza. Un quadro clinico con importanti ricadute sulla salute e sul benessere psicologico della donna.
Una malattia molto complessa che coinvolge ipotalamo, ipofisi, ovaie, surrene e il tessuto adiposo periferico, da non confondere con l’ovaio multicistico, condizione che può essere presente nel 25-30% delle donne regolarmente mestruate e con ovulazione. «L’assenza cronica di ovulazione, una delle condizioni che caratterizzano la sindrome dell’ovaio policistico, porta infatti l’ovaio a produrre più androgeni con crescita di peli, caduta di capelli e incremento delle masse muscolari inducendo in un gran numero di casi sovrappeso, obesità, diabete e sindrome metabolica», avverte Vincenzo Toscano, presidente eletto dell’Associazione medici endocrinologi (Ame) e direttore UOC di Endocrinologia dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma. «In questi casi è fondamentale una buona anamnesi in grado di far emergere nella paziente tutta una serie di fattori premonitori che possono condurre alla diagnosi di PCOS. In presenza di una diagnosi di PCOS, sono ancora troppo pochi i ginecologi che richiedono esami come il test di carico al glucosio e il profilo lipidico, seppure i 2 test vengano fortemente raccomandati dall’American congress of obstetricians and gynecologists (Acog) in quanto fondamentali per prevenire il decorso della malattia verso una forma più complessa con alterazioni, oltre che endocrine, anche metaboliche».
«Seppure la patologia sia molto diffusa e caratterizzi fino al 10% delle donne in età fertile - precisa Roberto Castello, past president Ame e direttore del Reparto di Medicina generale a Borgo Trento, Verona - le opzioni terapeutiche sono solo sintomatiche e le stesse di 10 anni fa. Oltre ad una dieta equilibrata e a un’attività fisica costante, la terapia deve essere personalizzata e valutata in base ai bisogni della paziente. Una particolare attenzione va prestata alle pazienti in cerca di gravidanza. In questo caso un cambio radicale dello stile di vita, specie se presenti obesità o sovrappeso, è consigliabile ricorrendo a farmaci in grado di migliorare una condizione di insulino-resistenza e a farmaci pro-ovulatori come il clomifene, terapia d’elezione per le pazienti che desiderano una gravidanza. Studi recenti hanno mostrato come la supplementazione con inositoli potrebbe avere un suo spazio nel trattamento di questa sindrome».
«Non va dimenticato - continua l’esperto - l’importante risvolto psicologico della malattia, come evidenziato anche dalle pazienti. La comparsa di peluria pubica prima delle coetanee, l’irsutismo o l’alopecia, a al sovrappeso e difficoltà a perdere peso nonostante un’alimentazione povera di zuccheri e carboidrati e la pratica di attività fisica possono determinare disagio psicologico e difficoltà nei rapporti interpersonali. Per questo motivo è fondamentale un approccio multidisciplinare alla malattia che preveda anche l’aiuto di uno psicologo. Ma a volte, come ammesso dalle stesse pazienti, la cosa più difficile è ammettere di avere un problema e che si ha bisogno di aiuto».



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