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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
25/03/2016, 10:36

osteoporosi, fratture, ossa, cortisone, menopausa,



Osteoporosi-da-farmaci,-a-rischio-oltre-200-milioni-di-persone-in-tutto-il-mondo


 Sono i farmaci la causa principale di osteoporosi secondaria che colpisce non solo donne in post menopausa e anziani, ma anche soggetti giovani.



Sono i farmaci la causa principale di osteoporosi secondaria che colpisce non solo donne in post menopausa e anziani, ma anche soggetti giovani. Sotto accusa sono cortisonici, immunosoppressori, diuretici, anticoagulanti, chemioterapici e i più comuni ormoni tiroidei.
«Sappiamo da tempo - avverte Andrea Giustina, endocrinologo dell’Università di Brescia e presidente del Gruppo di studio sull’osteoporosi indotta da glucocorticoidi e sui disturbi endocrino-metabolici dell’osso (Gioseg) - che i glucocorticoidi, più noti con il termine di "cortisonici", causano una perdita di densità minerale particolarmente rapida dell’osso maturo. Nei primi 6-12 mesi di terapia può diminuire persino del 15% in un anno per poi rallentare con un ritmo negativo del 3-5% per ogni anno di terapia. Fratture talvolta asintomatiche si verificano nel 30-50% dei pazienti sottoposti a terapie a lungo termine: secondo uno studio italiano coordinato da Gioseg e pubblicato su Bone il 37,7% delle donne in menopausa in terapia cronica con cortisone subisce una o più fratture vertebrali. Un terzo dei pazienti va incontro a fratture dopo soli 5 anni di trattamento con una perdita di tessuto scheletrico direttamente proporzionale alla dose di farmaco. Dosi di 2,5-7,5 mg di prednisolone al giorno si associano a un rischio di frattura 2,5 volte superiore. Dosaggi di 10 mg per almeno 90 giorni fanno impennare il rischio da 7 a 17 volte».
I cortisonici sono utilizzati in caso di malattie reumatiche e artrite reumatoide, asma e allergie, malattie croniche infiammatorie dell’intestino come il morbo di Crohn, oltre a molte altre patologie più o meno diffuse, ma il loro effetto avverso è un declino della massa ossea pari a quello che si verifica nelle donne in post menopausa. 
Oltre ai cortisonici sono tante le molecole capaci di interferire negativamente con il metabolismo osseo anche in giovane età: immunosoppressori (ciclosporina) nei pazienti trapiantati, metotressato nelle malattie reumatiche, analoghi dell’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH) nell’endometriosi e nei tumori prostatici, chemioterapici usati nel carcinoma della mammella, anticonvulsivanti come la fentoina e i barbiturici che riducono i livelli circolanti della 25-idrossivitamina D3, precursore della forma attiva della vitamina D. Attenzione anche all’eparina, anticoagulante usato nei cardiopatici o per prevenire la trombosi venosa, più sicura nella formulazione a basso peso molecolare.
Meno noti sono gli effetti di depauperamento osseo dell’ormone tiroideo ad alto dosaggio con aumento del rischio di fratture, soprattutto vertebrali, in particolare nelle donne in menopausa e nei maschi anziani. Da sottolineare come il 25% dei soggetti con ipotiroidismo in trattamento sostitutivo sono a rischio di un eccessivo trattamento con tiroxina e come tali a rischio di fratture. I tiazolinedioni, invece, sono molecole usate per il trattamento del diabete di tipo 2 con aumento della massa grassa e diminuzione di quella ossea. La terapia a lungo termine (oltre 12-18 mesi) con questi farmaci aumenta di 4 volte il rischio di fratture anche nei maschi. Anche alcune molecole attive sul sistema nervoso per il trattamento della depressione, se somministrate a pazienti anziani e fragili, rappresentano una "bandiera rossa" per le cadute: il trattamento con inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) raddoppia il rischio di fratture. A rischio di fratture anche il 40% delle donne e il 70% degli uomini con Hiv sottoposti a terapie antiretrovirali. «Una menzione particolare - spiega il segretario Gioseg, Gherardo Mazziotti - meritano gli inibitori di pompa protonica, ampiamente utilizzati (frequenti i casi di abuso) nelle patologie gastroesofagee con aumento del rischio di fragilità scheletrica e fratture».
«Dobbiamo pensare alle persone in senso globale - conclude l’endocrinologo Giustina - pensando anche alla loro salute scheletrica presente e futura. Fondamentale, in questi casi, è sfatare il mito che l’osteoporosi sia solo al femminile. Soprattutto quando si parla di osteoporosi secondarie è spesso il maschio ad avere la peggio, ma sono ancora pochi coloro che lo tengono in considerazione nella pratica clinica».



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