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SALUTE CHE FARE!

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
29/07/2016, 17:43

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 Fino a 6 anni per la diagnosi di disturbo bipolare. Tanta è l’attesa di un paziente dall’insorgenza dei primi sintomi di malessere prima che gli esperti possano identificare la patologia...



Fino a 6 anni per la diagnosi di disturbo bipolare. Tanta è l’attesa di un paziente dall’insorgenza dei primi sintomi di malessere prima che gli esperti possano identificare la patologia. Tempo prezioso per interventi precoci e di prevenzione secondaria che, a causa di lungaggini, viene sprecato. 
È quanto emerge da una metanalisi condotta dallo psichiatra Giovanni de Girolamo del Centro San Giovanni di Dio, IRCCS Fatebenefratelli di Brescia insieme a due colleghi australiani e pubblicata su The Canadian Journal of Psychiatry, che ha preso in considerazione 27 studi clinici internazionali per un totale di 9415 pazienti.
«Nel 60% dei casi la patologia si manifesta per la prima volta con un episodio depressivo o di depressione lieve e come tale viene inquadrato», spiega de Girolamo. «Per questo è necessario capire meglio i marcatori biologici e clinici che differenziano un episodio di depressione da un’espressione del disturbo bipolare che necessita di un intervento a vita. Capirlo fin dalla sua prima manifestazione potrebbe permettere di modificare in senso favorevole la storia naturale della malattia».  Sei anni per una diagnosi sono un tempo lunghissimo, secondo gli esperti del centro ricerche bresciano che da tempo studia e assiste pazienti con disturbo bipolare, una patologia che colpisce circa l’1% della popolazione generale con esordio tra i 22 e i 28 anni con costi assistenziali pesanti e significativi carichi assistenziali per i familiari del paziente. L’istituto lombardo si avvale per i suoi assistiti del metodo di psicoeducazione di gruppo sviluppato dagli psichiatri Francesc Colom ed Eduard Vieta dell’Università di Barcellona, grazie al quale sono stati trattati più di 200 pazienti con alti livelli di successo: tra i pazienti che hanno partecipato al programma di psicoeducazione le ricadute e i ricoveri ospedalieri sono diminuiti del 60%, con risultati stabili anche a distanza di anni.
«Purtroppo - avverte de Girolamo - i servizi mentali, per come sono attualmente configurati, si limitano a trattare la grande maggioranza dei pazienti con disturbo bipolare solo con i farmaci e alcune raccomandazioni generiche. La patologia sarebbe perfettamente controllabile se, però, si realizzassero una serie di condizioni: aderenza scrupolosa alla terapia con farmaci stabilizzatori dell’umore in grado di prevenire le fasi di depressione ed euforia maniacale, adozione di stili vita che eliminano o riducono al massimo i fattori di rischio: no all’abuso di sostanze o alcol, regolarizzare il ritmo sonno-veglia, prevenire situazioni gravi di stress psicosociale sul lavoro o in famiglia, fare regolarmente attività fisica moderata». 
Ma il paziente, secondo gli esperti, va coinvolto attivamente nel progetto terapeutico. Il metodo di psicoeducazione di gruppo (10-15 pazienti con 2 terapisti) prevede un intervento in 21 sedute da 90 minuti secondo uno schema preciso. «Riteniamo che tale metodo psicoeducativo di gruppo - conclude de Girolamo - sia un’opportunità da offrire ai pazienti per favorire una piena reintegrazione sul piano familiare, lavorativo e sociale".



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