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SALUTE CHE FARE!

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
04/03/2016, 17:11

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 Sono 600 mila i malati di Alzheimer in Italia, in costante crescita a causa dell’invecchiamento della popolazione.



Sono 600 mila i malati di Alzheimer in Italia, in costante crescita a causa dell’invecchiamento della popolazione, per l’assistenza dei quali si spendono oltre 11 miliardi di euro di cui il 73% a carico delle famiglie. Aumenta anche la quota di malati che vivono in casa propria, soli con il coniuge (dal 22,9% nel 2006 al 34,3% nel 2015) o con la badante (dal 12,7% al 17,7%), con un costo medio annuo per paziente pari a quasi 71 mila euro, comprensivo dei costi a carico del Servizio sanitario nazionale (Ssn), delle famiglie e dei costi indiretti (oneri di assistenza che pesano sull’operatore o caregiver e mancati redditi da lavoro dei pazienti).
È quanto emerge dalla terza indagine del Censis realizzata con l’Associazione italiana malattia di Alzheimer (Aima), che ha analizzato l’evoluzione negli ultimi 16 anni della condizione dei malati e delle loro famiglie. Secondo gli esperti, oggi in Italia ad assistere i malati sono soprattutto figli e badanti; c’è più consapevolezza sulla malattia, ma i tempi per la diagnosi sono ancora lunghi. Inoltre, per l’assistenza prevale quella privata.
Secondo le stime dell’Alzheimer’s disease international (Adi) nel 2015 sono previsti oltre 9,9 milioni di nuovi casi l’anno in tutto il mondo, cioè un nuovo caso ogni 3,2 secondi. Dalla ricerca Censis emerge che l’età media dei malati di Alzheimer è 78,8 anni (73,6 anni nel 1999 e 77,8 anni nel 2006) e il 72% dei pazienti è costituito da pensionati (50% nel 2006), ma sono invecchiati anche i caregiver impegnati ad assisterli con un’età media di 59,2 anni (53,3 anni nel 1999 e 54,8 anni nel 2006). L’operatore dedica al malato di Alzheimer mediamente 4,4 ore al giorno di assistenza diretta e 10,8 ore di sorveglianza. Purtroppo il 40% dei caregiver, pur in età lavorativa, non lavora e rispetto a 10 anni fa è triplicata la percentuale dei disoccupati (3,2% nel 2006 e 10% nel 2015). 
Il 59,1% di quelli che lavorano segnala invece cambiamenti nella vita lavorativa, soprattutto le assenze ripetute (37,2%), mentre le donne occupate indicano più spesso di aver chiesto il part-time (26,9%). L’impegno del caregiver ha una ricaduta negativa anche sul suo stato di salute, in particolare tra le donne: l’80,3% accusa stanchezza, il 63,2% non dorme a sufficienza, il 45,3% afferma di soffrire di depressione, il 26,1% si ammala con maggiore frequenza.
Ad assistere i malati sono soprattutto figli e badanti. Pur essendo sempre i figli dei malati a prevalere tra i caregiver, in particolare per le pazienti donne (in questo caso i figli rappresentano il 64,2% dei caregiver), negli ultimi anni sono aumentati i partner in grado di assistere i malati (dal 25,2% del totale nel 2006 al 37% nel 2015), soprattutto se il paziente è maschio. Nell’attività di cura del malato oggi, però, i caregiver possono contare meno di una volta sul supporto di altri familiari: dal il 53,4% nel 2006 al 48,6% nel 2015.



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