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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
13/05/2016, 14:43

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 Agiscono come ormoni assunti dall’esterno e si nascondono un po’ ovunque, innanzitutto nella plastica. Si tratta dei cosiddetti interferenti endocrini, ftalati e bisfenolo A...



Agiscono come ormoni assunti dall’esterno e si nascondono un po’ ovunque: innanzitutto nella plastica, ma anche in detersivi, detergenti e cosmetici, in alcuni giocattoli e lattine, addirittura in qualche formulazione farmaceutica e nella carta termica di scontrini e biglietti di treni e metropolitane. Ma non disdegnano persino le banconote. Si tratta dei cosiddetti interferenti endocrini, ftalati e bisfenolo A, da tempo sotto il microscopio della scienza per i loro possibili danni sulla salute: dalla pubertà precoce all’obesità nei bimbi, dal diabete di tipo 2 alle malattie cardiovascolari negli adulti.
A discuterne sono i maggiori esperti presenti al 26° Congresso della Società italiana di diabetologia (Sid) in corso a Rimini, in attesa per fine 2017 dei primi risultati nazionali sull’esposizione ambientale a queste sostanze al centro dello studio "Life-Persuaded" su oltre 2000 mamme e bambini. In che modo ftalati e bisfenolo A possano accendere la "miccia" del diabete lo spiega Amalia Gastaldelli, responsabile del Laboratorio sul rischio cardiometabolico dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr di Pisa. «Innanzitutto si legano ai recettori PPAR-gamma che promuovono l’adipogenesi e si associano a un’infiammazione del tessuto adiposo, fattori di rischio per malattie metaboliche come obesità e diabete. Inoltre, a livello epatico possono promuovere l’accumulo di trigliceridi fino a determinare il cosiddetto fegato grasso, altro fattore di rischio per diabete che a sua volta lo è per la steatosi epatica. Infine c’è l’azione sul pancreas, dove gli interferenti endocrini possono stimolare la produzione di insulina causando iperinsulinemia e insulino-resistenza, "anticamera" del diabete. 
Ftalati e bisfenolo A assorbiti dall’ambiente possono avere azioni differenti a seconda della sostanza analizzata e diverse nei vari tessuti del corpo. In linea generale, però, gli interferenti endocrini sono sostanze che mimano gli ormoni e si legano ai recettori ormonali presenti sulle cellule. A volte agiscono da agonisti, cioè stimolano i meccanismi regolati dal recettore che agganciano, altre volte da antagonisti in grado di inibire questi stessi meccanismi. «Fra i bersagli preferiti degli interferenti endocrini - sottolinea l’esperta - ci sono i recettori degli estrogeni ed è la ragione per cui tali sostanze vengono spesso correlate a possibili effetti sullo sviluppo sessuale». Ne sono probabilmente un esempio i casi precoci, sempre più frequenti, di menarca (inizio delle mestruazioni) o telarca (crescita del seno).
Tuttavia, «viviamo nella plastica, che è diventata indispensabile e non va demonizzata», puntualizza la ricercatrice. «La plastica è comoda, pesa poco, conserva bene i cibi e altri prodotti di uso comune, e il dato positivo è che il mondo dell’industria è ormai sensibilizzato sulle possibili insidie di certe sostanze per l’organismo. Tuttavia è giusto sapere che esistono plastiche "buone" e "cattive", plastiche con il bollino verde o con il bollino rosso. Ma siamo veramente esposti a questo rischio, e in tal caso in che misura? 
Lo studio Life-Persuaded punta a far luce sull’effettivo impatto degli interferenti endocrini nella realtà italiana. «Un’indagine - ricorda Gastaldelli - avviata nel 2014 che coinvolgerà 2160 coppie madre-bambino al Nord, Centro e Sud Italia, residenti sia in aree urbane sia in aree rurali del paese. I bimbi sono maschi e femmine d’età compresa fra 4 e 14 anni. La conclusione è prevista per fine 2017, quando avremo dati relativi a quasi 5000 campioni».



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