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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
19/02/2016, 12:00

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 Portare in tavola più di 3 porzioni di pesce la settimana durante la gravidanza potrebbe associarsi a un maggior rischio di obesità per...



Consumare pesce ha indubbie ricadute benefiche sulla salute, ma portare in tavola più di 3 porzioni di pesce la settimana durante la gravidanza potrebbe associarsi a un maggior rischio di obesità per il nascituro. A lanciare l’avvertimento è uno studio greco pubblicato su Jama Pediatrics: il pesce rappresenta, non dimentichiamolo, una fonte di inquinanti organici persistenti in grado di alterare il sistema endocrino e contribuire allo sviluppo dell’obesità. Nel 2014, la Food and drugs administration (FDA) e l’US Environmental protection agency (Epa) hanno consigliato alle donne gravide, in allattamento e in generale alle aspiranti mamme di non consumare più di 3 porzioni la settimana dell’alimento per limitare l’esposizione del feto al metilmercurio. I ricercatori dell’Università di Creta hanno analizzato i dati provenienti da studi europei e Usa su oltre 26 mila donne in gravidanza, seguendo i loro figli fino all’età di 6 anni con l’obiettivo di studiare la correlazione tra consumo di pesce nelle donne gravide e peso dei nascituri. La mediana del consumo di pesce durante la gravidanza varia in base alle diverse aree: da 0,5 volte/settimana in Belgio alle 4,45 in Spagna. Per alto consumo si intende più di 3 porzioni la settimana, per basso consumo una volta o meno. L’alto consumo in gravidanza è stato associato a un aumentato rischio di rapida crescita ponderale dalla nascita ai 2 anni e a un aumentato rischio di sovrappeso o obesità per i bambini di 4 e 6 anni. Il 31% dei bambini presi in esame sono cresciuti velocemente dalla nascita fino ai 2 anni, mentre il 19,4% era sovrappeso o obeso a 4 anni e il 15,2% a 6 anni. Le donne che hanno mangiato pesce più di 3 volte la settimana durante la gravidanza hanno partorito bebè con un indice di massa corporea (IMC) maggiore a 2, 4 e 6 anni rispetto ai figli di madri che avevano mangiato meno pesce, con effetti maggiori sulle bambine rispetto ai maschi. Secondo gli esperti, la contaminazione da inquinanti ambientali presente nel pesce potrebbe fornire una spiegazione per l’associazione osservata tra alta assunzione di pesce durante la gravidanza e l’aumento dell’adiposità nell’infanzia, anche se non è stato possibile distinguere tra specie ittiche consumate, metodi di cottura e provenienza dell’alimento (di mare o fiume). Mancano, poi, informazioni esaustive sugli inquinanti organici persistenti in tutte le coorti oggetto dello studio, per i quali sono necessari ulteriori approfondimenti. 


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