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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
20/05/2016, 11:16

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 Si combatte a tavola la lotta al diabete con i sapori della dieta mediterranea, e un piccolo prezzo da pagare...



Si combatte a tavola la lotta al diabete con i sapori della dieta mediterranea, e un piccolo prezzo da pagare: invertire il primo piatto con il secondo, perché mangiare proteine e lipidi prima dei carboidrati aiuta a tenere sotto controllo la glicemia evitando i picchi dopo i pasti. Meglio dunque invertire l’ordine delle portate, mentre i più conservatori potranno iniziare con un antipasto "carbo-free" (qualche scaglia di grana o un paio di uova sode) e, solo dopo, passare allo spaghetto. A riscrivere la carta del menù sono gli esperti riuniti al 26° Congresso della Società italiana di diabetologia (Sid) di Rimini. 
«La dieta costituisce un vero e proprio strumento terapeutico da affiancare alla terapia farmacologica durante tutto il decorso della malattia diabetica» spiega Giorgio Sesti, presidente eletto della Sid. Una dieta dev’essere in grado non solo di tenere a bada l’ago della bilancia, ma anche di migliorare il controllo glicemico e di prevenire eventi cardiovascolari attraverso la riduzione dei fattori di rischio come l’ipertensione o livelli fuori soglia dei grassi nel sangue. Mangiare sano non significa, però, sacrificare il gusto: «Un ottimo esempio è la dieta mediterranea - ricorda lo specialista - non a caso inserita dall’Unesco tra i Patrimoni culturali immateriali dell’umanità».
Ma la dieta mediterranea non è solo cardioprotettiva. Secondo 2 studi presentati al meeting romagnolo è anche antinfiammatoria e ringiovanisce le arterie favorendo il ricambio delle cellule che le foderano internamente. «Via libera dunque a frutta e verdura, specie a foglia (bieta, spinaci, broccoletti e cicorie compresi i radicchi) e ortaggi a radice (carote, barbabietole, rape)» elenca Sesti. «Ma anche a pomodori e carciofi, veri e propri nutraceutici. Come fonte di carboidrati va data la preferenza a vegetali, legumi, frutta e cereali integrali, mentre sono da limitare pane bianco, pizza e pasta». Pochi grassi animali, un filo d’olio extravergine di oliva e il pranzo anti-diabete è servito.

Antipasto carbo-free per iniziare. Un antipasto a base di proteine e lipidi migliora sensibilmente la tolleranza a un successivo pasto ricco di carboidrati. A dimostrarlo è un piccolo studio dell’università di Pisa su 8 pazienti con diabete tipo 2 ben controllato, ai quali sono stati serviti 50 g di parmigiano, un uovo sodo e acqua, prima di essere sottoposti a test del carico orale di glucosio. 
Prima il secondo seguito dal primo. I ricercatori pisani del Dipartimento di medicina clinica e sperimentale hanno verificato su 17 pazienti con diabete tipo 2 che modificare l’ordine di ingestione dei nutrienti (prima proteine e lipidi, poi carboidrati) migliora la risposta glicemica a un successivo carico orale di glucosio, rallentando l’assorbimento intestinale dello zucchero e potenziando la funzione delle beta-cellule pancreatiche che producono insulina, con un metabolismo più favorevole dell’ormone stesso. 
Pesce azzurro scudo per le arterie. Un esperimento su 17 diabetici tipo 2, condotto dai centri ricerca di Assoittica e Federpesca, ha valutato l’effetto di un pasto a base di acidi grassi polinsaturi omega-3 sui livelli di ossido nitrico (NO) ad azione vasodilatatoria sulle arterie e sulla funzione dell’endotelio che riveste internamente i vasi. Confrontando un secondo a base di alici (circa 150 g) con 60 g di bresaola, gli autori hanno concluso che rispetto al piatto di terra quello di mare può contribuire a ridurre il rischio di aterosclerosi attraverso una maggiore produzione di NO e una migliore funzione endoteliale immediatamente dopo aver mangiato.
Olio d’oliva contro la glicemia. Uno studio dell’Università Federico II di Napoli su 13 pazienti con diabete tipo 1 ha voluto verificare se anche la qualità dei grassi, oltre alla quantità, e la loro interazione con i carboidrati possono influenzare la riposta glicemica postprandiale. Il risultato è che l’olio d’oliva per condire un pasto ad alto contenuto glicemico "livella" il picco di zuccheri nel sangue che si verifica invece con il burro o nei pasti a basso contenuto di grassi.
Dieta mediterranea per la salute del cuore. Esaminando 215 pazienti con diabete tipo 2 i ricercatori della Seconda Università di Napoli (SUN) hanno osservato che la dieta mediterranea influenza le capacità rigenerative delle arterie, aumentando i livelli circolanti di cellule progenitrici endoteliali che mantengono giovani i vasi arteriosi. Inoltre, hanno calcolato che mangiare "Med" riduce del 37% la proteina C reattiva (Pcr) spia di infiammazione e aumenta del 43% l’adiponectina salvacuore e vasi prodotta dal tessuto adiposo. L’effetto sembra mantenersi nel tempo, anche a distanza di 8 anni, ma solo per chi resta fedele al regime alimentare nostrano.



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