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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
22/07/2016, 16:55

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 Imballaggi, plastiche, vernici, padelle antiaderenti, schiume per imbottiture, carta per alimenti, incensi possono contenere interferenti endocrini...



Imballaggi, plastiche, vernici, padelle antiaderenti, schiume per imbottiture, carta per alimenti, incensi possono contenere interferenti endocrini, sostanze chimiche cioè che possono rappresentare una minaccia per la salute e per l’ambiente. «Nell’ultimo decennio parecchi studi stanno evidenziando come una categoria di sostanze chimiche con le quali conviviamo quotidianamente possa influire pesantemente sulla fertilità di coppia», afferma il biologo Luciano Atzori, esperto in sicurezza alimentare e tutela della salute. Tutte sostanze sospettate anche di causare di tumori ormono-dipendenti, disturbi neurocomportamentali e altre patologie, oltre che interferire con lo sviluppo cerebrale.
«Dai policlorobifenili (PCB) al perfluorottano sulfonato, dagli eteri bifenili polibromurati ad alcuni fitofarmaci, fino al bisfenolo A e agli idrocarburi policiclici aromatici senza tralasciare metalli come l’arsenico, gli interferenti endocrini comprendono un ampio ed eterogeneo gruppo di sostanze chimiche che si possono trovare nell’ambiente come contaminanti persistenti in molti prodotti di consumo d’uso comune, ma anche come sostanze naturali», spiega Atzori. «Sostanze che riescono ad alterare il normale funzionamento del sistema endocrino spegnendo, accendendo o modificando i segnali inviati dagli ormoni».
Oltre ad aumentare il rischio di patologie riproduttive (infertilità, endometriosi, aborto, criptorchidismo, intersessualità, ipospadia, diminuzione della qualità del seme umano), possono generare anche alcuni tipi di tumori (specie al seno e ai testicoli), essere causa di disturbi comportamentali nell’infanzia, forse anche di diabete e obesità. Tenuto conto che tutte queste sostanze convivono con noi, è necessario assumere verso gli interferenti endocrini delle misure atte a ridurre, ove possibile, l’interazione con il nostro organismo. Ma le norme in vigore ci tutelano? «Molte sostanze che contengono interferenti endocrini sono regolamentate e alcune anche vietate. Questo è il caso di specifici pesticidi e biocidi. Quindi si può affermare che la corrente legislazione già attua delle tutele nei confronti dei consumatori e dei lavoratori», sostiene l’esperto. Recente è però un’iniziativa dell’UE che potrebbe portare a un’evoluzione della regolamentazione sugli interferenti endocrini. «Dietro la proposta della Commissione europea - avverte Atzori - ci sono ampie zone d’ombra. Per esempio, i criteri proposti dalla Commissione UE per identificare gli interferenti endocrini non considerano gli effetti sugli animali».
«Va pure detto che riuscire identificare una sostanza come interferente endocrino attraverso prove certe dei suoi effetti negativi e la pertinenza rispetto alla salute umana sono traguardi molto ardui da raggiungere, tanto da poter ledere molte delle promesse fatte attraverso le norme sui pesticidi. Inoltre, la maggior parte dei composti chimici sono regolamentati secondo un approccio basato sul pericolo, ma con questa proposta della Commissione europea si torna alla stima del rischio».
Insomma, per Atzori gli interferenti endocrini possono rappresentare un problema serio per l’ambiente e la salute umana considerando soprattutto la loro ubiquità (alimenti, imballaggi, prodotti per la casa, abbigliamento, inquinanti ambientali), ma nonostante questo la Commissione europea, con il pretesto di una maggiore tutela della salute umana, vuole rendere più difficile l’identificazione di tali sostanze proponendo la valutazione dei rischi non del pericolo, di fatto non prevede l’applicazione del principio di precauzione. «In definitiva - conclude il biologo - si avrebbe una minor tutela della salute perché prima di dimostrare che una sostanza è un interferente endocrino, e quindi eliminarla dal commercio, ci potrebbero volere anche parecchi anni, durante i quali la sostanza girerebbe liberamente nel mercato agendo indisturbata».


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