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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
30/09/2016, 17:41

malattie del cuore, prevenzione cardiovascolare, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia,



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 Si attesta al 20° posto a livello mondiale per lo stato di salute dei cittadini il nostro paese, secondo un recente studio pubblicato su The Lancet. Tra le principali problematiche di salute del nostro Paese il sovrappeso, negli adulti ma soprattutto



Si attesta al 20° posto a livello mondiale per lo stato di salute dei cittadini il nostro paese, secondo un recente studio pubblicato su The Lancet. Tra le principali problematiche di salute del nostro Paese il sovrappeso, negli adulti ma soprattutto nei bambini, la qualità dell’aria e l’abitudine al fumo di sigaretta
Tutti aspetti che ritroviamo tra i principali fattori di rischio di malattie cardiovascolari, patologie in costante aumento responsabili nella sola UE del 49% dei decessi sia nell’uomo sia nella donna. 
Per questo il 29 settembre scorso, in occasione della Giornata Mondiale per il Cuore promossa dalla World Heart Federation che la Fondazione Italiana per il Cuore (FIpC) rappresenta in Italia, FIpC e Conacuore (che rappresenta oltre 130 associazioni di pazienti cardiopatici sul territorio) hanno avviato un percorso di confronto su rischio cardiovascolare e colesterolo. Il numero di persone che si ammalano ogni anno è in crescita e l’impatto del rischio cardiovascolare e del colesterolo è significativo. Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte in Europa e in Italia e si prevede che nel 2030 i decessi annui aumenteranno da 17 a 23 milioni. 
«Le patologie cardiovascolari delineano un quadro complesso - afferma Emanuela Folco, presidente FIpC - che rende necessaria un’azione comune basata su un efficace sistema di alleanze e collaborazioni tra istituzioni e mondo scientifico». 

Il rischio aumenta con l’età
Sono numerosi i fattori di rischio delle malattie cardiovascolari: fumo, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, sovrappeso/obesità, diabete, malattie infettive come l’influenza, sedentarietà, alimentazione scorretta, oltre ad un clima ambientale negativo e allo stress. Tutte condizioni che rappresentano il 90% delle cause di patologie cardiovascolari. Il rischio di sviluppare una cardiovasculopatia, che dipende dall’entità dei fattori di rischio e dalla loro eventuale compresenza, aumenta con l’avanzare dell’età. Ma è possibile ridurre il rischio cardiovascolare agendo sui fattori modificabili attraverso uno stile di vita sano e, se necessario, tramite trattamenti farmacologici appropriati.

20 miliardi di costi diretti per il Ssn
Le patologie cardiovascolari hanno impatto significativo in termini socioeconomici che si traduce in costi, diretti e indiretti, a carico del Sistema sanitario nazionale (Ssn) e del sistema previdenziale: costi di gestione e trattamento delle patologie cardiovascolari ma anche costi legati alla mancata prevenzione, all’impatto di queste patologie sull’assenza sul posto di lavoro e sulla produttività, ecc. Un’emergenza globale confermata dall’Oms che, proprio per questo, sta sollecitando i paesi aderenti a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle malattie croniche non trasmissibili del 25% entro il 2025. 
Ai costi diretti per il SSN per circa 16 miliardi di euro all’anno, si aggiungono circa 5 miliardi di euro per perdita di produttività. Secondo l’Inps le malattie cardiovascolari rappresentano la prima voce di costo in termini di assegni di invalidità (dati Inps 2001-2015) e il 21% del totale delle prestazioni erogate dall’Ente per gruppi di patologie. Un aspetto, quello dei costi correlati alle patologie cardiovascolari e ad alti livelli di colesterolemia spesso dimenticato.
«In realtà - commenta Giovanni Spinella, presidente di Conacuore - un’importante azione di prevenzione di tali patologie non può che avere ricadute positive in termini di salute e di vite salvate per la popolazione e di costi per il Ssn. Il vantaggio economico della prevenzione comporta una riduzione dei costi che collettività e Ssn dovranno sostenere in futuro. Per questo lo sviluppo di un percorso che promuova la prevenzione primaria, a partire dall’età infantile, nei cittadini apparentemente in buona salute, e secondaria nei cittadini che colpiti da un evento cardiocircolatorio, è un’arma fondamentale e decisiva».
Una prevenzione più efficace, unita ad una migliore adesione alle terapie per coloro che sono in trattamento, è in grado di ridurre la spesa pubblica. A sostenerlo è studio italiano dell’Università Tor Vergata di Roma, pubblicato sull’European Journal of Health Economics, sull’impatto di una corretta adesione terapeutica per la cura della sola ipertensione (uno dei fattori di rischio predominanti delle malattie cardiovascolari) in 5 paesi UE, secondo cui un’adeguata aderenza alla terapia si associa a un miglioramento dello stato di salute dei pazienti con risparmio di risorse per il sistema sanitario. Nei prossimi 10 anni si calcola che il raggiungimento di un livello di aderenza alla terapia del 70% determinerebbe, per l’Italia, un risparmio di circa 100 milioni di euro accompagnato da un miglioramento dello stato di salute dei pazienti.

Colesterolo elevato per un italiano su cinque
Tra i diversi fattori di rischio cardiovascolare cruciale è il controllo dei livelli di colesterolo nel sangue che, se elevati, favoriscono la formazione delle placche aterosclerotiche, responsabili di gravi eventi cardio-cerebrovascolari: angina pectoris, infarto del miocardio, ictus cerebrale, morte improvvisa. Secondo l’Istituto superiore di sanità (Iss) il 36% degli uomini e il 40% delle donne italiane sono affetti da ipercolesterolemia medio-alta (colesterolo totale superiore a 240 mg/dL) e che più della metà della popolazione nazionale presenti valori superiori a 200 mg/dL, quindi oltre la soglia di rischio.
Secondo le Linee Gguida nazionali e internazionali, il livello desiderabile del colesterolo totale nel sangue è inferiore a 200 mg/dL, quello del colesterolo "buono" HDL è maggiore di 40 mg/dL, mentre il livello target di colesterolo "cattivo" LDL dovrebbe essere inferiore ad almeno 100 mg/dL nei pazienti in prevenzione primaria che risultano ad alto rischio cardiovascolare per la copresenza di altri fattori di rischio. Invece, nei pazienti a rischio molto alto perché hanno già avuto un evento cardiovascolare, l’obiettivo di colesterolo LDL dovrebbe essere inferiore a 70 mg/dL.
Anche se ad oggi vi è un miglioramento della percentuale di soggetti ipercolesterolemici, diabetici e ipertesi che risultano in trattamento, un numero elevato di persone con tali fattori di rischio non è consapevole di esserne portatore e, se ne è consapevole, non segue alcuna terapia o non la segue in modo adeguato. Infatti, essere sottoposti a un trattamento non significa essere sotto controllo, in quanto spesso si assiste ad una non completa adesione alle terapie mediche da parte dei pazienti con conseguente non raggiungimento di valori considerati desiderabili. 
Tra i vari tipi d’ipercolesterolemie, quella familiare è una condizione ereditaria associata ad alti livelli di colesterolo "cattivo" (LDL) che può predisporre un soggetto a malattie cardiovascolari precoci. La forma più diffusa fra quelle familiari è l’ipercolesterolemia familiare eterozigote (HeFH) che, in base alla prevalenza calcolata da 1 soggetto su 200 fino a 1 soggetto su 500, si stima riguardi dai 14 ai 34 milioni di persone nel mondo.



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