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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
30/09/2016, 17:50

stenosi aortica; malattia valvole cardiache; insufficienza mitralica;



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 Per un europeo over 60 su due il cuore umano ha 2 valvole, anche se uno su 100 ritiene non ne abbia alcuna e un altro 1% che ne abbia più di 10.



Per un europeo over 60 su due il cuore umano ha 2 valvole, anche se uno su 100 ritiene non ne abbia alcuna e un altro 1% che ne abbia più di 10. Le valvole aortica, mitrale, tricuspide e polmonare sono note solo al 44% dei concittadini europei. Tra i più preparati i britannici e gli spagnoli che, rispettivamente nel 60% e nel 52% dei casi, sanno che il cuore per funzionare ha 4 valvole. Sono questi i principali risultati che emergono da un’indagine, condotta dall’istituto di ricerca britannico Opinion Matters, su circa 9000 cittadini europei ultrasessantenni, condotta in 9 tra i principali paesi europei (Italia compresa) alla fine dello scorso anno.
Un’indagine illustrata ieri, 29 settembre, in occasione della presentazione di Cuore Italia-Heart Valve Voice, associazione che aderisce all’omonima rete europea Heart Valve Voice.
«Cuore Italia-Heart Valve Voice  - spiega Roberto Messina, presidente dell’associazione -vuole dare voce alle persone con malattie delle valvole cardiache, far conoscere questi disturbi che, sino all’intervento cui si è sottoposto il giugno scorso l’ex premier Silvio Berlusconi, erano del tutto ignoti e ignorati dalla quasi totalità della popolazione. Forse perché colpiscono persone soprattutto anziane, persone che tuttavia sono ancora nel pieno dell’attività e la cui qualità di vita viene gravemente compromessa. Eppure, le malattie delle valvole cardiache si possono individuare agevolmente, diagnosticare e soprattutto curare».

Un rischio che cresce con l’avanzare dell’età
«Il rischio di andare incontro a una malattia delle valvole cardiache cresce con l’età», afferma Niccolò Marchionni, ordinario di Medicina interna-Geriatria dell’Università di Firenze e direttore del Dipartimento Cardio-toraco-vascolare AOU Careggi di Firenze. «La stenosi aortica, la forma più comune nei paesi sviluppati, interessa il 2-7% degli over 65 e oltre i 75 anni di età le malattie delle valvole cardiache riguardano il 13% della popolazione». Dimensioni impressionanti e che lo diventeranno sempre di più. 
«Eurostat - avverte Alessandro Boccanelli, presidente della Società italiana di cardiologia geriatrica (SICGe) - stima che gli attuali 85 milioni di over 65 europei raddoppieranno, raggiungendo quasi un terzo della popolazione continentale nel 2050. Stiamo dunque parlando di milioni di persone potenzialmente soggette a malattie delle valvole cardiache. In Italia già oggi è quasi 1 milione il numero delle persone colpite, in forma moderata o grave, da stenosi aortica o insufficienza mitralica».
Eppure solo il 7% degli europei sa che cos’è la stenosi aortica, il restringimento cioè del lume della valvola causato per lo più da depositi di calcio sui lembi valvolari, che impedisce il corretto flusso del sangue dal cuore all’aorta. Con un dato del 5% gli italiani risultano sotto questa non lusinghiera media, ma la situazione è tutt’altro che incoraggiante nel Vecchio continente: andiamo dal 13% in Olanda e Germania, allo 0,1% in Svezia.

Cittadini UE inconsapevoli dei rischi che corrono
«Ciò che è peggio - sottolinea il cardiologo interventista Gennaro Santoro, del Dipartimento del Cuore e dei vasi, AOU Careggi di Firenze - è il fatto che, oltre a non conoscere queste malattie e i loro sintomi, le persone non sembrano neanche esserne particolarmente interessate o preoccupate, nonostante le forme più gravi possano portare a morte nel giro di 2-3 anni». Infatti, con un dato assolutamente coincidente tra Italia e UE, solo il 2% degli intervistati pensa che siano malattie di cui preoccuparsi. Tumori e morbo di Alzheimer sono gli spauracchi, rispettivamente con il 28% e il 26%, ma italiani ed europei temono nell’ordine ictus, infarto, diabete, artrosi e malattie respiratorie, più dei disturbi alle valvole cardiache. Seppur magra consolazione, almeno i nostri connazionali sanno a chi rivolgersi, in caso di sintomi che devono far suonare un campanello d’allarme: dolore al petto, vertigini o palpitazioni, carenza di fiato, stanchezza o affaticamento. Il 43% ne parlerebbe con il cardiologo, il 29% con il proprio medico di medicina generale; il 22%, forse più ansioso, si recherebbe al pronto soccorso e il 5% vorrebbe direttamente un consulto cardiochirurgico.
«La prima diagnosi - ricorda Santoro - è abbastanza semplice: basta auscultare il cuore con un fonendoscopio per ascoltare il caratteristico "soffio", che di solito è la prima indicazione di un disturbo valvolare cardiaco. Successivamente, per conferma, si eseguono un elettrocardiogramma e un’ecocardiografia». Se diagnosticate tempestivamente, le malattie delle valvole cardiache possono essere curate e, con le cure adeguate, si può riacquistare una buona qualità di vita. 
"Una valvola cardiaca danneggiata - sottolinea Pierluigi Stefano, direttore di Cardiochirurgia, AOU Careggi di Firenze - può essere riparata o sostituita con un intervento cardiochirurgico, la cui tecnica è andata via via migliorando negli anni con la messa a punto di procedure minimamente invasive sino alla più recente Tavi, un intervento per sostituire la valvola aortica senza aprire il cuore nelle persone considerate a rischio troppo elevato per un intervento di cardiochirurgia».



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