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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
30/09/2016, 17:04

malattia renale, diabete, danno renale cronico, dmt2



Svelati-i-fattori-predittivi-di-malattia-renale-nei-pazienti-con-diabete-mellito-di-tipo-2


 Identificati i fattori di rischio specifici di danno renale cronico associato a diabete.



Identificati i fattori di rischio specifici di danno renale cronico associato a diabete. A sostenerlo è uno studio condotto dai ricercatori del Gruppo Annali AMD, pubblicato dalla rivista Medicine, su oltre 27 mila pazienti italiani affetti da diabete mellito di tipo 2 (DMT2). Sesso femminile e trigliceridi sono predittori più potenti di riduzione del filtrato glomerulare (FG). Sesso maschile, alti livelli di emoglobina glicosilata (HbA1c) e bassi livelli di colesterolo HDL sono invece predittori più significativi di albuminuria (aumentata escrezione di albumina nelle urine). In un’ulteriore pubblicazione, apparsa sul Journal of Hypertension, i ricercatori AMD hanno dimostrato che i pazienti che non riescono a mantenere valori di pressione arteriosa inferiori a 140/85 mmHg hanno un rischio aumentato di sviluppare malattia renale cronica. La malattia renale cronica nei pazienti con diabete è la prima causa al mondo di insufficienza renale terminale con necessità di dialisi o trapianto renale, oltre che un fattore di rischio indipendente di malattia cardiovascolare (infarto o ictus). 
«Lo studio prospettico - sottolinea Salvatore De Cosmo, direttore del Dipartimento di Scienze mediche e responsabile SC Medicina interna-Endocrinologia dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, nonché primo autore dei due studi -ottenuto grazie all’analisi del database degli Annali AMD cui partecipano la gran parte dei centri nazionali di diabetologia, aveva l’obiettivo di indagare i fattori di rischio che condizionano lo sviluppo di danno renale, per indicare al diabetologo su quali variabili cliniche concentrare il suo intervento preventivo o terapeutico affinché il paziente sia protetto dallo sviluppo di questa complicanza». 
«I risultati - prosegue l’esperto - hanno mostrato che il 33% dei pazienti (senza manifestazioni di danno renale all’entrata nello studio) ha sviluppato dopo 4 anni la complicanza: il 10% con riduzione del filtrato glomerulare, il 18% con albuminuria e il 4,5% con entrambe le manifestazioni. A parte un set di fattori di rischio condiviso dalla riduzione di FG e albuminuria (quali età, aumento ponderale, dislipidemia, intensità del trattamento antipertensivo e ipoglicemizzante), vi sono fattori di rischio specifici per la singola manifestazione di danno renale. Il sesso femminile e i livelli dei trigliceridi erano predittori più potenti di riduzione del FG, mentre il sesso maschile, più alti livelli di HbA1c (espressione di scompenso del diabete) e più bassi livelli di colesterolo HDL erano predittori più potenti di albuminuria. Queste nuove evidenze suggeriscono che riduzione di FG e albuminuria individuano due differenti meccanismi patogenetici: quindi il controllo di queste due condizioni richiede due approcci differenti e possibilmente complementari».
Il lavoro pubblicato sul Journal of Hypertension ha invece indagato l’effetto del controllo della pressione arteriosa sull’incidenza di malattia renale cronica nel DMT2.
«Anche questo studio - spiega Roberto Pontremoli dell’IRCCS AO Universitaria San Martino-IST di Genova - è stato condotto seguendo per 4 anni i pazienti ipertesi con diabete dei centri antidiabetici AMD. Mentre è risaputo che la terapia antipertensiva è in grado di ritardare lo sviluppo e la progressione della temibile complicanza renale del diabete, non erano fino ad oggi disponibili dati sull’incidenza della malattia renale cronica derivanti da ampie casistiche di pratica clinica "real life". Nello studio è stato valutato l’andamento della funzione renale in base al controllo pressorio nel tempo. È stato così dimostrato come i pazienti che non riuscivano a mantenere valori di pressione arteriosa entro 140/85 mmHg avessero un rischio aumentato di sviluppare malattia renale cronica e, nello specifico, mostrassero una maggiore riduzione dei valori di FG e un aumento dell’albuminuria rispetto ai pazienti con buon controllo pressorio. Questi risultati sono di notevole importanza pratica sia per i medici sia per i pazienti con diabete, perché dimostrano che il raggiungimento e il mantenimento di valori ottimali di pressione arteriosa, ottenibili con associazioni di farmaci a basso costo e ormai ampiamente utilizzati nella pratica clinica, ha un impatto favorevole sulla prognosi renale dei pazienti affetti da DMT2 e ipertensione».



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