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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
09/09/2016, 18:09

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 L’inquinamento atmosferico da veicoli diesel potrebbe provocare danni alla salute per due generazioni.



L’inquinamento atmosferico da veicoli diesel potrebbe provocare danni alla salute per due generazioni. A dimostrarlo è uno studio franco-olandese, pubblicato su Particle and Fibre Toxicology, secondo cui se una femmina in gravidanza è esposta continuamente allo smog da traffico veicolare, le nanoparticelle prodotte da motori diesel attraversano la barriera placentaria compromettendo lo sviluppo del feto e lasciando il segno fino alla seconda generazione. 
Nel corso della sperimentazione su modelli animali i ricercatori delle Università di Parigi e Grenoble e delle Università di Bilthoven e Utrecht hanno esposto 12 femmine di coniglio gestanti, la cui placenta è assimilabile a quella umana, ad aria pulita e 16 ad aria inquinata da diesel per 2 ore al giorno, 5 giorni a settimana a partire dal terzo giorno fino al 27esimo di gravidanza (che dura in totale 31 giorni).
Secondo gli esperti questo tipo di esposizione corrisponde all’esposizione giornaliera di una donna che abita vicino a una grande arteria stradale cittadina durante un picco di inquinamento, condizioni che si producono spesso in metropoli asiatiche come Pechino e Shanghai. Nella fase finale della ricerca 12 animali (di cui 7 esposti ad inquinamento) sono stati sacrificati per analizzare i tessuti di madre e feto a fine gestazione, mentre le altre 16 (9 esposte a smog) hanno partorito. Si è osservata così una crescita leggermente minore nei feti sottoposti ad inquinamento a causa di una minore vascolarizzazione della placenta. L’analisi dei tessuti ha mostrato, inoltre, la presenza nel circolo fetale di nanoparticelle estranee che avevano attraversato la protezione placentare.
Sei mesi più tardi 12 delle femmine nate durante la sperimentazione (9 delle quali da madri esposte a smog) sono state fecondate e i loro tessuti analizzati a fine gestazione. In questo caso, negli animali "inquinati" non erano presenti nanoparticelle, ma alterazioni nello scambio di acidi grassi tra madre e figlio attraverso la placenta. Una condizione che può portare a problemi metabolici nella discendenza.


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