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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
20/05/2016, 11:11

microbiota, intestinale, longevit, invecchiamento,



UniBo-e-CNR-alla-scoperta-dei-batteri-intestinali-“giusti”-per-diventare-ultracentenari-


 La chiave per capire il segreto della longevità risiede molto probabilmente nel microbiota intestinale...



La chiave per capire il segreto della longevità risiede molto probabilmente nel microbiota intestinale, popolato da migliaia di miliardi di batteri che lo popolano e insieme coabitano. Ma quali sono i batteri giusti per vivere oltre cent’anni? A tentare di dare una risposta è una nuova ricerca dell’Università di Bologna, in collaborazione con il Cnr, che ha analizzato la popolazione batterica intestinale di 24 semi-supercentenari tra i 105 e i 110 anni della provincia di Bologna a confronto con quella di centenari (99-104 anni), anziani (65-75 anni) e adulti (20-50 anni) residenti nella stessa area geografica per limitare le differenze dovute alle abitudini alimentarie e allo stile di vita.
L’indagine, pubblicata sulla rivista Current Biology, è il primo al mondo a studiare il microbiota di persone così eccezionalmente longevi, gettando nuova luce sul ruolo dei batteri intestinali nella longevità. A promuovere la ricerca è stato il gruppo di ecologia microbica della salute del Dipartimento di farmacia e biotecnologie e il gruppo di ricerca per gli studi sull’invecchiamento e la longevità del Dipartimento di medicina specialistica, diagnostica e sperimentale dell’Università di Bologna, insieme all’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche (Itb-Cnr) di Milano.
«Sulla longevità - spiega l’autrice principale Elena Biagi dell’Università di Bologna - giocano un ruolo chiave la genetica, l’ambiente e il caso. Influenzando molteplici aspetti della fisiologia umana, come il corretto funzionamento del sistema immunitario e del metabolismo energetico, il microbiota intestinale può rappresentare un tassello importante nel definire come e quanto un essere umano può invecchiare mantenendosi in buona salute». 
Dallo studio è emersa l’esistenza di un "core microbiota", una sorta di porzione fissa dell’ecosistema in termini di composizione, costituito principalmente da specie simbionti prevalentemente appartenenti alle famiglie Ruminococcaceae, Lachnospiraceae e Bacteroidaceae, generalmente associate allo stato di salute e produttrici di molecole estremamente importanti per il nostro organismo come gli acidi grassi a corta catena. L’abbondanza cumulativa di queste specie all’interno del microbiota intestinale diminuisce però con l’avanzare dell’età, favorendo la progressiva proliferazione di specie sub-dominanti e opportunisti proinfiammatori presenti in bassa percentuale nei giovani adulti. 
«Queste caratteristiche tipiche di un ecosistema associato a un organismo che invecchia - aggiunge Marco Severgnini dell’Itb-Cnr - si mantengono nel microbiota intestinale di individui longevi ed estremamente longevi. Allo stesso tempo però, il microbiota intestinale dei semi-supercentenari mostra i segni di una parallela proliferazione di microrganismi antinfiammatori, immunomodulanti e promotori della salute dell’epitelio intestinale, come Bifidobacteriume Akkermansia». Inoltre, nei semi-supercentenari è stato evidenziato un aumento di batteri appartenenti alla famiglia Christensenellaceae, un gruppo batterico recentemente salito all’attenzione della ricerca in questo campo per essere associato allo stato di salute e identificato come la componente del microbiota maggiormente influenzata dal patrimonio genetico dell’ospite.
Per il momento non è possibile sapere se queste particolari caratteristiche del microbiota intestinale di individui così eccezionalmente longevi siano legate al loro passato stile di vita e se erano già presenti in giovane età o se, al contrario, siano un carattere acquisito durante l’invecchiamento soltanto dai soggetti che riescono a vivere più a lungo degli altri. Si può tuttavia ipotizzare che la maggiore abbondanza di Christensenellaceae, associata all’aumento di Bifidobatteri e Akkermansia, costituisca una sorta di firma da ricercare nel microbiota intestinale di persone particolarmente longeve, e che questa rappresenti un adattamento dell’ecosistema ai cambiamenti fisiologici che avvengono con l’avanzare dell’età in grado di promuovere la salute e contribuire al raggiungimento dei limiti estremi dell’aspettativa di vita umana.



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